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Olbia, maxi deposito gas a Cala Saccaia: ecco tutti i dettagli progettuali

Dalla piantagione di alghe ai 4 livelli di sicurezza

Olbia, maxi deposito gas a Cala Saccaia: ecco tutti i dettagli progettuali
Olbia, maxi deposito gas a Cala Saccaia: ecco tutti i dettagli progettuali
Angela Galiberti

Pubblicato il 04 aprile 2021 alle 06:00

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Olbia. Il deposito da 40,000 metri cubi di gas naturale liquido (gnl) situato a Cala Saccaia nella zona industriale olbiese, il cui percorso amministrativo per la richiesta delle autorizzazioni è appena cominciato, è molto complesso. Nella presentazione del progetto si dice che Olbia può raggiungere l'obiettivo di “Impatto climatico zero” entro il 2015 attuando tre interventi (avviandoli entro il 2025):

  • la realizzazione del deposito costiero per gas naturale liquido con banchina per attracco di piccole metaniere, collegamento alle reti gas, scambio termico in circuito chiuso “per impatto climatico zero”;

  • realizzazione di una centrale termo-elettrica CCGT da 120 MW composta da due turbine a gas da 45 MW, una turbina a vapore da 30 MW (potenzialità tra i 500 e 1000 GWh);

  • potenziamento di tutte le fonti di energia rinnovabile e in particolare del bio-gas/bio-metano con Bio-Lng rinnovabile da risorse locali.

Per il terzo punto, bisogna ricordare che il Cipnes sta portando avanti un progetto dedicato proprio al bio-gas prodotto dal trattamento della frazione umida nella discarica consortile di Spiritu Santu: questo progetto viene indicato fotograficamente all'interno della presentazione Olbia Lng. “Noi puntiamo sul GNL 'combustibile di transizione' e sul bio-Gnl 'combustibile inesauribile” in quanto riteniamo che queste siano le migliori fonti di energia primaria per il trasporto dell'idrogeno e per la produzione di elettricità, in grado di sostenere le necessità delle nostre comunità in un equilibrio bilanciato energia-ambiente”, si legge nella presentazione.

A livello tecnologico, l'impianto pensato per la linea di costa olbiese prevede l'utilizzo di una tecnologia elevata con un altissimo grado di affidabilità. Si tratta di un “bunker” atmosferico con un involucro in acciaio inox-criogenico senza flange su fondo o pareti, con immissione ed estrazione dall'alto “interamente inglobato in un secondo involucro in cemento armato con spessore 0.3-0.5m, con intercapedine intermedia in perlite sottovuoto; eventuali perdite del sistema primario ricondensate e recuperate. Questa è la miglior tecnologia esistente al mondo: oltre 600 serbatoi di questa tipologia in esercizio (164 in export terminals e 484 in import terminals) senza mai un incidente”, spiega la presentazione.

I livelli di sicurezza sono 4: “Le eventuali perdite di LNG/NG dal serbatoio interno sono contenute nel secondo contenitore, vengono recuperate e ricondensate o, in estrema ipotesi, convogliate in torcia. Il 3° livello di sicurezza prevede sistemi di rilevamento e allarme che intervengono per attuare le necessarie manovre di emergenza. Il 4° livello di sicurezza prevede distanze di sicurezza, addestramento e piani di evacuazione in caso di perdite di gas o incendio”.

Il progetto prevede un collegamento diretto con la banchina del molo Cocciani per le navi in transito che devono scaricare o caricare gas naturale liquido: “Il transito, le manovre portuali e lo scarico/carico dell’LNG delle metaniere richiedono rigorose procedure, sviluppate dalla SIGTTO (Society of International Gas Tanker and Terminal Operators), che delimitano specifiche zone di sicurezza attorno alle navi LNG. Normalmente le operazioni di carico/scarico, ingresso/uscita della nave LNG dal porto vengono completate nell’arco delle 24 ore”.

Nel diagramma di flusso di tutto l'impianto si notano oltre allo scarico/carico da bettoline metaniere e autobotti, due possibili destinazioni finali per il gas: l'immissione nella rete cittadina e nella dorsale sarda, e l'energia elettrica al Consorzio industriale dopo la trasformazione fatta da motori a gas. Il progetto prevede anche una torcia: “emissioni in torcia solo temporanee/in emergenza (fino ad attivazione dei sistemi di sicurezza)”, si legge. Inoltre, per quanto riguarda l'anidride carbonica: “è previsto il ricircolo e riassorbimento della CO2 in una piantagione di alghe da realizzare sulla sponda della baia di Olbia”.

Secondo i promotori, abbinare un deposito a una centrale elettrica potrebbe dare il via a delle sinergie energetiche: “L’abbinamento di una Centrale Elettrica a Ciclo Combinato con la rigassificazione dell’LNG del Terminale Costiero consente notevoli sinergie, con miglioramento dei rendimenti e minimizzazione dell’impatto ambientale del sistema integrato. Ad Olbia si prevede di realizzare un circuito chiuso di scambio termico tra rigassificatore (che richiede calorie per vaporizzare l’LNG e riscaldarlo a +5-10C°) e turbine a gas/vapore (che richiedono di abbassare il più possibile e mantenere costanti le temperature di ingresso dell’aria/acqua per migliorare i rendimenti). Il circuito chiuso di scambio termico realizzato tra i due impianti vicini consente di aumentare i rendimenti della Central Elettrica fino ad un 5% (soprattutto d’estate e quando le temperature sono più alte) e di non incidere sull’ambiente aria/acqua circostante”.

E ancora: “L’ulteriore integrazione dei suddetti impianti con una coltura energetica abbinata ad un impianto di bio-gas/metano, consente di realizzare un ciclo virtuoso che produce Energia Elettrica da Energia Solare sfruttando processi biologici (fotosintesi clorofilliana e fermentazione batterica) molto più efficienti dei processi antropogenici basati su Pannelli Fotovoltaici e Sintesi Industriali.  Uno sviluppo successivo del Terminale LNG di Olbia, abbinato ad una Centrale Elettrica, prevede di realizzare sul versante opposto della baia di Olbia (in terreni di proprietà del promotore del Terminale) una coltivazione di alghe, che è la coltura energetica più produttiva ed adeguata alle aree acquitrinose circostanti, in cui verrebbe catturata e convogliata l’anidride carbonica sviluppata dai fumi di combustione della Centrale Elettrica; la CO2 viene convertita in bio-massa, fermentata in un impianto di bio-gas già previsto dal consorzio industriale CIPNES di Olbia, arricchita a bio-metano ed immessa nella rete gas di Olbia. Al Terminale LNG verrà aggiunto un liquefattore che sarà gestito in modalità “peak-shaving”: con utilizzo di elettricità per liquefare il metano da mettere a stoccaggio durante i periodi di basso consumo di elettricità, e rigassificazione e produzione di elettricità nei periodi di alto consumo”.

Il progetto è decisamente complesso.