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Olbia, Marco D’Angelo e il suo caso editoriale

Incontro con l'autore che rimanendo nell'ombra trasforma la gogna mediatica in successo

Olbia, Marco D’Angelo e il suo caso editoriale
Olbia, Marco D’Angelo e il suo caso editoriale
Laura Scarpellini

Pubblicato il 19 March 2026 alle 16:00

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Olbia. C'è una figura che sta emergendo nel panorama dell'editoria digitale sardo: quella di Marco D'Angelo, (nome d'arte) che cela l'identità di un giovane imprenditore olbiese, CEO e Owner di Cleantech Olbia, attivo nel settore della sicurezza digitale e dell'innovazione tecnologica. Un profilo che, a prima vista, sembrerebbe distante dal mondo della narrativa. Eppure l'autore ha scelto di abitare entrambi gli spazi, con una coerenza che merita attenzione critica.

Dopo il romanzo d'esordio Ti sento dentro, opera incentrata sul tema del cambiamento interiore e della libertà individuale, l'autore olbiese torna con un secondo lavoro: Elena – Quando l'amore non basta, in uscita il 4 maggio in formato eBook e il 9 maggio in versione cartacea. Un romanzo costruito in prima persona, attraverso la voce di Elena, protagonista che si muove tra le contraddizioni dei legami affettivi contemporanei: la distanza emotiva, il tradimento nelle sue forme più sottili, la difficoltà di ricostruirsi dopo il fallimento di una relazione.

Il tema non è nuovo, ma l'approccio lo rende originale. L'autore riesce a conferire alla sua produzione letteraria una prospettiva singolare, in cui la fragilità umana viene osservata con la fredda lucidità di chi è abituato a individuare vulnerabilità nei sistemi complessi.

Il riscontro ottenuto sulle piattaforme digitali con il primo romanzo ha confermato l'esistenza di un pubblico che cerca nella narrativa contemporanea qualcosa di più prossimo alla verità del vissuto quotidiano. D'Angelo sembra aver intercettato questa domanda con precisione, costruendo personaggi femminili che parlano di solitudine, resilienza e identità in un'epoca di connessioni superficiali.

Con Elena, l'autore consolida una presenza letteraria che si sta ritagliando uno spazio proprio, lontano dalle mode e dai generi di consumo rapido. Un secondo tassello in un percorso che racconta, tra le righe, anche qualcosa di Olbia: una città che produce la nuova  imprenditoria e innovazione, ma che sa anche generare voci capaci di raccontare l'umano con strumenti letterari maturi.

Lo abbiamo incontrato per approfondire il lavoro che sta dietro questi due romanzi e la visione culturale che li anima.

Il titolo del suo romanzo suggerisce una simbiosi viscerale, eppure la trama celebra l’"errore". In un mondo governato da algoritmi e schermi, serve più coraggio per scalare il mercato tecnologico o per vivere una passione autentica?

"Senza dubbio per la passione. Scalare un mercato è una sfida complessa ma codificata: richiede analisi, dati e investimenti. È un rischio misurabile. Vivere un sentimento autentico, come accade in Ti Sento Dentro, significa invece lanciarsi nel vuoto senza paracadute, in un territorio dove non esistono algoritmi di supporto. In un'epoca che filtra tutto attraverso la validazione sociale, il corpo e il desiderio restano gli ultimi baluardi di verità. Scegliere l'autenticità, con tutto lo scandalo e il dolore che può comportare, richiede un eroismo emotivo che nessuna startup potrà mai eguagliare. La tecnologia ci connette, ma è il rischio che ci rende vivi".

Da CEO e marketer, lei sa che un prodotto vince se colma un vuoto. Quanto della sua competenza professionale ha guidato il successo del libro su Amazon e quanto è merito della "scossa" del genere forbidden romance?

"Il marketing può condurre il lettore fino alla soglia, ma è la storia che lo fa entrare e restare. La mia esperienza mi ha aiutato a curare il posizionamento e a interpretare i feedback, essenziali per evolvere, ma il cuore del successo è la vibrazione emotiva. Il forbidden romance tocca corde che la nostra vita quotidiana, spesso troppo controllata e performante, tende a silenziare. Il pubblico non cerca un semplice libro, ma un’esperienza che lo faccia tremare. Io ho puntato il riflettore, ma è stata Aurora, con le sue ombre e il coraggio di sbagliare, a creare il legame indissolubile con chi legge".

Se dovesse definirsi a chi la incontra oggi, spogliandosi dei titoli, chi direbbe di essere?

"Sono una sintesi di contrasti: una mente razionale che analizza sistemi e una sensibilità che non ho mai voluto spegnere. Porto con me una ferita che non si è mai chiusa, figlia non tanto dell'accaduto, quanto di una narrazione che ha tentato di sporcare il mio onore senza mai restituirlo davvero. Questo mi ha insegnato la potenza delle parole e il valore del silenzio. Di giorno mi occupo di sicurezza, dati e circuiti; mi piace riparare ciò che è rotto. Nella scrittura, invece, cerco i "bug" dell'anima. Non sono una figura neutrale: se vedo un’ingiustizia intervengo, senza aspettare autorizzazioni. Ho trasformato la rabbia in direzione, scegliendo l'empatia verso chi è ignorato dal sistema. Vivo in bilico tra logica e fragilità, tra controllo e sentimento, scegliendo sempre di agire, anche quando costa, anche quando espone".