Thursday, 19 March 2026
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Pubblicato il 19 March 2026 alle 13:00
Olbia. Dopo il confronto istituzionale sulle chiusure prolungate delle attività nel centro storico (qui l'articolo), il dibattito si è spostato con forza sui social network. In particolare su Facebook, dove decine di cittadini hanno commentato la vicenda esprimendo opinioni spesso contrastanti e talvolta molto accese. Si tratta di interventi spontanei che riflettono percezioni personali e non sempre verificabili, ma che offrono comunque uno spaccato significativo del clima che si respira in città attorno al tema della desertificazione commerciale. Molti commenti richiamano le difficoltà economiche legate alla gestione di un’attività commerciale durante i mesi invernali. " Il problema è nella mancanza di cittadini residenti nel centro storico e conseguente mancanza di attività commerciali relative ai basilari servizi quotidiani sia privati che pubblici . Il quartiere è morto, ci sono quasi esclusivamente attività dedicate al turismo, sia ricettive che commerciali. Non si può chiedere all'ennesimo bar, gelateria o ristorante di restare aperto 12 mesi all'anno quando il reddito deriva esclusivamente dal turismo. Si deve regolamentare ben altro se si vogliono risollevare le sorti di questa città. Il solo turismo non può essere motore dello sviluppo di nessun luogo. Se si chiude non è perché non si vuole lavorare, ma perché il lavoro è poco e le spese sono ingestibili", scrive una commerciante, sintetizzando una posizione condivisa da diversi utenti. Altri evidenziano che il centro storico non sia quello di un tempo: "Se chiudono significa che è più economico che tenere aperto. Non credo che siano così idioti da chiudere un'attività che consente di guadagnare. Forse ci si dovrebbe chiedere cosa ha fatto sì che il centro di Olbia, una volta pieno di vita e con ricche attività commerciali, ora sia l'ombra di sé stesso. Un "mea culpa" ogni tanto non guasterebbe". si legge in un altro intervento.
Tra i nodi più citati nei commenti compaiono la viabilità e l’accessibilità al centro storico.
"Necessaria apertura al traffico in orari prestabiliti dalle 8.00 alle 20.00 in modo da poter far circolare in libertà e serenità senza l ansia di essere multati (periodo invernale da novembre a Maggio) e SENSATA ZTL nel periodo estivo con i limiti che conosciamo . Potrebbe essere un buon inizio . Sono certa che nel giro di due stagioni si ristabilisca un equilibrio consono affinché il centro storico rinasca", osserva una cittadina, mentre altri invocano una programmazione più strutturata di iniziative culturali e musicali nei mesi di bassa stagione. Non manca chi richiama alla recente percezione della città:
"Olbia sta diventando un paesino estivo, non ci sono case in affitto, da comprare tutti a prezzi esagerati, e la gente andrà altrove se continua così. Tanti bar, gelaterie e pizzerie, altro c’è poco, mettiamoci la ztl e il gioco è fatto. Viali che sono diventati bui da quando hanno tolto le insegne per le tasse non invogliano certo a passeggiare, speriamo bene", commenta un utente, sottolineando la trasformazione del tessuto urbano negli ultimi anni. Accanto alle critiche, emergono anche posizioni favorevoli a un maggiore impegno da parte degli esercenti. "Il problema non è la Ztl, il problema sono i centri commerciali, non è un problema solo di Olbia ma di tutte le città, la gente va nei centri commerciali ed i negozi al centro abbassano le serrande, accade ad Olbia a Sassari e Cagliari", scrive un altro utente. "Io credo che le attività al corso siano ampiamente rafforzate da tanti aspetti: il concerto di capodanno, le crociere e altri eventi aspetti legati alla sua posizione diventata strategica. Non mi spiego quindi le necessità di chiudere addirittura per due o tre mesi. Da p.iva capisco che ci siano periodi morti ma non ci sono giustificazioni per avere questo tipo di programmazione. Chi ha i locali fuori dal corso cosa dovrebbe dire? Se per voi é impossibile offrire 12 mesi l’anno, per loro allora é utopia!!!", così rileva una cittadina sostenendo la necessità di mantenere vivo il centro durante tutto l’anno con regolari aperture degli esercizi commerciali. Il confronto online appare dunque polarizzato, con toni che in alcuni casi sfociano nella polemica personale o in generalizzazioni. Una dinamica tipica delle discussioni sui social, dove la presenza di profili anonimi o contenuti non verificati può contribuire ad amplificare il conflitto. Al di là delle posizioni, il dibattito social sembra evidenziare un sentimento diffuso di preoccupazione per il futuro del centro storico e per il suo ruolo nella vita quotidiana dei residenti.
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