Wednesday, 14 January 2026
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Pubblicato il 14 January 2026 alle 13:00
Olbia. Ci sono insegne che non raccontano solo una storia commerciale, ma l’evoluzione stessa di una città. Quella della famiglia Fontana, nel cuore del centro storico di Olbia, è una di queste. Sessant’anni di attività, un traguardo importante che nel 2026 celebra un percorso iniziato nel 1966, quando l’ottica Fontana aprì per la prima volta le sue porte, diventando negli anni un punto di riferimento per intere generazioni di olbiesi. Oggi, a raccogliere e rinnovare questa eredità è Nicoletta Fontana, che guida l’attività con la stessa passione dei genitori, coniugando tradizione e visione contemporanea.
"Amo profondamente il centro storico e la mia Olbia", racconta Nicoletta, sottolineando il legame indissolubile con una realtà in continua espansione, ma capace di restare a misura d’uomo. Una città che, grazie al turismo internazionale, offre stimoli sempre nuovi: "Ho la fortuna di avere una clientela storica, ma anche visitatori italiani e stranieri che arricchiscono quotidianamente la mia esperienza umana e professionale".
Per Nicoletta Fontana, però, l’eccellenza non può prescindere dal confronto. La sua attività la porta spesso fuori dall’Isola per eventi aziendali e aggiornamenti professionali in presenza, occasioni vitali per dialogare con figure provenienti da ambiti diversi. È proprio da questi contesti che nasce la sua riflessione sul futuro del territorio.
Il sogno di Nicoletta è che Olbia diventi il fulcro di un nuovo modo di intendere il lavoro: non più compartimenti stagni, ma una rete di cooperazione multidisciplinare. "Mi piacerebbe che anche qui si sviluppasse una cultura del dialogo e della collaborazione tra professionisti", spiega. Secondo l’ottica olbiese, l’approccio integrato è la chiave per affrontare con una qualità superiore anche le situazioni più complesse: "È sorprendente ciò che può nascere quando diverse competenze si uniscono. La Sardegna ha tutte le potenzialità per diventare un modello in questo senso".
Una visione che parte dalle radici profonde di un’attività storica per guardare a un’Olbia sempre più moderna, connessa e collaborativa.
Nicoletta, la sua famiglia è un pilastro dell'ottica olbiese. In che modo l’eredità dei suoi genitori ha influenzato il suo rigore scientifico e come si è evoluto oggi il concetto di "cura della vista" nel suo studio?
"Penso che ogni periodo storico porti con sé la possibilità di nuovi spunti per la crescita personale, tramite lo studio, l’osservazione e la specializzazione sulle tematiche contemporanee.
La nostra attività ha compiuto 60 anni e può immaginare che i miei genitori fossero piuttosto giovani quando hanno aperto il negozio. Loro, per esempio, hanno avuto il privilegio di assistere all’introduzione sul mercato di tante innovazioni: le lenti progressive, le lenti a contatto morbide, le molatrici semiautomatiche. E li ho sempre visti aggiornarsi e applicarsi con rinnovato piacere.
Io faccio questo mestiere da quasi 20 anni, sono curiosa, precisa e creativa per natura, ed è anche grazie ai loro insegnamenti che il mio profilo di ottico optometrista integra competenze artigianali con metodologie innovative. Nel corso della mia esperienza professionale ho voluto specializzarmi in optometria anche per gestire in maniera più innovativa le tematiche del mio tempo, come ad esempio la progressione miopica, la sindrome da affaticamento visivo da dispositivi digitali e la presbiopia incipiente e manifesta. La prospettiva di sperimentare personalmente alcune condizioni ha rafforzato la mia determinazione nel ricercare metodologie e strumenti efficaci per mitigare le criticità. È un modo più moderno e personalizzato di prendersi cura del benessere visivo".
La presbiopia è una tappa naturale del "curriculum visivo" di ognuno, ma spesso genera ansia. Perché, nonostante l’evoluzione tecnologica, esiste ancora il mito del difficile adattamento alle lenti progressive?
"Il successo dell’occhiale con lenti progressive è multifattoriale: sono coinvolte salute oculare, abilità e abitudini visive individuali e gioca un ruolo decisivo anche la nostra competenza nel fotografare chi abbiamo davanti. Nel processo decisionale, l'obiezione più frequente che ci viene mossa è: "Una persona che conosco li ha e non si trova bene, non si è adattata. E se non dovessi adattarmi neanche io?". Il messaggio che forse non si riesce ancora a trasmettere a livello globale è che si tratta di una soluzione ottica personalizzata, che ciò che funziona o non funziona per un individuo difficilmente si replicherà su un altro e che la buona riuscita dipende in larga misura dalla nostra capacità valutativa a 360°, anche rispetto al design più appropriato delle lenti. In qualità di professionisti della visione, il nostro compito è accompagnare la persona verso la scelta della soluzione correttiva che le garantirà il miglior comfort visivo possibile. Il soggetto deve avere sì delle abilità, ma noi dobbiamo essere in grado di esaminarle, stimarne qualità ed efficienza e potenziarle".
Per poter prevedere se una persona avrà successo con gli occhiali progressivi, ha sviluppato un protocollo di analisi visiva integrata su misura, basato su un lavoro di ricerca sperimentale. Può farci un esempio di una causa di difficoltà di adattamento?
"È vero che ci troviamo in un momento storico in cui le moderne tecnologie di costruzione e personalizzazione delle lenti progressive raggiungono picchi di comfort elevatissimi. Ma tra i requisiti fondamentali per il successo troviamo una buona collaborazione tra occhi, postura e cervello e una visione binoculare stabile ed efficiente. I casi di “mancato adattamento” alle lenti progressive spesso si manifestano quando ci sono, per esempio, asimmetrie e disordini posturali o oculomotori, insufficienza di convergenza o altre anomalie della visione binoculare".
Parliamo di coordinazione occhi-postura-cervello: quanto conta la qualità della visione binoculare nel benessere quotidiano e in cosa si differenzia un’analisi optometrica approfondita da una semplice misurazione dei gradi?
"La qualità della visione binoculare è fondamentale perché gli occhi non servono solo a vedere, ma sono veri e propri sensori posturali e quando la coordinazione è efficiente, il cervello riceve un’informazione stabile e affidabile: questo abbassa la soglia di stress fisico e mentale, favorisce equilibrio, coordinazione, attenzione e una postura migliore, riducendo lo sforzo neurologico e muscolare. Non tutti partono dalla stessa condizione e il sistema visivo ha spesso anomalie silenziose. Perciò è di primaria importanza la visita dal medico oculista, il cui esito per poter proseguire con l’indagine optometrica dovrà indicarci un buono stato di salute oculare, l’assenza di patologie, una condizione refrattiva binoculare rilevabile. In parole semplici, “veder bene” non è leggere egregiamente i caratteri sull’ottotipo, soprattutto con un dispositivo correttivo personalizzato ho bisogno di indagare più a fondo, di mettere sotto stress il sistema visivo per studiarne la reazione. Di fondamentale importanza anche la consulenza nella scelta della montatura, che dev’essere comoda per porto prolungato, del design delle lenti, che dev’essere adeguato alle attività, e dei parametri di centratura, essenziali e su misura. Mi aspetto che l’occhiale che andremo a realizzare sia un alleato del benessere visivo, un ospite confortevole nelle attività quotidiane in cui ci accompagna.
L’approccio optometrico adottato si è rivelato essenziale per minimizzare il rischio di prescrizioni non adeguate che genererebbero inevitabilmente delusione delle aspettative, ma soprattutto discomfort nei portatori. Inoltre, qualora non si risultasse un buon candidato, il mondo dell’ottica offre soluzioni alternative alle lenti progressive che, seppur meno versatili e pratiche, soddisfano le esigenze di ognuno. Dunque il mio protocollo d’analisi per la previsione di successo di adattamento all’occhiale progressivo, non può che svilupparsi per step imprescindibili".
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