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Olbia, la storia di Giancarlo: da imprenditore a senzatetto

Olbia, la storia di Giancarlo: da imprenditore a senzatetto
Olbia, la storia di Giancarlo: da imprenditore a senzatetto
Angela Galiberti

Pubblicato il 11 febbraio 2017 alle 12:46

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Olbia, 11 Febbraio 2017 - La povertà ha diverse gradazioni, tutte spiacevoli e amare. C'è chi ha difficoltà ad arrivare a fine mese, chi non riesce a garantire ai propri figli un'alimentazione adeguata e chi - per circostanze terribili e infauste - arriva a perdere tutto: famiglia, casa, cibo. I senzatetto sono l'ultimo anello della povertà: il più difficile, il più umiliante, il più avvilente, il più invisibile e senza voce. Per questo abbiamo voluto incontrare uno dei tanti senzatetto che vivono a Olbia, uno dei tanti accuditi e seguiti da Libere Energie di Ginetto Mattana.

Giancarlo (nome di fantasia) è un uomo distinto originario di Sassari. Alto, elegante, di bella presenza. Ha l'espressione triste di chi sta faticosamente risalendo la china, ma nelle sue parole c'è la fermezza di chi vuole farcela. "Dei propri mali bisogna piangere sé stessi- esordisce -. Sono un ex imprenditore. Ho avuto una bella vita, ma a un certo punto non sapevo più gestire me stesso. Non ho affrontato i problemi e si sono accavallati. Accumula oggi e accumula domani, le banche non mi hanno dato più credito e ciò che ti serve ti viene negato".

La storia di Giancarlo, imprenditore sardo, è la storia di una caduta: dagli agi di una vita da imprenditore di successo alle problematiche della vita di un disoccupato senza casa. La sua storia è lunga, piena di alti e bassi: nelle relazioni sentimentali, in quelle con le istituzioni, con la famiglia, nel lavoro (da dipendente) e con i luoghi. Alla fine, dopo tanto peregrinare e tante difficoltà, Giancarlo approda a Olbia da suo fratello. "Vivere con lui è stato molto difficile, mio ha fratello ha dei seri problemi ed è lontano dalla famiglia da molti anni - spiega Giancarlo -. La situazione era così grave che sono stato costretto a prendere le mie cose e a trasformare la mia auto nella mia casa".

Per un paio di mesi, Giancarlo vive nella sua auto. Mesi difficili e solitari dei quali ricorda un episodio in particolare: "Neanche le istituzioni ti vengono incontro.. Una sera stavo dormendo in auto nella zona Basa, quando sono stato svegliato dai Carabinieri. Qualcuno aveva fatto una segnalazione, ma io non stavo facendo nulla di male. Ho chiesto ai due carabinieri di lasciarmi andare, ma loro hanno detto che non potevano farlo e così mi hanno portato in Caserma e sequestrato l'auto. Non hanno voluto sentire ragioni. Di quel giorno ricordo la pioggia. Era un giorno d'estate, pioveva a dirotto e mi sono ritrovato senza niente, all'aperto, tutto bagnato. Ho chiamato un amico e mi ha portato al dormitorio".

La difficile risalita di Giancarlo inizia in quel momento: con una dormita sul divano del dormitorio di via Canova e l'incontro con Ginetto Mattana e Libere Energie. Il percorso, a tratti accidentato, è durato un annetto e oggi Giancarlo lavora ed è indipendente, ma la paura di ricascarci è tanta. "Quando sei un senzatetto il problema vero è lavarsi: ti devi arrangiare e così scopri che puoi farti una doccia gratis in alcune strutture - continua -. Ricordare il passato, però, è sbagliato. Inserirsi nel contesto lavorativo, soprattutto per chi come è stato imprenditore, è molto difficile. Quando si prendono gli ordini, magari in maniera poco gentile, viene a galla il passato, i ricordi e si reagisce anche molto male e si sbaglia. Si vivono sentimenti contrastanti, ma la chiave è accettare questo dolore perché fa parte di noi".

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