Saturday, 14 March 2026
Informazione dal 1999
Pubblicato il 14 March 2026 alle 17:38
Olbia. Il Tribunale amministrativo regionale della Sardegna ha respinto il ricorso presentato dall’Autorità di sistema portuale del Mare di Sardegna contro il decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e del Ministero della Cultura che, nel giugno 2025, aveva espresso un giudizio negativo su una parte del progetto dei dragaggi nel Golfo di Olbia (qui articolo). La sentenza conferma dunque lo stop alla realizzazione delle vasche di colmata nord previste davanti al pontile ex Palmera, considerate incompatibili sotto il profilo paesaggistico e ambientale, mentre il resto dell’intervento aveva ottenuto un parere favorevole con prescrizioni.
Il progetto complessivo, del valore di circa 94 milioni di euro, punta a portare i fondali del porto Isola Bianca e del porto Cocciani a -10 metri e quelli della canaletta di accesso a -11 metri, con l’obiettivo di adeguare lo scalo alle esigenze della navigazione commerciale e crocieristica. La vicenda affonda le radici nel decreto interministeriale del 16 giugno 2025, comunicato il 18 giugno all’Autorità portuale, con cui il Ministero dell’Ambiente, recependo il parere del Ministero della Cultura, aveva espresso giudizio negativo limitatamente alle vasche di colmata nord nell’area dell’ex Palmera. Già allora il punto contestato riguardava la realizzazione delle due grandi vasche destinate ad accogliere i sedimenti dragati non riversabili in mare.
Un passaggio centrale della sentenza richiama il cuore della questione: “Il punto dirimente, a giudizio del Collegio, è proprio questo: il progetto proposto dall’Autorità non ha fornito alcuna localizzazione alternativa per la realizzazione delle vasche di colmata”. Secondo il TAR, questa lacuna ha pesato in modo decisivo nella valutazione complessiva dell’intervento. I giudici osservano infatti che “ciò ha precluso alle Amministrazioni, competenti alla salvaguardia del vincolo, di poter compiere pienamente le valutazioni loro spettanti in ordine alle alternative ragionevoli, inclusa la c.d. opzione zero”.
In altre parole, per il Tribunale il progetto denominato “Dragaggi Golfo di Olbia per portare i fondali del porto Isola Bianca e del Porto Cocciani a – 10,00 m. e i fondali della canaletta a – 11,00 m.” non ha messo davvero sul tavolo soluzioni differenti rispetto alla collocazione scelta davanti all’ex Palmera, impedendo così una comparazione piena tra le diverse opzioni possibili e tra l’intervento e la sua eventuale mancata realizzazione.
La decisione è stata assunta nella camera di consiglio del 25 febbraio 2026 composto dal presidente Tito Aru, l'estensore Andrea Gana e il consigliere Oscar Marongiu e insiste proprio sulla carenza del progetto dal punto di vista delle alternative. Il Collegio scrive che “lo studio proposto dalla ricorrente era certamente carente sotto il profilo della individuazione di localizzazioni alternative per le vasche di colmata, essendo stato individuato esclusivamente il sito corrispondente al pontile ‘Ex Palmera’”. Si tratta di un passaggio chiave, perché spiega perché il ricorso dell’Autorità portuale non sia stato accolto.
Il TAR, inoltre, ha ritenuto non illogica né contraddittoria la valutazione paesaggistica espressa dalla Soprintendenza e recepita nel decreto ministeriale. Per questo il Collegio chiarisce che “non spetta pertanto a questo Collegio sostituire le proprie valutazioni a quelle dell’Amministrazione”, ribadendo di non aver ravvisato vizi tali da travolgere il decreto impugnato.
Secondo le valutazioni ministeriali, quelle opere avrebbero comportato una ulteriore artificializzazione della linea di costa, con la creazione di un ampio banchinamento in uno dei tratti ancora caratterizzati da morfologia naturale. L’intervento avrebbe inoltre inciso sulle visuali panoramiche del Golfo, area sottoposta a tutela paesaggistica fin dal 1965.
Con la sentenza pubblicata nei giorni scorsi, il TAR ha ritenuto non fondato il ricorso dell’Autorità portuale, ribadendo alcuni principi centrali in materia di valutazione di impatto ambientale. I giudici amministrativi hanno sottolineato in particolare la mancata indicazione di soluzioni localizzative alternative per le vasche di colmata, l’insufficiente sviluppo della cosiddetta “opzione zero” e la motivazione ritenuta adeguata del diniego ministeriale sotto il profilo della tutela del paesaggio del Golfo di Olbia.
Il TAR ha inoltre ricordato che, in materia ambientale, l’amministrazione dispone di ampia discrezionalità tecnica e amministrativa, sindacabile dal giudice solo in presenza di evidenti profili di illogicità o irragionevolezza, circostanze non ravvisate nel caso in esame.
La decisione conferma quindi la complessità del progetto di adeguamento dei fondali portuali, destinato a incidere su un contesto caratterizzato dalla presenza di infrastrutture strategiche, attività produttive storiche come la molluschicoltura e vincoli paesaggistici di lunga data. La sentenza consolida l’attuale quadro amministrativo e lascia aperta la prospettiva di una revisione progettuale o di ulteriori iniziative da parte dell’Autorità portuale per individuare soluzioni alternative compatibili con le esigenze di sviluppo dello scalo e con la salvaguardia del paesaggio costiero.
14 March 2026
14 March 2026
14 March 2026
14 March 2026
13 March 2026
13 March 2026
13 March 2026
13 March 2026
13 March 2026
12 March 2026
12 March 2026