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Cronaca, Giudiziaria

Olbia, 38enne a processo per maltrattamenti: pugni e calci alla convivente incinta

Il processo presso il Tribunale di Tempio Pausania

Olbia, 38enne a processo per maltrattamenti: pugni e calci alla convivente incinta
Olbia, 38enne a processo per maltrattamenti: pugni e calci alla convivente incinta
Olbia.it

Pubblicato il 05 March 2026 alle 15:32

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 Olbia. Un uomo di 38 anni residente a Olbia è finito sotto processo con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale aggravata nei confronti della propria compagna. La vicenda, riportata oggi anche da La Nuova Sardegna, è approdata davanti al tribunale di Tempio Pausania dove ieri si è aperto il processo a seguito delle indagini coordinate dalla Procura di Tempio Pausania, nell’ambito delle procedure previste dal cosiddetto “Codice rosso”, il protocollo che accelera le indagini nei casi di violenza domestica. Secondo quanto emerge dai capi d’accusa, che comprendono inoltre pressioni economiche e psicologiche, l’uomo avrebbe più volte aggredito la convivente con calci, pugni e minacce, spesso durante improvvisi scatti d’ira. In alcune circostanze, stando alle ricostruzioni investigative, avrebbe utilizzato anche oggetti presenti in casa per colpire la donna o intimidire la vittima.

Gli episodi di violenza – secondo l’accusa – sarebbero avvenuti anche durante la gravidanza della donna, e talvolta davanti alla figlia della coppia. In uno degli episodi contestati, l’uomo avrebbe addirittura puntato un coltello alla schiena o al collo della compagna, minacciandola. Tra i fatti ricostruiti dagli inquirenti viene citato anche un episodio risalente all’aprile 2024, quando l’uomo, rientrato a casa in stato di alterazione, avrebbe afferrato con forza la figlia utilizzando il filo del caricabatterie del telefono. L’intervento della madre avrebbe impedito conseguenze più gravi.  Come riporta La Nuova Sardegna, la donna e la figlia sono assistite dal centro antiviolenza Prospettiva Donna. Tuttavia, nel corso dell’udienza preliminare l’associazione non è stata ammessa come parte civile nel processo, pur restando vicina alla vittima nel percorso di tutela e assistenza. Il processo ora entra nel vivo e sarà il tribunale a stabilire le eventuali responsabilità dell’imputato.