Thursday, 05 March 2026
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Pubblicato il 05 March 2026 alle 11:00
La Maddalena. Per oltre trent’anni ha servito lo Stato imbarcato sulle navi della Marina Militare. Solo molti anni dopo la fine della sua carriera è arrivata la malattia che, nel settembre del 2011, lo ha portato alla morte a 74 anni. La vicenda è quella del sottufficiale Enrico Laudati, esposto per lunghi periodi alle fibre di amianto presenti sulle unità navali costruite negli anni in cui questo materiale veniva utilizzato senza adeguate protezioni.
Dopo la sua scomparsa, la moglie Santa Avolio e il figlio Ivano Laudati, residenti a La Maddalena, hanno intrapreso una lunga battaglia giudiziaria per ottenere il pieno riconoscimento dei diritti previsti per le vittime del dovere. Una battaglia durata anni che oggi trova un punto fermo. Il Tribunale di Tempio Pausania, con la sentenza pubblicata il 23 febbraio 2026, ha infatti riconosciuto il diritto dei familiari, Santa Avolio e i figli Ivano e Loredana Maria Cristina Laudati, all’adeguamento dell’assegno vitalizio allo stesso importo previsto per le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, superando una disparità di trattamento che per anni ha interessato diverse categorie di servitori dello Stato.
Nel caso specifico, ai familiari del sottufficiale erano già stati riconosciuti i benefici previsti per le vittime del dovere, tra cui uno speciale assegno vitalizio con decorrenza dal 1° settembre 2011, data della morte del militare. Tuttavia l’importo di uno dei vitalizi era stato fissato in circa 258 euro mensili, una cifra molto inferiore rispetto ai 500 euro previsti per le vittime del terrorismo. Proprio su questo punto si è concentrata la battaglia legale della famiglia, che ha chiesto al tribunale l’equiparazione dei due trattamenti economici. Nel processo si sono costituiti il Ministero della Difesa e il Ministero dell’Interno, che hanno chiesto il rigetto del ricorso sollevando anche alcune eccezioni preliminari, tra cui quella di prescrizione. La giudice del lavoro Antonia Palombella ha però accolto il ricorso degli eredi del militare, stabilendo che l’assegno vitalizio deve essere adeguato a 500 euro mensili e condannando il Ministero della Difesa al pagamento delle differenze economiche maturate a partire dal momento della morte del sottufficiale. Gli arretrati stimati per la famiglia si aggirano attorno ai 60 mila euro.
Secondo quanto stabilito nella sentenza, l’assegno spettante alle vittime del dovere deve essere equiparato a quello previsto per le vittime del terrorismo, in virtù di un principio ormai consolidato nella giurisprudenza e fondato sul principio costituzionale di uguaglianza. Il Tribunale richiama infatti l’orientamento della Corte di Cassazione secondo cui non può esistere una disparità di trattamento tra categorie di servitori dello Stato colpiti mentre svolgevano il proprio dovere. Una interpretazione che discende direttamente dall’articolo 3 della Costituzione, che impone pari dignità e pari diritti per tutti i cittadini.
"È una decisione importante perché ristabilisce un principio di giustizia e di civiltà e supera una discriminazione che non era più tollerabile» ha commentato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia.
«Le famiglie di queste vittime – ha aggiunto – hanno già pagato un prezzo altissimo con la perdita dei loro cari e meritano non solo il riconoscimento dei diritti, ma anche la vicinanza e il sostegno concreto dello Stato".
La storia del sottufficiale Laudati non è un caso isolato. Per decenni migliaia di militari della Marina hanno lavorato a bordo di navi dove l’amianto veniva utilizzato come materiale isolante per tubature, motori e compartimenti tecnici. Molti di loro, anni dopo la fine del servizio, si sono ammalati di patologie correlate all’esposizione alle fibre di amianto, tra cui mesoteliomi e tumori polmonari.
La sentenza del Tribunale di Tempio rappresenta quindi non solo un riconoscimento per la famiglia Laudati, ma anche un precedente significativo per altri familiari di militari colpiti da malattie professionali legate all’amianto. Una decisione che restituisce dignità alla memoria di un servitore dello Stato e che riafferma un principio fondamentale: chi perde la vita a causa del proprio lavoro al servizio delle istituzioni deve essere tutelato senza distinzioni.
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