Wednesday, 15 April 2026
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Pubblicato il 05 March 2026 alle 07:00
Olbia. C'è un modo di stare davanti a un foglio bianco che assomiglia all'ascolto. Non il silenzio passivo di chi aspetta che qualcosa accada, ma quello attivo di chi sa che ogni linea nasce da un gesto interiore prima ancora che dalla mano. È in questo spazio sospeso tra intenzione e forma che si colloca il lavoro di Nadia Mazzei pittrice e illustratrice sarda, che da tempo figura di riferimento discreta e solida nel panorama dell'arte contemporanea dell'Isola.
Nata e cresciuta in Sardegna, Mazzei ha costruito nel tempo un percorso personale che intreccia la pratica pittorica con quella illustrativa, muovendosi con naturalezza tra registri diversi senza mai perdere il filo di un linguaggio riconoscibile: la linea come pensiero, il colore come temperatura emotiva, l'acquerello come territorio di confine tra controllo e abbandono. Una ricerca che non smette di interrogarsi e che, proprio per questo, ha trovato nella trasmissione e nella condivisione una delle sue declinazioni più genuine. Non pedagogia nel senso stretto del termine, ma qualcosa di più organico: il suo modo di fare arte è già, in sé, una forma di apertura. Guardare lavorare Nadia Mazzei è capire qualcosa che le parole faticano a restituire.
Ed è proprio qullo che sarà possibile fare nel corso del suo personale laboratorio in programma il 13 maggio, che si inserisce nella seconda fase di Materia Madre: donne dell'arte contemporanea in Sardegna. Si tratta di un appuntamento molto interessante quello con l'artista Nadia Mazzei, che rientra nel ciclo di incontri teorici e pratici promosso a Olbia, ogni mercoledì dalle 16 alle 18, per avvicinare il pubblico alle poetiche delle artiste più significative della scena isolana. Un progetto che nella sua seconda parte si apre alla sperimentazione diretta, con una serie di laboratori pratici riservati a un massimo di quindici partecipanti iscritti. Abbiamo incontrato Nadia Mazzei che ci ha aperto le porte del suo laboratorio, anticipando coisa dobbiamo aspettarci da questa sua nuova esperienza con gli appassionati d'arte moderna.
Come descriverebbe il suo rapporto con l'acquarello a chi non conosce questa tecnica?
"È sicuramente la tecnica che più mi appartiene e mi identifica. La dissolvenza e la leggerezza degli strati di colore diluito mi permettono di esprimere al meglio la natura dei miei soggetti: impressioni malinconiche o leggiadre, sentimenti in trasparenza, a volte appena intuiti. L'acquarello non mente, ma rivela".
Cosa si aspetta dai partecipanti al laboratorio? È richiesta esperienza?
"Il laboratorio si intitola Sogni d'Acqua, e il titolo dice già tutto: vuole sottolineare l'aspetto evanescente e veloce di questa tecnica, ma soprattutto comunicare che chiunque può usarla per creare forme fugaci da inseguire, come nei sogni. Dopo una prima fase dedicata alle peculiarità dell'acquarello, ogni partecipante potrà sperimentare e creare il proprio sogno d'acqua. Sarà una lezione improntata sulla libertà e sulla giocosità. Non è richiesto alcun livello di esperienza: solo curiosità".
C'è qualcosa che ancora la sorprende, dopo anni di pratica?
"Assolutamente sì, e non smette mai di farlo. Mi stupisce ogni volta la sua molteplicità intrinseca di resa. Da un solo velo di tinta eterea fino a una somma di velature capace di imitare la corposità dell'acrilico o dell'olio: la gamma di scelte è infinita. A patto, naturalmente, di conoscere la tecnica per poi saperla padroneggiare".
Cosa significa per lei partecipare a un progetto come Materia Madre, che mette al centro le donne nell'arte sarda?
"È molto importante mantenere vivo un focus sulle donne nell'arte, ancora di più su quella sarda, per una serie di specificità e ,inutile negarlo ,di difficoltà tipiche di un ambiente ancora molto maschilista. Difficoltà amplificate dall'insularità e dalla lontananza da certe opportunità. Eppure essere una donna sarda e artista porta con sé un vantaggio straordinario: sviluppare, proprio dalla difficoltà logistica, un mondo interiore profondamente femminile, che attinge dalla tradizione matriarcale della nostra isola. Ho avuto la fortuna di vivere un'infanzia a cavallo tra due mondi: quello antico, fatto di donne riunite attorno a un telaio o a un tavolo a creare ciò che ai miei occhi sembravano quasi magie, tra racconti e filastrocche ancestrali, e l'arrivo dirompente della tecnologia. Due mondi apparentemente opposti che in Sardegna, tra le donne dell'arte, diventano complementari, creando un tessuto prezioso con cui raccontarsi.La mia ultima serie di acquerelli, che presenterò proprio in occasione di Materia Madre, è un racconto di suggestioni sulle tradizioni popolari sarde viste con nostalgia dalla Corsica, mia seconda casa. Si intitola Fantômes — fantasmi, spiriti, apparizioni — interpretati attraverso le leggende tramandate e i riti festivi pagani che si intrecciano con quelli religiosi. Un ponte invisibile tra due isole e due anime".
La fase laboratoriale del progetto artistico olbiese prende avvio il 22 aprile con un incontro dedicato ai processi creativi integrati e al collage, a cura di L. Mulas e D. Ceria, e prosegue il 29 aprile con Daniel Rizzo, impegnato sul fronte della sperimentazione con materiali e volumi. Il 6 maggio Francesco Mariani introduce le tecniche di pittura e composizione, mentre come già abbiamo anticipato, il 13 maggio Nadia Mazzei guida i partecipanti nell'esplorazione dell'acquerello e dello studio del segno. Il ciclo si conclude il 20 maggio con Andrea Milia e Salvatore Delogu, nel segno della scultura e della plasticità.
A coronamento dell'intero percorso, una mostra collettiva ospiterà le opere delle artiste protagoniste della fase teorica , Irene Piccinnu, Mietta Condemi Morittu, Lilli Mura, Rosetta Murru e Aurelia Nudda, insieme ai contributi emersi dai laboratori, tra cui quelli di Nadia Mazzei. Tutto ciò non vuole di certo essere un evento accessorio, ma il compimento naturale di un progetto che trova nella dimensione espositiva il suo esito più compiuto: il momento in cui le riflessioni condivise in aula si traducono in forma visiva e si aprono alla fruizione del pubblico.
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