Friday, 27 February 2026

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Olbia, 'Materia Madre' svela l'acquerello con Nadia Mazzei

L'Olbia Community Hub punta sull'arte contemporanea con un nuovo ciclo di incontri

Olbia, 'Materia Madre' svela l'acquerello con Nadia Mazzei
Olbia, 'Materia Madre' svela l'acquerello con Nadia Mazzei
Laura Scarpellini

Pubblicato il 27 February 2026 alle 07:00

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Olbia. C'è un momento in cui una città smette di essere solo uno sfondo e comincia a diventare un luogo. Non è un cambiamento che si decreta, si costruisce — lentamente, con iniziative che mettono radici, con spazi che si aprono, con persone che decidono di investire cultura dove prima c'era vuoto. Olbia, in questo senso, sta vivendo una stagione interessante. 

Il progetto si chiama "Materia Madre: donne dell'arte contemporanea in Sardegna" e già nel titolo porta con sé un'intenzione precisa: mettere al centro le voci femminili che animano la scena artistica isolana, spesso note agli addetti ai lavori ma ancora troppo lontane dal grande pubblico. Non una mostra, non un convegno. Qualcosa di più vivo e più diretto: un percorso strutturato che fonde la riflessione critica con la pratica laboratoriale, portando i partecipanti a contatto reale con i linguaggi, gli strumenti e le poetiche di alcune delle artiste più significative della Sardegna contemporanea.Un ciclo di dieci incontri, tra approfondimento teorico e pratica di laboratorio, ideato in collaborazione con la curatrice d'arte Daniela Cittadini: un percorso pensato per esplorare dall'interno le dinamiche e le poetiche della creazione artistica contemporanea in Sardegna.

La formula è pensata per abbattere le distanze, quelle fisiche e quelle culturali. Il corso si articola in dieci incontri totali — cinque teorici e cinque pratici — distribuiti ogni mercoledì dalle 16 alle 18, per un totale di venti ore. La scelta di aprire gli incontri teorici al pubblico senza obbligo di iscrizione non è un dettaglio secondario: è una dichiarazione di metodo. L'arte non come patrimonio di pochi iniziati, ma come conversazione aperta, accessibile a chiunque abbia curiosità e voglia di sedersi ad ascoltare.

I laboratori pratici, riservati a un massimo di quindici partecipanti iscritti, offrono invece qualcosa di più raro: la possibilità di lavorare fianco a fianco con artisti e artigiani del segno, sperimentando in prima persona tecniche e materiali che nella vita quotidiana si incontrano raramente. Illustrazione, acquerello, xilografia, collage, pittura, scultura. Un ventaglio volutamente ampio, capace di intercettare sensibilità diverse e di mostrare quanto sia ricca — e quanto poco esplorata — la produzione artistica dell'isola.

La prima fase del programma è dedicata alle protagoniste.  Si potranno apprezzare da vicino  durante cinque appuntamenti, cinque artiste, cinque universi poetici distinti che insieme compongono un affresco della creatività femminile sarda. Si parte il 18 marzo con Irene Piccinnu e il suo lavoro sull'archetipo della Dea Madre declinato attraverso la xilografia e l'arte tessile. Il 25 marzo è la volta di Mietta Condemi Morittu, con le sue trame che oscillano tra il tessile e la ricerca pittorica. Il primo aprile Lilli Mura porta in aula il mondo del disegno botanico e dell'illustrazione scientifica, un linguaggio che sta vivendo una stagione di rinascita nel dialogo tra arte e natura. L'8 aprile Rosetta Murru affronta i temi della memoria e dell'identità attraverso i linguaggi contemporanei, mentre il 15 aprile chiude la prima fase Aurelia Nudda, con la sua doppia anima di scultrice e pittrice.

A completare il quadro, un contributo che guarda oltre la creazione pura: Luca Gatta, critico e mercante d'arte, porterà la sua prospettiva sul mercato dell'arte contemporanea e storicizzata — un aspetto spesso trascurato nella formazione artistica, ma fondamentale per chiunque voglia capire davvero come funziona il sistema in cui le opere nascono, circolano e trovano il loro valore.

La seconda fase è quella dei laboratori, e qui il programma entra nel territorio della sperimentazione diretta. Dal 22 aprile al 20 maggio, ogni mercoledì porta in aula una voce diversa: processi creativi integrati e collage con L. Mulas e D. Ceria, sperimentazione su materiali e volumi con Daniel Rizzo, tecniche di pittura e composizione con Francesco Mariani, scultura e plasticità con Andrea Milia e Salvatore Delogu.

 

E poi, il 13 maggio, il laboratorio di acquerello e studio del segno con Nadia Mazzei. Un appuntamento che merita uno sguardo a parte.Le abbiamo rivolto qualche domanda in anteprima, per capire cosa porterà in aula e cosa spera di trasmettere a chi si siederà accanto a lei con un foglio bianco e un pennello in mano.

 

Come descriverebbe il suo rapporto con l'acquarello a chi non conosce questa tecnica?

"È sicuramente la tecnica che più mi appartiene e mi identifica. La dissolvenza e la leggerezza degli strati di colore diluito mi permettono di esprimere al meglio la natura dei miei soggetti: impressioni malinconiche o leggiadre, sentimenti in trasparenza, a volte appena intuiti. L'acquarello non mente, ma rivela".

Cosa si aspetta dai partecipanti al laboratorio? È richiesta esperienza?

"Il laboratorio si intitola Sogni d'Acqua, e il titolo dice già tutto: vuole sottolineare l'aspetto evanescente e veloce di questa tecnica, ma soprattutto comunicare che chiunque può usarla per creare forme fugaci da inseguire, come nei sogni. Dopo una prima fase dedicata alle peculiarità dell'acquarello, ogni partecipante potrà sperimentare e creare il proprio sogno d'acqua. Sarà una lezione improntata sulla libertà e sulla giocosità. Non è richiesto alcun livello di esperienza: solo curiosità".

C'è qualcosa che ancora la sorprende, dopo anni di pratica?

"Assolutamente sì, e non smette mai di farlo. Mi stupisce ogni volta la sua molteplicità intrinseca di resa. Da un solo velo di tinta eterea fino a una somma di velature capace di imitare la corposità dell'acrilico o dell'olio: la gamma di scelte è infinita. A patto, naturalmente, di conoscere la tecnica per poi saperla padroneggiare".

Cosa significa per lei partecipare a un progetto come Materia Madre, che mette al centro le donne nell'arte sarda?

"È molto importante mantenere vivo un focus sulle donne nell'arte, ancora di più su quella sarda, per una serie di specificità e ,inutile negarlo ,di difficoltà tipiche di un ambiente ancora molto maschilista. Difficoltà amplificate dall'insularità e dalla lontananza da certe opportunità. Eppure essere una donna sarda e artista porta con sé un vantaggio straordinario: sviluppare, proprio dalla difficoltà logistica, un mondo interiore profondamente femminile, che attinge dalla tradizione matriarcale della nostra isola. Ho avuto la fortuna di vivere un'infanzia a cavallo tra due mondi: quello antico, fatto di donne riunite attorno a un telaio o a un tavolo a creare ciò che ai miei occhi sembravano quasi magie, tra racconti e filastrocche ancestrali, e l'arrivo dirompente della tecnologia. Due mondi apparentemente opposti che in Sardegna, tra le donne dell'arte, diventano complementari, creando un tessuto prezioso con cui raccontarsi.La mia ultima serie di acquerelli, che presenterò proprio in occasione di Materia Madre, è un racconto di suggestioni sulle tradizioni popolari sarde viste con nostalgia dalla Corsica, mia seconda casa. Si intitola Fantômes — fantasmi, spiriti, apparizioni — interpretati attraverso le leggende tramandate e i riti festivi pagani che si intrecciano con quelli religiosi. Un ponte invisibile tra due isole e due anime".