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Olbiese senza casa dorme in auto: troppo alta la "retta" della Casa Famiglia

La vicenda di Giovanni Carzedda diventa una battaglia legale

Olbiese senza casa dorme in auto: troppo alta la
Olbiese senza casa dorme in auto: troppo alta la
Angela Galiberti

Pubblicato il 14 April 2026 alle 07:00

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Olbia. Cosa succede quando disagio abitativo, reddito basso e altre problematiche pregresse si fondono in una città in cui gli affitti hanno raggiunto canoni indecenti, non vengono offerti contratti annuali, non ci sono abbastanza alloggi pubblici e gentrificazione più turistificazione arricchiscono pochi a discapito dei molti? Succede quello che ci ha raccontato il signor Giovanni Battista Carzedda: 72 anni, pensionato e invalido civile, olbiese. Da qualche giorno, il signor Carzedda dorme in auto: una decisione sofferta, la sua, che però accende un faro particolarmente accecante sull'emergenza abitativa che Olbia, la cosiddetta "città felice", vive ormai da diverso tempo.

Per tutta una serie di vicissitudini personali, Carzedda si trova senza una casa da febbraio. Inizialmente si è appoggiato a un b&b, ma a causa delle prenotazioni già confermate, ha dovuto lasciarlo e così si è rivolto al Comune di Olbia. Per chi è in difficoltà, il punto di riferimento è l'Assessorato ai Servizi sociali e in particolare il Centro Servizi Umanitari. Qui, è stato preso in carico ed è stato inserito nel Centro residenziale per adulti: per accedere a questo servizio non ci sono graduatorie, vale l'ordine cronologico, ma soprattutto la gravità della situazione. Non è un'assistenza "passiva": la persona che viene inserita all'interno non solo deve seguire le regole della residenza, ma deve anche seguire un percorso che ha come obiettivo quello di risolvere il problema. Nel caso del signor Carzedda, l'obiettivo primario era (ed è) trovare un tetto sopra la testa

La permanenza all'interno della struttura, però, non è gratuita per tutti: chi ha un reddito (qualunque tipo di reddito), deve contribuire economicamente ed è qui che sono sorti i problemi per il signor Carzedda. Il suo reddito è composto da una pensione e dall'invalidità civile: è un reddito basso. Secondo Carzedda, quanto richiesto dal Comune è troppo rispetto alla sua piccola pensione: "Mi hanno chiesto 680 euro calcolati sul 90% del reddito diviso per 12 mensilità, non mi rimane quasi nulla. Per questo ho deciso di lasciare la casa famiglia", ha raccontato a Olbiapuntoit.

Carzedda ha fatto il suo ingresso nella struttura (oggi situata, temporaneamente, nella Casa per ferie di Marinella) nel mese di marzo e ha deciso di lasciarla poco prima della scadenza del primo mese. Il calcolo della contribuzione è diventato oggetto di una battaglia legale. Il suo avvocato, Massimiliano Conti, non ha solo inviato una PEC al Comune di Olbia per contestare la modalità di calcolo del contributo, ma ha anche coinvolto il Tribunale di Tempio: l'udienza si svolgerà il 20 maggio 2026.

"Come al solito, i servizi sociali non mostrano nei confronti di un cittadino italiano in difficoltà la stessa sensibilità dimostrata in altri casi con cittadini extracomunitari - ha detto l'avvocato Massimiliano Conti, che assiste il signor Carzedda -. Per noi ci sono diversi profili di illegittimità. Intanto, l'Isee ordinario non si potrebbe applicare in questo caso. Un altro abuso consiste nel considerare come reddito imponibile anche l'invalidità civile che non fa cumulo con la pensione".

A questo punto è lecito chiedersi come si calcola la contribuzione. Ebbene, le modalità sono indicate nel Regolamento Generale dei Servizi alla Persona del Comune di Olbia, scaricabile dal sito istituzionale. Tutto pacifico, senonché sul sito istituzionale si trova ancora in almeno due pagine un regolamento che prevede tale calcolo su una percentuale del 70% e non del 90%. Qual è la percentuale corretta?

Il Comune di Olbia - anzi per la precisione il Consiglio Comunale di Olbia - ha approvato un nuovo regolamento dei Servizi sociali, con abrogazione del precedente nel marzo 2025 con la delibera di Consiglio numero 13.

Per trovare questo nuovo regolamento bisogna un po' fare la caccia al tesoro: si trova in una pagina "riassuntiva" con tutti i regolarmenti debitamente elencati (e aggiornati) linkata alla sezione Amministrazione trasparente. In questo nuovo regolamento, si prevede una contribuzione sul 90% del reddito effettivo.

Come si legge nello screenshot poco sopra, l'esempio che viene proposto sembra particolarmente favorevole perché la contribuzione sembra abbastanza bassa: un ISEE di 3000 euro può essere ottenuto con lavori discontinui e con la presenza di familiari a carico minori e/o disabili. Se, come nel caso del signor Carzedda, l'ISEE è più alto (e ciò non significa essere ricchi) la contribuzione diventa elevata come in effetti è: 680 euro. Una cifra, questa, sostenibile solo se si possiede un reddito mensile netto piuttosto elevato.

Come si può ascoltare nella registrazione della diretta streaming della seduta del Consiglio comunale durante la quale è stato approvato il nuovo regolamento, lo spirito delle modifiche fatte al testo è quello di "responsabilizzare l'utenza". Motivo per cui, ad esempio, anche gli alloggi temporanei comunali vengono dati solo a fronte di un pagamento simbolico. In linea di principio, è un ragionamento corretto: si contribuisce nella misura delle proprie possibilità. Il problema è che quel 20% in più fa un enorme differenza, soprattutto in un periodo storico come questo: stipendi e pensioni basse, gentrificazioni, affitti folli. Fa un'enorme differenza su chi ha poco, su chi non ha coefficienti "adeguati" per abbattere l'ISEE, su chi vive una forma di povertà che non è tra le "classiche" (quelle estreme, più facilmente individuabili). Di questo particolare aspetto, in quel Consiglio comunale, non si è parlato.

La storia del signor Carzedda è indubbiamente estrema per la sua scelta di lasciare la casa famiglia per dormire in auto come forma di protesta nei confronti di una contribuzione giudicata estramente elavata, ma è anche drammaticamente simbolica. Quanti signor Carzedda ci sono a Olbia? Quante famiglie faticano nel trovare casa? Quante persone hanno difficoltà a pagare affitti esorbitanti? Quanti quartieri stanno vedendo il proprio tessuto sociale sfilacciarsi per l'invasione degli affitti brevi o per il diverso status economico dei nuovi "investitori" e/o proprietari di immobili giunti a causa della gentrificazione?