Sunday, 31 May 2026
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Pubblicato il 30 May 2026 alle 09:00
Olbia. Ci sono ferite che il tempo non cancella, ma trasforma. Assenze che cambiano forma e che, spesso, riemergono nei momenti più significativi della vita. Tra questi, la maternità occupa un posto speciale: la nascita di un figlio può diventare anche l'incontro con parti profonde della propria storia personale. In questo articolo della nostra rubrica "Pillole di benessere e crescita personale" abbiamo deciso di parlarne con l'esperta Rita Abeltino, coach e ideatrice del metodo R.A. – Risultati Autentici, che da anni accompagna donne e professioniste in percorsi di crescita personale e consapevolezza emotiva. Ecco l'intervista.
Le relazioni primarie sono il primo bilancio emotivo della nostra vita. Dottoressa Abeltino, perché la maternità rappresenta spesso un momento così delicato dal punto di vista emotivo?
"Perché diventare madre non riguarda soltanto il presente. Quando nasce un figlio, spesso si riattiva anche la nostra storia di figlie. È un processo naturale e profondo. Le emozioni vissute nelle prime relazioni della vita, soprattutto con la figura materna, non scompaiono: restano dentro di noi come una sorta di impronta emotiva che continua a influenzare il nostro modo di vivere le relazioni".
Cosa accade quando quella figura materna è mancata o è stata emotivamente distante?
"Quando una madre viene a mancare precocemente o quando il legame è stato fragile, distante o poco accudente, si cresce portando dentro una forma di assenza che spesso rimane invisibile agli occhi degli altri. Non parlo solo della mancanza concreta, ma anche della sensazione di non aver avuto sempre una base sicura, uno sguardo capace di rassicurare e accompagnare. Molte donne imparano presto a essere forti, autonome e responsabili. Tuttavia, quella forza può convivere con una vulnerabilità profonda che emerge soprattutto nei momenti di cambiamento".
Quando nasce un figlio, riemerge anche la propria infanzia. Come si manifesta questa dinamica nella maternità?
"Può emergere attraverso emozioni che sembrano sproporzionate rispetto alle situazioni quotidiane: il timore di non essere abbastanza, il bisogno di controllo, il senso di colpa, la paura di sbagliare o il desiderio di fare tutto perfettamente. È come se la nascita di un figlio riaprisse anche alcune stanze della propria infanzia. Questo accade perché le nostre prime relazioni costituiscono il primo bilancio emotivo della nostra vita e tendono a riattivarsi nei momenti di maggiore intensità affettiva".
Gli schemi che si ripetono nelle relazioni sono meccanismi che riguardano solo il rapporto con i figli?
"Assolutamente no. Gli schemi emotivi che sviluppiamo nell'infanzia influenzano anche le relazioni di coppia, le amicizie, il lavoro e il rapporto con noi stessi. Il bisogno di approvazione, la difficoltà a chiedere aiuto, la paura del giudizio, il timore dell'abbandono o la tendenza a controllare tutto sono modalità che possono manifestarsi in diversi ambiti della vita. La maternità non crea questi schemi: semplicemente li rende più visibili".
È possibile interrompere questi automatismi?
"Sì, ed è proprio qui che si apre la possibilità di una trasformazione autentica. La maternità può essere il luogo in cui il passato si ripete, ma può diventare anche il luogo in cui il passato viene finalmente compreso. Quando una donna riconosce che alcune emozioni non appartengono soltanto al presente ma arrivano da esperienze più antiche, si crea uno spazio di scelta. E dove esiste scelta, esiste cambiamento".
Come si inserisce questo in questo percorso di crescita?
"Dalla premessa che non dobbiamo diventare perfetti, ma autentici. Lavoriamo su due livelli. Il primo è la consapevolezza emotiva: imparare a distinguere ciò che appartiene alla realtà presente da ciò che arriva dal passato. Il secondo è la scelta concreta: allenare nuovi comportamenti e nuove risposte nelle situazioni quotidiane. Non si tratta di cancellare la propria storia, ma di integrarla. Di smettere di reagire automaticamente e iniziare a scegliere in modo più coerente con la persona che desideriamo essere. In altri termini con la madre che scegliamo di diventare".
Qual è il cambiamento più importante che vede nelle donne che intraprendono questo percorso?
"La possibilità di guardare la propria storia senza esserne più governate. Molte donne scoprono che non devono combattere contro la bambina che sono state. Possono invece riconoscerla, ascoltarla e prendersene cura. Da quel momento nasce un modo diverso di vivere le relazioni, più libero e consapevole. A volte il cambiamento si manifesta in gesti molto semplici: fermarsi prima di reagire, chiedere aiuto senza sentirsi in colpa, accettare di non essere perfette, concedersi il diritto di sbagliare. Sono piccoli passi che, nel tempo, costruiscono una maternità più serena e una relazione più autentica con se stesse".
La riflessione che Rita Abeltino ci lascia è tanto semplice quanto potente: "Che tipo di madre posso diventare quando riconosco la mia storia senza esserne più guidata?" Una domanda che non cerca una risposta immediata, ma invita a un percorso di consapevolezza. Perché anche dentro una storia segnata dall'assenza, dalla perdita o dalla fragilità può nascere qualcosa di nuovo: un modo più autentico di amare, educare e vivere le relazioni.
Ecco un esercizio pratico:
Il bilancio invisibile che porto dentro
"Prenditi qualche minuto in uno spazio tranquillo. Non per giudicarti, ma per ascoltarti con sincerità.
Dividi un foglio in due colonne.
1. Cosa ho ricevuto
Scrivi tutto ciò che senti di aver ricevuto da tua madre o dalla figura materna della tua vita.
Ad esempio:
Amore
Presenza
Ascolto
Protezione
Libertà
Sacrificio
Silenzio
Paura
Senso del dovere
Bisogno di approvazione
Non cercare parole perfette. Cerca parole autentiche.
2. Cosa porto oggi nella mia vita adulta
Osserva come quelle esperienze influenzano oggi il tuo modo di:
amare;
lavorare;
prenderti cura degli altri;
vivere il successo;
affrontare il senso di colpa;
gestire la paura di sbagliare.
Poi chiediti:
Mi sento sempre in dovere di dimostrare qualcosa?
Faccio fatica a fermarmi?
Mi sento responsabile per tutti?
Sento il bisogno di controllare?
Sto vivendo scelte autentiche oppure sto cercando di compensare qualcosa che mi è mancato?
Infine, scegli una frase che senti di voler lasciare andare e trasformala in una nuova possibilità.
Da "Devo essere perfetta per meritare amore" a "Posso scegliere la mia vita senza sentirmi in colpa".
Perché la crescita personale non consiste nel diventare qualcun altro, ma nel riconoscere chi siamo davvero.
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