Tuesday, 19 May 2026
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Pubblicato il 15 April 2026 alle 07:00
Olbia. Quella che inizialmente sembrava essere una crisi geopolitica lontana, sta assumendo i contorni di un’emergenza domestica senza precedenti per la Sardegna. Il blocco dello Stretto di Hormuz, cuore pulsante del transito petrolifero mondiale, sta portando il sistema dei trasporti isolano verso il "punto di rottura". Con le scorte di sicurezza in calo e le petroliere costrette a circumnavigare l'Africa ovviamente con tempi e costi assicurativi triplicati, l’Isola oggi si scopre essere pericolosamente vulnerabile.
La Sardegna per sua natura non ha alternative: la mobilità è vita. Se la raffineria di Sarroch ha finora funto da scudo energetico, i prossimi tre mesi saranno il vero banco di prova. Il Governo ha già autorizzato l’uso delle riserve strategiche dell’Ocsit, ma la priorità sarà data alla continuità territoriale.
Il rischio concreto per l’estate 2026 non è tanto l’assenza fisica di carburante, quanto un "razionamento economico". Le compagnie aeree, specialmente le low-cost, potrebbero tagliare le rotte meno profittevoli (penalizzando scali come Alghero e Olbia) per concentrarsi su Cagliari. Parallelamente, nel settore marittimo, Assarmatori e Confitarma lanciano l'allarme: senza un credito d'imposta straordinario, il rischio che i traghetti riducano le frequenze o rallentino le corse (slow steaming) si profila essere sempre più reale.
Per mitigare i costi, molte compagnie aeree ricorreranno al tankering: atterrare in Sardegna con il serbatoio pieno per evitare di rifornirsi nell'Isola a prezzi proibitivi. Ma il peso del carburante extra riduce la capacità di carico, traducendosi in meno posti disponibili e biglietti più cari. Sul fronte interno, la soglia dei 2,50 euro al litro per la benzina non è più un tabù, minacciando il settore dei noleggi auto e dei servizi turistici privati.
La Sardegna rischia di diventare un sistema chiuso: un paradiso per pochi, dove il "turismo mordi e fuggi" o quello internazionale a lungo raggio potrebbero contrarsi drasticamente a favore di un flusso domestico e stanziale. La politica è chiamata a scelte difficili: proteggere il diritto alla mobilità dei residenti senza affossare l’industria del turismo, colonna portante del PIL regionale.
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