Tuesday, 14 April 2026
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Pubblicato il 14 April 2026 alle 07:00
San Teodoro. Un’interessante tavola rotonda per costruire un ponte tra Sardegna e Corsica attraverso storia, lingua, ricerca e scambi tra comunità. Con questo spirito, il 10 aprile scorso è stato presentato a San Teodoro il progetto Casa Cumuna, iniziativa promossa dall’associazione culturale Realtà Virtuose in collaborazione con il MAST – Museo Archeologico di San Teodoro. Il progetto coinvolge anche partner del territorio di Brando, piccolo comune del Cap Corse, creando così un primo spazio di confronto tra le due sponde del Mediterraneo ( leggi qui un articolo).
La conferenza inaugurale, ospitata nella Biblioteca Comunale Elena di Gallura, ha aperto ufficialmente il ciclo di incontri,“Da Capo Corso a Oviddè – Appunti di viaggio”, richiamando numerosi partecipanti non solo da San Teodoro ma anche da diversi centri della Gallura. Ad aprire la serata sono stati i saluti istituzionali dell’amministrazione comunale, portati dalla vicesindaca Luciana Cossu, che ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa per il territorio e per la valorizzazione delle identità locali. La vicesindaca al termine della tavola rotonda ha inoltre presentato al numeroso pubblico il costume tradizionale di San Teodoro, simbolo della storia e delle radici della comunità teodorina.
A introdurre la tavola rotonda è stato l’archeologo Giuseppe Pisanu, direttore del MAST e del Museo Archeologico di Dorgali, che ha presentato i relatori aprendo il dibattito sulle relazioni storiche e linguistiche tra Sardegna e Corsica. "Vorremmo creare una sorta di casa comune qui a San Teodoro, un luogo in cui Sardegna e Corsica possano incontrarsi soprattutto sul piano culturale". Pisanu ha quindi posto una delle domande centrali della serata: "La lingua gallurese viene da quella corsa oppure è nata qui?". Un interrogativo che non riguarda solo la curiosità del pubblico, ma che da decenni anima anche il dibattito tra linguisti e studiosi. Una questione tutt’altro che scontata che ha immediatamente coinvolto il folto pubblico presente, creando un clima di grande attenzione e partecipazione.
Il primo intervento è stato quello del sociologo Corrado Seddaiu, tra i promotori dell’iniziativa con Realtà Virtuose. Seddaiu ha raccontato il percorso di ricerca che negli anni ha portato l’associazione a sviluppare contatti sempre più stretti con realtà accademiche e culturali della Corsica. "La Corsica è molto più vicina di quanto pensiamo: da Santa Teresa Gallura a Bonifacio ci sono appena dodici chilometri. È una distanza inferiore a quella tra Olbia e San Teodoro. Eppure tra le due isole esiste ancora una scarsa conoscenza reciproca". Secondo il sociologo, Casa Cumuna nasce proprio con l’obiettivo di rafforzare questi legami. "Non vogliamo organizzare soltanto eventi che iniziano e finiscono, ma creare uno spazio stabile di incontro tra le due comunità, capace di favorire ricerca, scambi e momenti di confronto".
Il linguista tempiese Riccardo Mura, dottorando dell’Università degli Studi di Sassari, ha affrontato il tema delle origini della lingua gallurese parlando direttamente in limba, dopo essersi accertato che il pubblico fosse in grado di comprenderla. Lo studioso ha ricordato come il dibattito linguistico sia stato a lungo animato da diverse interpretazioni. "Per molto tempo i linguisti hanno discusso su come classificare il gallurese: se lingua sarda, corsa o toscana. Oggi la teoria più accreditata è quella proposta da Max Leopold Wagner - definito da Mura "il Babbo Mannu nella linguistica sarda", - secondo cui il gallurese appartiene al gruppo delle lingue sardo-corse".
Secondo gli studi linguistici, il cambiamento linguistico della Gallura sarebbe avvenuto nel Medioevo attraverso una serie di fattori storici e sociali: la bassa densità demografica del territorio, il dominio pisano e soprattutto le migrazioni di pastori corsi. "Le due isole hanno condiviso contatti e scambi fin dall’antichità. Già nel Neolitico le culture della Gallura e della Corsica meridionale mostrano forti affinità". Lo studioso ha poi spiegato l’ipotesi più accreditata sull’origine della lingua. "L’ipotesi più plausibile è quella di un radicamento progressivo in Gallura di pastori corsi provenienti dall’Alta Rocca, a partire dal Medioevo. Non si tratta di un evento improvviso, ma di un contatto linguistico durato secoli".
A spostare lo sguardo verso il presente e il futuro è stata la sociolinguista corsa, Marina Branca, docente tra l’Università di Corsica Pasquale Paoli e l’Università di Sassari. Parlando in lingua corsa, la studiosa ha evidenziato come la questione linguistica non riguardi soltanto le origini, ma soprattutto la trasmissione alle nuove generazioni. "Sapere da dove viene una lingua può darci energia e orgoglio, ma non è questo che ne garantisce il futuro. Ciò che conta davvero è usarla e trasmetterla". Branca ha ricordato i progressi compiuti in Corsica negli ultimi decenni. "Oggi circa un bambino su due in Corsica è iscritto a una scuola bilingue. La lingua corsa è entrata nell’istruzione, nei media e nella produzione culturale". Ma la sociolinguista ha anche evidenziato un fenomeno comune a molte lingue minoritarie. "Esiste quello che chiamiamo il paradosso della rivitalizzazione: la lingua è sempre più presente nello spazio pubblico, ma viene parlata sempre meno nella vita quotidiana".
Nel corso del dibattito è emersa la necessità di rafforzare gli scambi tra Sardegna e Corsica attraverso progetti culturali, accademici e scolastici. Tra le proposte illustrate figurano: programmi di scambio tra studenti; collaborazioni tra istituzioni culturali; iniziative comuni tra musei; percorsi di turismo linguistico e culturale legati alla storia condivisa delle due isole. Proposta anche l’idea di creare spazi permanenti dedicati all’uso della lingua gallurese, sul modello delle “Case di lingua” sviluppate in Corsica, luoghi di incontro e attività culturali in cui la lingua venga praticata nella vita quotidiana. L’obiettivo è ricostruire una consuetudine di scambio tra comunità che per secoli hanno condiviso rotte, economie e relazioni.
A chiudere la tavola rotonda è stata l’archeologa olbiese Silvia Selis, che ha voluto ricordare la figura dello studioso Salvatore Brandano, fondatore dell’Icimar nel 1989. "Vorrei concludere ricordando e rendendo un piccolo omaggio a Salvatore Brandano, ringraziandolo per tutti gli studi che ha portato avanti durante la sua attività. Lo definirei un uomo di cultura a 360 gradi: si è occupato di storia, ambiente, linguistica, analisi e divulgazione". Selis ha ricordato come sia anche grazie al suo lavoro se oggi è possibile immaginare un progetto di dialogo culturale tra le due isole. Nel suo intervento l’archeologa ha richiamato anche un passaggio degli studi di Brandano, legato al valore storico dei nomi dei luoghi. "Brandano scriveva che i toponimi sono la memoria di un luogo racchiusa nella parola. Quando il tempo e gli eventi hanno cancellato le testimonianze materiali, i toponimi restano gli unici custodi del passato". Da qui partiranno anche i prossimi appuntamenti della rassegna, a partire dall’analisi del nome Cala Brandinchi, uno dei luoghi simbolo del terrritorio teodorino.
Il ciclo di incontri proseguirà il 17 aprile con la conferenza dello studioso corso Jean-Christophe Liccia, dedicata alle migrazioni dei mercanti provenienti da Brando e ai loro rapporti commerciali con la Sardegna a partire dalla seconda metà del Seicento.
Il programma proseguirà il 24 aprile con la conferenza dello storico Salvatore Moreddu, dedicata alle storie di mercanti e patroni tra XVII e XIX secolo ricostruite attraverso documenti notarili e archivi storici.
Entrambi gli appuntamenti saranno accompagnati da momenti musicali dedicati alle tradizioni delle due isole, il 17 aprile con l’esibizione del gruppo etnomusicologico ICHNVSS, guidato da Luigino Cossu, e il 24 aprile con il debutto in Sardegna del gruppo musicale corso Eppò, originario di Bastia, che proporrà una serata di musica mediterranea “all’usu corsu”.
A margine dell’incontro l’archeologa olbiese ha raccontato come sia nata l’idea di invitarli a San Teodoro. "Frequentando la Corsica più volte durante l’anno mi capitava spesso di sentire ovunque una delle loro canzoni più celebri: "Core Timpesta". La si ascoltava alla radio, nei bar, nelle piazze. Anche i bambini la cantavano accompagnandosi con la chitarra" .Un incontro musicale che nel tempo si è trasformato in una passione personale. "Da quel momento ho iniziato ad appassionarmi alla loro musica. Ogni volta che tornavo in Corsica acquistavo i loro dischi e ho avuto modo di assistere a diversi loro concerti".
L'esibizione del gruppo Eppò offrirà l’occasione di ascoltare da vicino le sonorità della tradizione musicale corsa, che per sensibilità e radici culturali ricordano quelle del canto a chitarra gallurese. Due modi diversi di cantare il Mediterraneo, ma nati dallo stesso mondo di pastori, comunità e storie tramandate attraverso la musica. Un dialogo musicale che riflette, anche sul piano artistico, i profondi legami storici e culturali tra le due sponde del mare. La prima delle tre serate “Da Capo Corso a Oviddè – Appunti di viaggio” si è conclusa con la presentazione del costume di San Teodoro accolto tra numerosi brindisi e applausi.
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