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Cronaca

Cinema Tavolara, critica al corto su Denyse Cutolo: "deprecabile utilizzare i sentimenti della figlia di un boss"

Cinema Tavolara, critica al corto su Denyse Cutolo:
Cinema Tavolara, critica al corto su Denyse Cutolo:
Olbia.it

Pubblicato il 18 luglio 2019 alle 15:06

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Olbia, 18 luglio 2019 - La seconda serata del Cinema Tavolara, svoltasi ieri alla Peschiera di San Teodoro, ha affrontato tra i vari argomenti anche la mafia: un tema di strettissima attualità che non manca mai di far discutere.

Ad alzare la voce su questo tema è l'Associazione Vittime del dovere attraverso Emanuela Piantadosi: presidente dell'associazione e figlia del maresciallo Stefano Piantadosi ucciso ad Opera (Milano) il 15 giugno 1980 da un ergastolano in permesso premio.

La presidente Piantadosi, in particolare, si concentra sul cortometraggio "Denyse, al di là del vetro" che è stato proiettato ieri al Cinema Tavolara.

Il corto narra i sentimenti e le vicissitudini della figlia di Raffaele Cutulo, ex superboss mai pentito sottoposto al 41 bis e condannato a 14 ergastoli, concepita con la fecondazione in vitro dopo una vivissima polemica tra il condannato e il Ministero della Giustizia che, alla fine, ha ceduto alle sue richieste.

Il cortometraggio si concentra, in particolar modo, sulla legge italiana che - dai 12 anni in poi - impedirà alla piccola Denyse di abbracciare il padre a causa delle restrizioni previste dal 41 bis.

La presidente dell'associazione Vittime del dovere, per esprimere la sua opinione in merito al corto, si rifà alle parole del regista riportate in un'intervista pubblicata da Fanpage lo scorso 12 luglio (https://youmedia.fanpage.it/video/aa/XSdmiOSwXRskl1ZA).

Un punto di vista che l'associazione non apprezza.

"L’approfondimento esternato dall’Associazione vuole essere solo uno spunto di riflessione per dare un reale inquadramento ad un tema spinoso e controverso, quello del 41 bis e dei sui risvolti, che viene posto all’attenzione del grande pubblico in modo capzioso ed edulcorato", si legge nella nota stampa.

"Pensiamo sinceramente che una bambina, e comunque dei minori in genere, non dovrebbero essere mai utilizzati per affrontare argomenti tanto controversi. Esistono purtroppo anime innocenti che subiscono scelte ed azioni efferate condotte dal proprio genitore consapevolmente", sottolinea la presidente Emanuela Piantadosi.

"Una riflessione necessaria è quella di prendere atto del disagio provocato da simili scelte per i minori, i quali vanno comunque tutelati. Denyse è stata concepita secondo una decisione pretesa a gran voce all’epoca da Cutolo e accordata dai vertici del Ministero della Giustizia di quel periodo, come privilegio concesso di fatto a pochi eletti, assecondando questo desiderio di paternità virtuale, tanto irresponsabile quanto aleatorio, alla luce di una tale condizione detentiva", spiega la presidente Piantadosi.

"Facendo tesoro di questa testimonianza bisogna prendere coscienza del fatto che una simile richiesta forse non dovrà più essere accordata dal Ministero per non avere ulteriori recriminazioni e polemiche a valle di una concessione che avrebbe dovuto essere apprezzata e non strumentalizzata per altri scopi", continua la rappresentante dell'associazione Vittime del dovere..

"Consideriamo infatti deprecabile sfruttare i sentimenti e le sensibilità di una bimba per intenerire sulle condizioni di efferati criminali ristretti secondo le prescrizioni del nostro ordinamento penitenziario al 41bis, regime detentivo costato la vita ai Giudici Falcone e Borsellino e alle loro scorte.Domani si celebra la strage di Via D’Amelio e corre l’obbligo celebrare e pregare per le Vittime", spiega la presidente.

"È forte dirlo ma per amore di giustizia e di onestà intellettuale, ritengo necessario dare voce ai tanti orfani di Servitori dello Stato che non hanno più visto i loro genitori neanche attraverso un vetro: l’ultima immagine che abbiamo dei nostri padri è quella in una cupa bara", conclude Emanuela Piantadosi.