Friday, 03 July 2026
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Pubblicato il 03 July 2026 alle 07:00
Olbia. Fermatevi un minuto, respirate e chiedetevi: il ritiro dell'autorizzazione unica Zes per il gampling di Cala Finanza è davvero una vittoria? Da 24 ore, chiunque sul globo terracqueo sta cercando di intestarsi questa "vittoria": c'è chi dice che è merito degli infoencer e dell'internet (sic!), c'è chi dice che è merito del popolo sardo (quale?), c'è chi dice che è merito della Regione, chi del Comune, chi delle associazioni ambientaliste. Probabilmente, gli unici che avrebbero veramente titolo a proferir parola sono i cittadini di Porto San Paolo, finiti loro malgrado in un frullatore mediatico da cui è uscito di tutto. Una delle ultime e più spassose riguarda quella di un fantomatico parere "degli scienziati" che il governo, cattivo per definizione, non avrebbe ascoltato per dar via al mega resort (che a Cala Finanza non è mai stato né disegnato, né ipotizzato).
Perché ci chiediamo se questa è veramente una vittoria? Perché se guardiamo il quadro generale (non quello inventato, quello reale), ne usciamo con le ossa rotte. Intanto, il problema della Zes rimane: la zona economica speciale può essere uno strumento davvero potente per lo sviluppo economico, a patto che ci siano dei punti fermi e che non si possano derogare le normative ambientali. Il problema non è il taglio delle tempistiche, il problema è passare sopra il Codice Urbani, la VIA, la VAS, i piani paesaggistici e altre forme di tutela senza adeguati contrappesi e senza che il procedimento sia totalmente trasparente. Il ritiro dell'autorizzazione Zes per il gampling di Cala Finanza risolve questo problema? Assolutamente no.
E ancora: le normative ambientali non riguardano solo i ginepri, l'accesso alle spiagge ed eventuali cubature. Nelle normative ambientali c'è anche la salubrità dell'ambiente stesso. Pensiamo al caso Sardara: un comune coinvolto nella realizzazione di un allevamento intensivo grazie alla Zes, la cui localizzazione è non lontano dalle famose terme romane. Il via libera è arrivato con il parere contrario del comune, senza verifica di assoggettabilità e dunque senza valutazione d'impatto ambientale. Questo caso, particolarmente importante, non ha trovato né ampia copertura mediatica (a parte le inchieste di Indip e gli articoli dei giornali locali), né particolare interesse politico. Il ritiro dell'autorizzazione Zes per il gampling di Cala Finanza risolve il caso Sardara? Assolutamente no.
C'è poi l'altra questione, l'elefante nella stanza che facciamo finta di non vedere: la certezza del diritto. Anche se la Zes ha degli evidenti problemi, è una legge dello Stato: chi vi ricorre non è un delinquente, è un'impresa che ha bisogno di tempistiche certe. Immaginate di essere un imprenditore, di avere un progetto, di ottenere un'autorizzazione e poi di vedervela revocata perché la pressione mediatica e la politica hanno trasformato tutto in un frullatore che viaggia a 9000 giri al minuto e non c'è più serenità e lucidità per discutere e confrontarsi. Non perché un Tribunale amministrativo ha decretato la nullità di un atto o perché un tribunale giudiziario ha stabilito la presenza di reati gravi.
Si parla tanto di certezza del diritto come base fondamentale per gli investimenti, ma qua certezza del diritto ne abbiamo poca. Per come i fatti si sono svolti, per la pressione mediatica che c'è stata, per come si è svolta la comunicazione politica (soprattutto ai piani pià alti), per come sono scritte certe norme, abbiamo assistito alla lambada della viralità. Non si risolvono i problemi alla radice, non ci si occupa dei casi meno instagrammabili, si cavalca l'onda come se fossimo tutti surfisti californiani fino al prossimo caso virale.
I cittadini di Porto San Paolo hanno tutto il diritto di essere contenti perché questa era la loro battaglia, ma allargando lo sguardo c'è poco da stare allegri. Sicuramente, per il mondo imprenditoriale la lezione è questa: considerato che spesso e volentieri le leggi sono scritte "male" (anche quelle che dovrebbero dare qualche "certezza" in più), meglio appendere il capitale al chiodo e darsi alle criptovalute.
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