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Matthew Lee live ad Arzachena il 7 luglio: l'intervista esclusiva prima del concerto

I segreti del pianista acrobatico che ha stregato Tom Jones

Matthew Lee live ad Arzachena il 7 luglio: l'intervista esclusiva prima del concerto
Matthew Lee live ad Arzachena il 7 luglio: l'intervista esclusiva prima del concerto
Laura Scarpellini

Pubblicato il 02 July 2026 alle 18:00

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Arzachena. Il grande circuito della musica internazionale fa tappa in Gallura. Il prossimo 7 luglio 2026, alle ore 22.00, Piazza Risorgimento nel cuore del centro storico di Arzachena si trasformerà nel palcoscenico d’eccezione per il tour estivo di Matthew Lee. Nato a Pesaro come Matteo Orizi, l'artista oggi noto come Matthew Lee ha plasmato la sua straordinaria tecnica frequentando per quasi nove anni il prestigioso Conservatorio "G. Rossini" di Pesaro. È proprio quel background classico, unito a un viscerale amore per il rock'n'roll, ad aver dato vita a un talento travolgente e fuori dagli schemi: un virtuosismo acrobatico al pianoforte che oggi lo porta a esibirsi e a girare il mondo con i suoi tour internazionali. Orizi (cresciuto nel mito di Elvis Presley e Jerry Lee Lewis) vanta una carriera internazionale eccezionale con sette album all’attivo,  tra cui i successi con Carosello e Decca/Universal , e prestigiose aperture di concerti per leggende viventi come Van Morrison e Tom Jones.

Il pianista e performer marchigiano, celebrato dalla stampa britannica come “The genius of rock’n’roll”, offrirà al pubblico uno spettacolo a ingresso gratuito, inserito nel cartellone degli eventi estivi del Comune di Arzachena. L’appuntamento è promosso da Golden Music Events di Alessandro Carta, in stretta collaborazione con il CCN Arzachena Centro Storico.

Insieme a piazze del calibro di Locarno e Martina Franca, Arzachena si prepara ad accogliere “From 20’s to 20’s – The Piano Odyssey. One Hundred Years in One Night”. Lo show non è un semplice concerto, ma una vera e propria esperienza musicale e teatrale: un viaggio magnetico che attraversa un secolo di storia della musica, dove la tecnica monumentale incontra l’istinto del rock’n’roll e la tradizione dialoga con la contemporaneità. In attesa di vederlo dal vivo sul palco gallurese, abbiamo rivolto a Matthew Lee quattro domande in anteprima sui suoi progetti, sulla sua tecnica straordinaria e sul suo legame con l'Isola.

Matthew, il tuo grande tour estivo tocca piazze internazionali prestigiosissime, ma il 7 luglio farai tappa nel cuore della Gallura, ad Arzachena. Che tipo di fascino esercita su di te la Sardegna e in che modo l’energia così viscerale e selvaggia di questa terra si sposa con la carica travolgente del tuo rock’n’roll?

"Amo profondamente la Sardegna. Ogni volta che torno è una nuova emozione, perché è una terra che ha qualcosa di unico: una bellezza incredibile, un’energia autentica e un fascino che riesce sempre a sorprendermi. Non è solo un luogo dove vengo a suonare, ma è anche un posto che amo vivere e dove mi piace fermarmi qualche giorno in vacanza durante l’estate, tra una data e l’altra del tour. Credo che la Sardegna abbia un’anima molto forte, selvaggia e passionale, e questo si sposa perfettamente con lo spirito del rock’n’roll: una musica fatta di energia, libertà e grandi emozioni. Portare il mio spettacolo ad Arzachena sarà quindi qualcosa di davvero speciale".

Ad Arzachena porterai "From 20’s to 20’s – The Piano Odyssey", uno spettacolo che racchiude cento anni di musica in una sola notte. Come sei riuscito a far dialogare la tradizione del pianoforte classico con l'istinto più puro del rock'n'roll, e cosa deve aspettarsi il pubblico che riempirà Piazza Risorgimento per questa vera e propria esperienza teatrale e musicale?

“From 20’s to 20’s – The Piano Odyssey” è uno spettacolo nato dalla voglia di raccontare cento anni di musica attraverso il pianoforte, lo strumento che è sempre stato al centro del mio percorso. È un viaggio che passa dal jazz allo swing, dal blues fino al rock’n’roll e alle sonorità più moderne. La cosa bella del pianoforte è che può raccontare mondi completamente diversi: può essere delicato, emozionante, ma anche sprigionare una grande energia. Sul palco cerco proprio questo equilibrio, unire la storia della musica al mio modo di viverla, con tanto ritmo, passione e quella dose di energia che fa parte del mio rock’n’roll".

La stampa britannica ti ha definito "The genius of rock’n’roll". Nelle tue performance il pianoforte smette di essere un semplice strumento e diventa quasi un partner acrobatico, un complice da suonare anche con i piedi o sottosopra. C’è un rito particolare o un aneddoto curioso sulla tua preparazione atletica e mentale prima di salire sul palco e scatenare questo uragano di virtuosismo?

"Prima di salire sul palco cerco sempre di entrare nel giusto stato mentale, perché ogni concerto è un momento unico e il rapporto con il pubblico nasce proprio in quei minuti. Non ho un vero e proprio rito, ma sicuramente ho bisogno di concentrarmi, sentire l’energia della serata e prepararmi fisicamente perché il mio modo di suonare è molto istintivo e coinvolge tutto il corpo. Il pianoforte per me non è solo uno strumento da suonare, ma un compagno con cui ogni volta nasce qualcosa di nuovo. Una parte importante del mio spettacolo è l’improvvisazione: spesso succedono cose che sorprendono anche me, perché seguo l’istinto del momento e lascio che la musica mi porti in direzioni diverse. È proprio questa imprevedibilità che rende ogni concerto speciale".

La tua carriera è costellata di successi, dai sette album pubblicati fino ai palchi condivisi con miti del calibro di Tom Jones e Van Morrison. Parallelamente a questo incredibile tour estivo, quali sono i progetti discografici ed editoriali a cui stai lavorando e quale sarà la prossima "odissea" musicale che hai intenzione di esplorare?

"In questo periodo sto lavorando a un nuovo progetto discografico molto importante insieme al produttore Bruno Riva. Insieme abbiamo creato un nuovo sound, un incontro tra il mio mondo rock’n’roll e il country moderno, quello che oggi riesce a riempire gli stadi di tutto il mondo grazie a tanti grandi artisti americani. È un suono che sento profondamente mio, perché unisce le mie radici con una visione più contemporanea e internazionale. Credo che questo nuovo percorso rappresenterà una nuova evoluzione artistica e contribuirà a creare quello che sarà il nuovo Matthew Lee, mantenendo sempre al centro il pianoforte, l’energia e l’anima della mia musica".