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Andrea Camilleri: il pensiero di una sua non-lettrice

Ph: Camilleri pagina Fb + elaborazione grafica
Nomasvello Olbia 1085

Olbia, 20 luglio 2019 – La morte rende celebri.

Lo penso sempre quando mi capita di leggere della morte di qualche personaggio conosciuto dal pubblico.

Morostesa 2019

Però spesso e volentieri, specie fra i giovani, la domanda più gettonata rimane: ”Chi è?”, (a tal proposito, questo articolo del Post può aiutare a trovare una risposta). Nel caso di personaggi legati alla letteratura poi, è molto frequente. 

E anche stavolta, alla notizia della morte di Camilleri, c’è chi sicuramente si è posto questo quesito. Ciò mi porta a pensare al grosso problema che abbiamo nei confronti della lettura, considerato il grande fardello italiano.

Questo ci conduce al problema del come la scuola provi di avvicinare i giovani alla lettura: insomma, letture a scelta, letture obbligate, letture in classe e posti dove la lettura è contemplata solo quel tanto che basta per spiegare un autore.

Qualunque sia il metodo, il problema è sempre lo stesso; i giovani comunque non leggeranno.

E allora ecco le sintesi delle letture trovate su internet per non farsi beccare impreparati o la semplice repulsione per il compito assegnato. In ogni caso, si pensa che tutti gli studenti, per amor del “siamo contro il sistema”, non seguano i compiti a casa legati ai libri per pura svogliatezza.

Vi rendo partecipi di una verità: non sempre è così.

Faccio parte di quella fascia che ha iniziato a leggere tardi, per quanto letteratura ed epica siano sempre state le mie ore preferite a scuola.

Non ho mai apprezzato appieno l’idea di passare ore fissa su delle pagine piene di parole, mi faceva sbadigliare già l’idea.

Vedevo quei libri alti come dizionari, mi portavano tra lo sconcerto e l’incredulità a chiedermi: “ma ci sono persone che lo hanno DAVVERO letto tutto?!”.

Ho imparato ad apprezzare la lettura grazie a una parente, che per diverse estati mi ha regalato libri su libri.

All’inizio non li sfogliavo nemmeno, ma un giorno, chissà per quale motivo ho iniziato il primo.

Impiegai mesi a finirlo, era pur sempre la mia prima lettura, tuttavia, dopo quello non ho più smesso.

Nonostante conosca il suo nome per l’immensa fama che si è portato nella tomba, non ho ancora trovato il piacere di cominciare un libro di Andrea Camilleri.

Ne ho letto le gesta, questo sì, ricordo anche la copertina di un suo libro di qualche anno fa intitolato “Esercizi di memoria”. Attirò la mia attenzione l’illustrazione della copertina, particolare e completamente distante dalle solite, non una foto, non un disegno realistico che sembra quasi in 3D ma uno sfondo bianco con la sua caricatura, incredibilmente semplice ma in realtà tremendamente originale in mezzo agli altri, per questo spiccava su quello scaffale ed è per questo che ne ho un ricordo così vivido.

Come mai non ho mai letto Camilleri? Forse per pigrizia o forse perché sono abituata ai gialli americani.

Ho notato che noi italiani abbiamo una brutta abitudine: tendiamo ad adorare le letture straniere e guardiamo storto i libri nostrani, quasi fossero tutti spazzatura.

Rimaniamo affascinati da Steven King, Michael Connelly, Ken Follett… poi nomi come Andrea Camilleri, Michela Murgia (perché esistono anche scrittori/scrittrici della Sardegna), Oriana Fallaci, Bruno Vespa, Alessandro Baricco vengono forse considerati se capitati sottomano per puro errore.

Anche la scuola ha la sua buona dose di “colpe”, e mi riferisco soprattutto a quella dell’obbligo, che tende a proporre sempre gli stessi autori e sempre le stesse cose.

Sono pronta a scommettere che tutti quelli della mia generazione conoscono Io non ho paura di Niccolò Ammaniti a memoria, compreso l’omonimo film con Diego Abatantuono.

Per carità, interessante, con un bel significato, importante. Unica pecca? Io l’ho studiato, con tanto di letture, approfondimenti e visione completa del film, in 5° elementare, in 2° media e 2° superiore.

Sembra che Ammaniti sia, oltre che l’unico scrittore italiano ancora in vita degno di nota in un’aula scolastica, il fautore di un solo libro, che per giunta, a causa di questo continuo studio si finisce per odiarlo.

Gli scrittori e le scrittrici del contemporaneo non sono presi in causa, lo studio rimane fisso, nella maggior parte dei casi, ai grandissimi classici, giustamente importanti, ma sembra che dopo Italo Calvino la letteratura si sia suicidata.

Eppure in libreria non vedo solo le raccolte di poesie di Leopardi e Baudelaire.

Persino Camilleri è rimasto in parte vittima di questo brutto schema: io da ex studentessa delle superiori so della sua esistenza grazie alla celebre serie tv, al ricordo di quel suo libro, ma non ne conosco a pieno la grandezza, per quanto sia evidente che resterà per l’Italia e per il mondo uno dei più grandi scrittori italiani.

Sono pronta a scommettere che molti giovani avranno il piacere e la curiosità di scoprire Camilleri proprio “grazie” alla sua morte: un po’ macabro come metodo ma molto efficace.

A tal proposito, nonostante quello che ho detto poc’anzi, suggerisco ai futuri diplomandi dell’anno 2019/2020 di leggere qualcosa su di lui, perché come successe per Umberto Eco, nonostante non sia parte del programma scolastico, potrebbe capitare come traccia della prima prova.

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