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Un olbiese a Roma: Battista Bardanzellu

Un olbiese a Roma: Battista Bardanzellu
Un olbiese a Roma: Battista Bardanzellu
Federico Bardanzellu

Pubblicato il 27 marzo 2015 alle 08:10

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Il cosiddetto "villino Tamponi", Corso Umberto I, 64
Battista Bardanzellu nasce il 16 settembre 1885, nella palazzina di Corso Umberto I 64 che suo nonno materno, il farmacistacalangianese Battista Tamponi, aveva fatto costruire per trasferire la suaattività da Tempio Pausania a Terranova. I suoi genitori, Giorgio e Marietta Tamponi non potevano essere più diversi tra loro: brillante conversatore e bohémien, l’uno; tenace lavoratriceattaccata alla famiglia, l’altra. Eppure ebbero sette figli e rimasero uniti per quasi quarantacinque anni, sinché morte non venne a separarli.
Battista, sin da piccolo, era solito dirigersi correndo lungoil Corso Umberto verso il lido della cittadina natale, per fantasticare a occhiaperti una “terra promessa” d'oltremare. I genitori ne assecondarono le aspirazioni e, primo della famiglia, lo mandarono a studiare in continente. Dopo aver frequentato le scuole superiori a Genova, il giovane si trasferisce aRoma, dove intraprende gli studi universitari.Non era la Roma dei Cesari o quella dei Papi che loattraeva, ma la “Roma del Popolo” di Giuseppe Mazzini, portatrice di unamissione civilizzatrice dell’umanità, basata sulla forza del diritto e per lalibertà delle nazioni oppresse. Nel 1906 si iscrive al Partito Repubblicano eall’associazione studentesca laica “Corda Fratres”; l’anno dopo si laurea ingiurisprudenza. Battista entra poi come praticante nello studio dell’avvocato toscanoEttore Ciolfi, anch’egli repubblicano e promotore del riscatto delle terredestinate ad uso civico; diviene particolarmente esperto nelle questioni immobiliari e Ciolfi gli affida, per circa un decennio, la direzione dellarivista “Giurisprudenza e dottrina”, di cui era editore[1].
Battista Bardanzellu (1885-1956)
Nella capitale d’inizio secolo, il giovane si inserisce inquell’ambiente culturale che diverrà poi la culla della sua attività politica: èla stagione del “blocco popolare” del sindacomassone Ernesto Nathan, appartenentealla famiglia di origine ebraica che aveva accolto l’apostolo dell’unitàd’Italia nel suo esilio londinese, ora a capo di una giunta cittadinacomprendente repubblicani, socialisti, radicali e liberaldemocratici.
Il23 aprile 1908, in Campidoglio, Nathan apre i lavori del Congresso nazionaledelle Donne Italiane (CNDI), che riunisce più di 1400 aderenti alleassociazioni femminili che si battono per il diritto di voto alle donne, laparità di retribuzione, la libertà di accesso a tutte le carriere, l'abolizionedell'autorizzazione maritale. Un ruolo di spicco è svolto dall’associazionedella pedagogista Maria Montessori, alla quale appartiene una giovane sarda diCivitavecchia: Fermina Fenu. Fu forse in uno di questi congressi che i due siconoscono,per rimanere insiemetutta la vita. Pochi mesi dopo, contrariamente al volerepaterno, Mina segue la Montessori a Milano, per fondare la seconda "Casadei bambini" in Via Solari, nel quartiere operaio dell'Umanitaria. Al suoritorno, il severo padre sassarese non vuole riaccoglierla in casa. I due, allora, vanno a convivere in un piccolo appartamento di Via Castelfidardo,vicino alla stazione dove, nel giugno del 1910, nasce il primo dei loro quattrofigli maschi. Battista e Fermina regolarizzano poi la loro unione, sposandosicivilmente in Campidoglio, di fronte all’assessore della giunta Nathan Ivanoe Bonomi, futuro presidente del Consiglio[2].In quegli anni, la loro casaospita anche il fratello minore di Battista, il futuro medico Achille, a Romaper studio e, a volte, anche il cugino Agostinangelo, spesso nella capitale peril commercio del bestiame da abbattere. Entrambi sono sapientementeindottrinati al pensiero mazziniano e all’idea repubblicana e vi rimarrannofedeli anche durante la dittatura fascista: il primo sarà costretto a ingerirel’olio di ricino nel 1922; il secondo sarà internato in un campo di prigionia,a Isernia, nel 1942.Nel maggio del 1914, si svolge a Roma, in CastelSant’Angelo, il I Congresso regionale sardo, organizzato dall’associazione deiSardi di Roma. Battista Bardanzellu vi svolge le funzioni di segretario ma conun ruolo particolarmente attivo. E’ lui, infatti a ottenere dall’assemblea un voto di sollecito per l’attuazione delle opere previste per l’adeguamento delporto di Terranova, in vista dell’approdo giornaliero dei piroscafi daCivitavecchia – che si torna a richiedere, insieme all’ulteriore lineaCivitavecchia-Cagliari – e un’interrogazione al governo circa il potenziamentoe il riordino dei trasporti ferroviari nell’isola[3].Allo scoppio della I Guerra Mondiale, a Bardanzellu nonsfugge la circostanza che il terribile evento può rappresentare il completamentodella visione mazziniana dell’unità d’Italia e la liberazione delle nazionalitàoppresse degli Imperi Austro-Ungarico e Ottomano. Pur essendo stato riformatoper congiuntivite cronica, si arruola come volontario, coerente con le sue ideerepubblicane interventiste, per ricoprire il grado di sottotenente nel corpo deibersaglieri. Destinato a Brescia, come ufficiale istruttore, vi rimane pochimesi perché dichiarato nuovamente inabile; presta gli ultimi mesi di servizioal distretto militare di Roma[4].Nel frattempo, sua moglie è colpita dal terribile lutto per la morte delfratello Federico Fenu, precipitato con il dirigibile U5, da lui comandato, diritorno da un pattugliamento delle coste tirreniche in missioneanti-sommergibile[5].
Arch. Centr. Stato: nota dal fascicolo CPG intestato a Bardanzellu
Con l’avvento del regime fascista, il repubblicano Bardanzellu si trova rigidamente all’opposizione. Alla fine del1926 il PRI, come tutti gli altri partiti, eccetto quello fascista, è soppressoe si trasferisce all’estero. Battistarifiuta di tesserarsi al PNF. Per le sueconvinzioni, quindi, è incluso nell’elenco dei “sovversivi” del CasellarioPolitico generale del regime, che deplora la sua frequentazione degli antichicompagni di partito (Oronzo Reale, Giulio Andrea Belloni e Federico Comandini)[6]. Ciò non gli impedisce di affermarsi brillantemente nella professione forense,avviando un importante studio specializzato in vertenze immobiliari. Nel 1928 ètra i fondatori e poi vice presidente dell'Associazione Romana per la ProprietàEdilizia (ARPE). Nel 1929 e nel 1930, pubblica per la “Federproprietà” alcunepiccole guide sul contratto di portierato; nel 1934, un altro opuscolo sul contratto di lavoro per custodi giardinieri. Scrive sulla rivista trimestraledella “Proprietà edilizia italiana” numerosi articoli che saranno poi raccoltiin un volume dedicato alla “Giurisprudenza civile e del lavoro”. Nel frattempo,i suoi tre figli più grandi vengono arruolati per combattere nella II Guerra mondiale; il secondogenito Mario, in particolare, combatterà nella campagna diGrecia (1940-41), in quella di Jugoslavia (1941) e nella guerra di Sicilia(1943).Nel gennaio del 1942, in casa delsuo amico Federico Comandini, viene fondato il Partito d’Azione, d’ispirazionemazziniana ma comprendente anche i liberal socialisti del movimento Giustizia eLibertà. Bardanzellu, insieme a Reale e Belloni, vi aderisce. Svolge propagandapolitica per la nuova formazione, diffondendo segretamente, a persone fidate,manifestini politici che tiene nascosti nel sottotetto. Alla caduta delfascismo, il PRI riemerge dalla clandestinità, ma a Bardanzellu non convincel’intransigenza del segretario romano Giovanni Conti, che si rifiuta di far aderireil partito al Comitato di Liberazione Nazionale. Costituisce, allora, una “brigataMazzini” di partigiani, nella quale si arruolano i suoi figli Giorgio e Claudioe altri militari sbandati dopo l’8 settembre, che vanno a combattere i tedeschisui Monti Prenestini. C’è anche il cappellano dell’Aeronautica don PasqualeButtarazzi che dota la formazione di alcuni apparati radio e tiene i contatticon i trotskisti di Bandiera Rossa. I contatti con le squadre partigiane delpartito d’Azione vengono invece intrattenuti, a Roma, da Battista stesso[7]. Il 23 ottobre 1943, sul Monte Guadagnolo, lo scontro con i tedeschi sembrainevitabile: gli invasori, infatti, irrompono in assetto di guerra sulla piazzadel paesino, posto a 1218 metri slm. Onde evitare un massacro, Buttarazzi tentala carta della trattativa ma, quando capisce che sta per essere catturato e torturato per acquisirgli informazioni si da alla fuga e viene trucidato allespalle. Il suo cadavere viene esposto per tre giorni a monito per i partigiani,nascosti nelle alture circostanti. Nel frattempo, Battista, temendo di essere arrestatoda un momento all’altro, trasferisce a Montepulciano, in Toscana, la moglie eil quindicenne figlio minore Franco. Anche quest’ultimo tuttavia, si impegna comestaffetta nelle formazioni partigiane locali.
Roma. Viale Battista Bardanzellu
Dopo la liberazione di Roma e il ritorno in Italia del segretario politico Randolfo Pacciardi, Battista Bardanzellu rientraufficialmente nel PRI, che gli affida la direzione amministrativa della VoceRepubblicana[8]. Nelmaggio del 1945, al “Convegno nazionale”, viene eletto nel comitato esecutivo delladirezione del Partito Repubblicano[9].Alle elezioni dell'Assemblea Costituente tenutesi parallelamente al referendum del 2 giugno 1946, Bardanzellu perde la grande occasione politica. E’ inserito al n. 3 della lista del PRI nelcollegio della Sardegna, dopo il Segretario nazionale Pacciardi e il vicesegretario DellaSeta, cheavrebbero fatto campagna elettoralein altre regioni. Nelle amministrative tenutesi appenapoche settimane prima il partito aveva conseguito il 4,5% con un trend increscita e, su tali basi, l’avvocato repubblicano si sarebbe sicuramente sedutoalla Costituente. Purtroppo, la lista del PRI viene esclusa per motivi formali dalla Corte di Appello di Cagliari e le speranze che unolbiese segga sui banchi della Costituente vanno in fumo [10].Nel dicembre dello stesso anno Bardanzellu si presenta alle elezioni comunali di Roma; viene eletto consigliere e poi assessore della prima giunta Rebecchini ma sidimette immediatamente da quest’ultima carica, ritenendo indecoroso che unrepubblicanopossa farparte di una giunta appoggiata da monarchici e qualunquisti[11].Le sue dimissioni precedono di pochi giorni quelle del Sindaco e degli altriassessori.Al XIX Congresso Nazionale del PRI (gennaio 1947),Bardanzellu è eletto nella nuova Direzione Nazionale[12].In novembre è eletto nuovamente consigliere comunale di Roma; siede nell’AulaGiulio Cesare sui banchi dell’opposizione, insieme a comunisti e socialisti. Sarà
confermato alla Direzione Nazionale e al Comitato esecutivo del PRI neisuccessivi Congressi del 1948[13],1949[14],1950[15]e 1952[16].Sfortunate sono invece le elezioni alla Camera dei Deputati del 18 aprile 1948e del 1953, quando sconta il difficile momento attraversato dal partito alivello nazionale (solo 8 eletti nel 1948 e 5 nel 1953) e si classificasolamente ai primi posti tra i non eletti.
Le elezioni comunali del 1952 – che si tengono con ilsistema degli “apparentamenti” – vedono Bardanzellu promotore di una delicataoperazione politica. Il Vaticano spinge per la composizione di una coalizionedi centro-destra tra Democrazia Cristiana e la destra monarchica e neofascista. Anche all’interno del PRI romano, una nutrita corrente spinge per lapartecipazione del partito a un’opposta coalizione di sinistra comprendentesocialisti e comunisti, in contrasto con la linea della segreteria nazionale diOronzo Reale, che fa parte della maggioranza che sorregge i governi centristi di Alcide De Gasperi(DC-PRI-PSDI-PLI). Bardanzellu si batte per la costituzione di una coalizione centrista anche al Comune di Roma, coerente con la linea nazionale del partito e riesce a spuntarla, grazie anche all’opposizione di De Gasperi ai disegni reazionari d’oltre Tevere[17]. Nella vittoriosa consultazione elettorale, è eletto nuovamente consigliere comunale e fa parte come assessore al patrimonio dellagiunta centrista del democristiano Rebecchini (1952-56).
Roma: Asilo Nido Battista Bardanzellu
La battaglia con le opposizioni di sinistra, in Consiglio comunale, è durissima: L’Unità del 27novembre 1953 gli rinfaccia di avere rapporti professionali, come avvocato, conla potentissima Società Generale Immobiliare, di proprietà del Vaticano.Bardanzellu si difende, ribadendo di non aver appositamente partecipato aldibattito politico in corso, per non influenzare minimamente le decisionidell’amministrazione[18].Ma, ormai, sono le sue condizioni di salute a indebolirlo. Al XXIV Congresso Nazionale del PRI (1954), non ripresenta la sua candidatura alla Direzione delpartito. E’ operato dall’insigne chirurgo Pietro Valdoni, già cardiologo di Togliatti ma sopravvive poco più di un anno. Il 31 gennaio 1956, in una Romainvestita dalla più forte nevicata del secolo, muore in una clinica dellacapitale, come assessore in carica. È stato anche vicepresidente dell’Assitalia,consigliere d'amministrazione dell'INA, consigliere delegato della Società RomaNord, consigliere d'amministrazione dell'ACEA[19]. Il suo corpo riposa nel cimitero monumentale del Campo Verano.Nel 1977, Roma ha dedicato a questo grande olbiese un lungoviale alberato nel quartiere Colli Aniene e, successivamente, un asilo nido e un centro di formazione professionale privato. Fino alla ristrutturazioneoperata per il Grande Giubileo del 2000, il suo nome era riportato in unospazio dei “fasti moderni” del Museo Capitolino, dove erano incisi i nomi degliamministratori della Città di Roma, accanto ai consoli antichi e ai senatorimedioevali. Ora anche tale epigrafe giace tra i reperti abbandonati di unadepositeria comunale.Altre notizie su Battista Bardanzellu e le vicende della sua famiglia sono esposte nel volume "La Saga dei Bardanzellu. Le alterne vicende di una famiglia sarda", acquistabile on line a questo link: http://www.edizionidelfaro.it/libri/la-saga-dei-bardanzellu
[1] La Voce repubblicana, 2 febbraio 1956
[2] Comunedi Roma, Archivio di Stato Civile, Attidi Matrimonio, n. 3/34 del 24 dic. 1910.
[3] Atti del Primo Congresso Regionale Sardotenuto in Roma in Castel Sant’Angelo, Roma, Cooperativa tipograficaManuzio, 1914.
[4] Ministerodella Difesa, Direzione generale Personale Ufficiali, Divisione matricole elibretti personali, Stato di servizio di Bardanzellu Battista
[5]Federico Bardanzellu, Lettere dalDirigibile U5: Una tragedia della Grande Guerra nella corrispondenza di unpioniere del volo, Caosfera, Padova 2014, ISBN:9788866283058.
[6] ArchivioCentrale dello Stato, Min. Interno, Dir. Gen. P.S., Casellario politico centrale, f.“Bardanzellu Battista”.
[7]Simone Sechi, La partecipazione dei Sardi allaresistenza italiana, in: M. Brigaglia, F. Manconi (a cura di), L’antifascismo in Sardegna, Cagliari1986.
[8] Massimo Scioscioli, I repubblicani a Roma. 1943-44,Roma, 1988, pagg. 131-134
[9]Alessandro Spinelli, I repubblicani nelsecondo dopoguerra (1943-1953), Longo Editore, Ravenna, 1998, p. 38
[10]Giancarlo Murtas (a cura di), Bastianina,il sardoAzionismo : Saba, Berlinguer e Mastino, Cagliari, Eidos, 1991, pp.302-303
[11] Archivio capitolino, Verbalidel Consiglio comunale di Roma, Seduta pubblica dell'11 dicembre 1946
[12]Alessandro Spinelli, cit., p. 81 n.
[13]Alessandro Spinelli, cit., p. 109 n.
[14]Alessandro Spinelli, cit., p. 153 n.
[15]Alessandro Spinelli, cit., p. 216 n.
[16]Alessandro Spinelli, cit., p. 221 n.
[17] AlessandroSpinelli, cit., pp. 221-223
[18] La Voce Repubblicana, 28 novembre 1953
[19] La Voce repubblicana, 2 febbraio 1956