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San Teodoro, il costume tradizionale torna protagonista: memoria e identità al centro di Casa Cumuna

Domani nuovo appuntamento “Da Capo Corso a Oviddè – Appunti di viaggio”

San Teodoro, il costume tradizionale torna protagonista: memoria e identità al centro di Casa Cumuna
San Teodoro, il costume tradizionale torna protagonista: memoria e identità al centro di Casa Cumuna
Patrizia Anziani

Pubblicato il 16 April 2026 alle 18:00

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San Teodoro. Il 10 aprile scorso è stato presentato a San Teodoro il progetto Casa Cumuna, iniziativa promossa dall’associazione culturale Realtà Virtuose in collaborazione con il MAST – Museo Archeologico di San Teodoro. Il progetto coinvolge il Comune di San Teodoro e partner del territorio di Brando, piccolo comune del Cap Corse, creando così un primo spazio di confronto tra le due sponde del Mediterraneo.

La conferenza inaugurale, ospitata nella Biblioteca Comunale Elena di Gallura, ha aperto ufficialmente il ciclo di incontri “Da Capo Corso a Oviddè – Appunti di viaggio”, che ha richiamato numerosi partecipanti non solo da San Teodoro ma anche da diversi centri della Gallura (leggi qui).

Al termine della tavola rotonda la vicesindaca di San Teodoro, Luciana Cossu, ha presentato e illustrato al pubblico il costume femminile tradizionale di San Teodoro, simbolo della storia e delle radici della comunità teodorina. Nel territorio sono conservati pochissimi indumenti originali del costume tradizionale. Dalle fonti emerge come l’abbigliamento del paese, già all’inizio del Novecento, fosse influenzato anche dalla moda borghese e continentale. Lo stesso studioso Vittorio Angius raccontava che le donne delle campagne di Oviddè indossavano cappelli a falde larghe ornati di lunghi nastri colorati.

Il costume tradizionale di San Teodoro è custodito negli spazi che un tempo ospitavano la sede dell’Icimar, l’attuale Museo MAST, oggi punto di riferimento per la memoria storica della comunità assieme alla Biblioteca Comunale Elena di Gallura. Proprio in questi spazi, grazie alla sensibilità dell’amministrazione comunale, il costume tradizionale di San Teodoro è stato conservato ed esposto ai visitatori, corredato da una ricca pannellatura esplicativa che ne descrive i diversi componenti e il significato storico.

I diversi capi che lo compongono seguono precise consuetudini e raccontano, attraverso tessuti e forme, aspetti della vita sociale e culturale della comunità. Tra i principali elementi dell’abito figurano la cappitta, mantello utilizzato nelle occasioni solenni, la camisgia, camicia bianca con maniche ampie e polsini decorati, e la faldetta, realizzata in tessuto coordinato damascato bordeaux. L’insieme è completato dal míccalóri di capu, il fazzoletto bianco indossato sul capo, dal gilet in tessuto damascato bordeaux e dal panneddu, la gonna coordinata che completa il costume. Ogni elemento contribuisce a creare un insieme armonico che richiama la tradizione gallurese e le influenze culturali che nel tempo hanno attraversato la storia del territorio.

L’abito esposto al museo è stato ricostruito e donato molti anni fa da Francesca Giagheddu vedova Brandano. A raccontarne la storia è stata Annalisa Brandano, figlia di quest’ultima, che ricorda come il vestito fosse stato interamente cucito dalla madre sulla base dei ricordi familiari. “Mia madre aveva acquistato le stoffe e realizzato l’abito ricordando come vestivano la nonna e la bisnonna”, ha spiegato. Il costume fu poi donato all’Icimar quando l’associazione era ancora attiva, contribuendo a preservare una testimonianza preziosa della tradizione locale.

Per l’occasione il costume di San Teodoro è stato rinfrescato e restituito al pubblico in tutto il suo splendore: un abito che, nella sua austerità e nella morbidezza delle stoffe, racconta di un tempo in cui veniva indossato nelle occasioni più solenni della vita comunitaria. La presentazione del costume durante la serata dedicata a Casa Cumuna ha rappresentato quindi un momento simbolico per la comunità, riportando al centro dell’attenzione un elemento identitario che racconta la storia sociale del territorio.

“Il desiderio di ricostruire il costume è partito dal basso, dalla comunità" ha commentato la vicesindaca Luciana Cossu. "L’abito oggi restaurato fu donato tanti anni fa dalla signora Francesca Brandano – oggi era presente sua figlia – e in occasione di questo progetto è stata realizzata anche una pannellatura che descrive i singoli indumenti. È un costume semplice e sobrio, in tessuto broccato, che veniva indossato nelle occasioni speciali: feste, momenti conviviali, ricorrenze importanti. Ciò che mi colpisce è come l’integrazione tra la cultura gallurese e chi è arrivato ad abitare San Teodoro abbia fatto nascere una grande passione per le tradizioni. C’era già un gruppo folk, ma come spesso accade i ragazzi sono cresciuti e si sono allontanati. Adesso è stato ricreato un laboratorio di minifolk per i più giovani e uno per gli adulti: siamo quasi a cento persone”, ha concluso la vicesindaca.

Domani il secondo appuntamento di Casa Cumuna

Il ciclo di incontri “Da Capo Corso a Oviddè – Appunti di viaggio” proseguirà domani, 17 aprile alle ore 18, sempre presso la Biblioteca Comunale Elena di Gallura e il MAST – Museo Archeologico di San Teodoro. Protagonista dell’incontro sarà lo storico corso Jean-Christophe Liccia, presidente dell’associazione Petre Scritte di Brando, che presenterà le sue ricerche sui rapporti commerciali e culturali tra la Corsica e la Sardegna a partire dal XVII secolo. La serata sarà accompagnata anche da momenti musicali e dialoghi a cura del gruppo etnomusicologico ICHNVSS, con musicisti della tradizione gallurese.