Thursday, 30 April 2026
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Pubblicato il 30 April 2026 alle 07:00
San Teodoro. Si è chiuso venerdì scorso il primo ciclo di incontri di Casa Cumuna, il progetto promosso da Realtà Virtuose che ha portato al Museo Archeologico di San Teodoro (MAST) tre giornate dense di contenuti, partecipazione e confronto tra Sardegna e Corsica. Un percorso che, dopo gli appuntamenti dedicati ai commerci e alle connessioni storiche tra le due isole ( leggi qui e qui), si è concluso con una serata capace di unire istituzioni, ricerca e musica.
Ad aprire l’ultimo appuntamento è stato Giuseppe Pisanu, archeologo e direttore del MAST, che ha sottolineato il valore del lavoro di ricerca emerso durante la rassegna: "La ricerca è molto lunga, dobbiamo mettere sempre un piccolo tassello che può aiutare a ricreare una storia difficile. Già con questa tre giorni siamo riusciti a recuperare tanti documenti, ma c’è bisogno dell’aiuto di tutti, non solo degli studiosi ma anche degli appassionati". Un invito chiaro alla comunità a diventare parte attiva in un processo di conoscenza che si costruisce nel tempo. Il saluto istituzionale è arrivato dalla sindaca di San Teodoro Rita Deretta, che ha messo in luce il doppio valore — culturale ed economico — dell'iniziativa: "Queste giornate riscoprono le nostre origini e ci interconnettono con la Corsica: ci divide uno stretto, ma le nostre vite sono molto più vicine di quanto pensiamo". E ancora: "La cultura può trasformarsi in crescita per il territorio: in Corsica si è parlato di San Teodoro e c'è già chi prenota per conoscere Brandinchi". Parole che restituiscono il senso di un progetto capace di andare ben oltre la dimensione accademica. Protagonista della serata lo storico Salvatore Moreddu, che ha approfondito i legami tra Sardegna e Corsica tra Seicento e Ottocento, tra mercanti, rotte commerciali e integrazione sociale ( qui un articolo). A seguire il concerto degli Eppò che si è esibito, per la prima volta in Sardegna, dando vita ad un avvincente spettacolo musicale. Il gruppo proveniente da Bastia ha trasformato l’ultima serata di Casa Cumuna in un momento di condivisione collettiva. Tra lingua corsa e sonorità mediterranee, gli Eppò hanno portato sul palco non solo il travolgente entusiasmo, ma un messaggio profondo e diretto: apertura, identità e accoglienza. Il pubblico è stato coinvolto attivamente, fino a diventare parte dello spettacolo, in un finale corale che ha restituito pienamente lo spirito di Casa Cumuna: abbattere le distanze e creare comunità.
A margine di questa esperienza di successo incontriamo Silvia Selis, archeologa, e Corrado Seddaiu, sociologo, da anni impegnati nello studio dei rapporti tra le due Isole.
A Silvia Selis chiediamo di anticiparci i progetti futuri dell'associazione culturale Realtà Virtuose e l'archeologa olbiese traccia una prospettiva che guarda sia al breve periodo sia a una visione più ampia: "Vogliamo continuare il progetto insieme al MAST, portando avanti Casa Cumuna anche dal punto di vista della collaborazione con ICIMAR. I prossimi passi saranno sicuramente il coinvolgimento dei più piccoli: stiamo già pensando ad attività con le scuole, in particolare elementari e medie del Comune di San Teodoro. L’idea è quella di avvicinarli a questa storia, farli sentire parte di questo percorso come dei veri piccoli studiosi, partendo proprio dalle loro case, dai racconti dei nonni e dagli oggetti che custodiscono". Ma l’obiettivo, spiega l'archeologa, è ancora più articolato: "Casa Cumuna non vuole limitarsi alla storia di Brando e dei Brandinchi, ma diventare qualcosa di più ampio: un vero e proprio luogo fisico – il museo di San Teodoro – come centro di cooperazione culturale tra Sardegna e Corsica. L’idea è costruire un programma permanente di ricerca storica e antropologica, una piattaforma di scambio culturale ed economico. In sintesi, rafforzare l’identità storica mediterranea del territorio, generando ricadute culturali, educative ed economiche".
A completare il quadro è Corrado Seddaiu, che sottolinea un aspetto centrale del progetto: "Tra gli obiettivi c’è anche quello di facilitare i rapporti tra Sardegna e Corsica. Spesso si dice che siamo due isole vicine, ma che in realtà non si conoscono davvero. Per questo vogliamo creare occasioni concrete di incontro: invitare artisti, musicisti, artigiani, studiosi, certo, ma soprattutto far incontrare le persone, creare relazioni. È questo che ci interessa davvero". Sul rapporto personale con la Corsica e sull’origine di questo percorso, lo studioso racconta: "Il nostro interesse nasce circa dieci anni fa, quando facevamo parte della rete dei piccoli paesi, legata all’associazione Riabitare l’Italia, che si occupa di spopolamento. Siamo stati invitati in Corsica, in particolare nel comune di Pigna, un esempio virtuoso di rinascita di un territorio marginale. Lì abbiamo conosciuto una realtà culturale straordinaria che ci ha letteralmente fulminati. Da quel momento è nata un’attrazione forte, che ci ha portato a tornare spesso, anche più volte al mese, per studiare, collaborare e costruire relazioni".
Un legame che nel tempo si è trasformato in esperienze concrete tra le due Isole: "Abbiamo collaborato anche all’organizzazione di festival tra Sardegna e Corsica, dove siamo stati invitati come consulenti: abbiamo proposto conferenze e portato artisti dalla Sardegna. In un certo senso, una prima forma di Casa Cumuna è nata proprio lì, nel nord della Corsica. Continuiamo a tornarci spesso e a breve saremo di nuovo lì, anche per Brando, per portare avanti nuove ricerche su altri comuni del territorio". Il viaggio “Da Capo Corso a Oviddè” ha evidenziato anche il valore della lingua identitaria come strumento di connessione: "All’inizio forse abbiamo un po’ sottovalutato questo aspetto, ma la facilità di comunicazione tra corso, italiano e gallurese è stata fondamentale. Non siamo linguisti, ma abbiamo capito quanto la lingua sia centrale, anche grazie al contributo degli studiosi che abbiamo coinvolto, come la sociolinguista Marina Branca dell’Università di Sassari e Riccardo Mura, dottorando in linguistica, sempre dell'Università di Sassari. La lingua è il futuro di una comunità: un popolo senza lingua rischia di perdere gran parte delle proprie radici".
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