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Olbia, Spiritu Santu: le falde acquifere sono inquinate

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Olbia, 28 ottobre 2019 – Mentre il Cipnes festeggia il via libera  all’ampliamento della discarica di Spiritu Santu, il Comitato di Murta Maria – guidato da Corrado Varrucciu – toglie dal cilindro un documento.

Si tratta di una relazione di 44 pagine – denominata “Relazione piano di caratterizzazione sito impiantistico Spiritu Santu”  realizzata da Arcadia – che, secondo il comitato, non sarebbe stata resa pubblica.

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Il documento riassume le “attività di campo” affidate a mezzo di gara pubblica Cipnes alle imprese SGM/THEOLAB.

In pratica, si tratta delle analisi tecniche compiute nel sito di Spiritu Santu tra il 2015 e il 2017 e riguardanti l’ex discarica comunale (affidata al Cipnes in base a un accordo firmato il 13 aprile 2016) e l’impianto consortile di trattamento e smaltimento rifiuti.

Secondo il Comitato di Murta Maria, i dati presenti all’interno della relazione sarebbero preoccupanti e obbligherebbero le istituzioni alla prudenza o, quanto meno, al principio di precauzione.

Riguardo il campionamento delle acque sotterranee, i campionamenti sono stati fatti durante 4 giorni: 10, 11, 12 e 29 maggio 2017.

“Le analisi chimiche indicano diverse eccedenze rispetto alle CSC previste dal D.Lgs 152/06 per la qualità delle acque di falda“, si legge nella relazione che – subito dopo – elenca i superamenti dei limiti di qualità per le seguenti sostanze:

  • Fluoruri
  • Nitriti
  • Alluminio
  • Arsenico
  • Antimonio
  • Ferro
  • Manganese
  • Nitrati
  • Cromo IV
  • Piombo
  • Zinco
  • Cloroformio
  • Benzene
  • Idrocarburi

“Si osserva che i superamenti principali si registrano a valle della Discarica Comunale ma che per alcuni parametri si sono registrati superamenti sparsi e anche a monte delle aree dell’impianto (discariche) – continua la relazione -. Il composto che riporta il maggior numero di eccedenze rispetto alle CSC risulta essere il manganese, distribuito sostanzialmente in modo ubiquitario ma con ordini di grandezza delle concentrazioni più significativi nei pozzi C’, D e sistema di Mise oltre al piezometro profondo R2″.

L’altro punto dolente, secondo il comitato di Murta Maria, sarebbe il percolato.

“Per ovvi motivi di età dell’impianto e per natura dei sistemi di impermeabilizzazione, il carico di contaminazione del “percolato” caratteristico della Discarica Comunale è inferiore rispetto a quello della discarica consortile”, afferma la relazione.

Dal 1991 al fine 2017, sono stati smaltiti ben 650.000 metri cubi di percolato presso l’impianto di trattamento dei rifiuti liquidi del Cipnes.

Tra i principali parametri inquinanti trovati nel percolato spiccano: azoto ammoniacale, coliformi totali, streptococchi fecali, nichel, piombo, arsenico, boro, cromo alluminio, cloruri, contaminanti organici, benzene, teluene, idrocarburi totali, cloruro di vinile (quest’ultimo solo nel P6).

La relazione è, ovviamente, lunga e molto complessa e le conclusioni lasciano spazio a dubbi e molte domande.

Queste le conclusioni del documento:

Alla luce dei risultati delle attività di caratterizzazione il sito risulta potenzialmente contaminato per la matrice acque di falda.

La parte dell’acquifero che registra i maggiori superamenti delle CSC è la porzione dell’area a valle della Discarica Comunale.

Tuttavia si registrano superamenti delle CSC sparsi su tutta la pertinenza, sia a monte che a valle idrogeologica degli impianti industriali, per i quali considerata la natura idrogeologica del sito avente permeabilità per fratturazione non è possibile allo stato attuale individuare con assoluta certezza le eventuali fonti di contaminazione.

Si ritiene che la discarica Comunale debba essere considerata, con molta probabilità, come una sorgente di contaminazione attiva.

Non si hanno invece evidenze per considerare alla data odierna, ed in riferimento agli esiti dell’attività di caratterizzazione esperita, la Discarica Consortile come una potenziale fonte di contaminazione attiva.

Oltre a ciò, data la distribuzione spaziale della contaminazione si ritiene vi possano essere sorgenti secondarie e minori, attualmente non individuate, in altre posizioni dell’area interne allo stabilimento IPPC.

Ai sensi del D.lgs. 152/06, la procedura prevede la condivisione dei risultati con gli Enti competenti e la successiva realizzazione di un’analisi di rischio sito specifica (ADR).

L’ADR fornirà i valori di Concentrazioni Soglia di Rischio all’interno del sito per i parametri di interesse che saranno poi confrontati con i dati analitici per la definizione della presenza o meno di contaminazione  (concentrazioni eccedenti le CSR per i parametri di interesse all’interno del sito).

La presenza di contaminazione all’interno del sito (CSC > CSR) e/o valori eccedenti le CSC al/ai POC del sito determineranno la necessità di un progetto e di un successivo intervento di bonifica/MISE/MISP.

Ricapitolando:

  • la discarica comunale può essere considerata una fonte di contaminazione attiva;
  • non ci sono prove che la discarica consortile sia una potenziale fonte attiva di contaminazione, ma – data la distribuzione spaziale della contaminazione rilevata – vi possono essere delle sorgenti secondarie non individuate nell’area interna allo stabilimento.

È da notare che, durante il Piano di caratterizzazione, è stata fatta anche un’analisi con i traccianti che è stata svolta dal 22 maggio al 27 ottobre 2017.

A pagina 24 della relazione si legge:

I punti di monitoraggio posti a valle dei punti di immissione non hanno registrato nell’ambito della durata del test passaggio/arrivo di traccianti immessi a monte.

Si può pertanto concludere che il stesso non ha fornito informazioni atte a presupporre che nel periodo di esecuzione vi sia stato il rilascio di sostanze dalla Discarica Consortile e dalla Discarica Comunale verso l’ambiente e non ha dato informazioni relative al flusso delle acque di falda da monte verso valle.

L’esito negativo del test coi traccianti può essere imputabile alla totale assenza di precipitazioni meteoriche e di flusso di falda nel periodo di esecuzione del test.

Mentre a pagina 41 si legge:

Relativamente alla Discarica Comunale gli esiti negativi del test con traccianti sono in contrasto con le evidenze ambientali.

Infatti si può affermare che le acque prelevate dai pozzetti di monte e di valle hanno un carico di contaminazione elevato e con aumento deciso a valle. Da ciò si deduce un rilascio attivo nell’ambiente da parte di quest’ultima.

Il fatto che il test con traccianti abbia dato esito negativo in questo caso può essere dovuto alle scarse precipitazioni del periodo.

Per quanto riguarda la Discarica Consortile, considerate le condizioni ambientali di svolgimento, l’esito negativo del test coi traccianti non può essere considerato una evidenza di tenuta dei sistemi.

Le indagini tomografiche fatte sulla discarica non hanno tuttavia
evidenziato la presenza di alterazioni della tenuta dei teli.

Per il Comitato di Murta Maria, la relazione parla chiaro e ne chiede conto alla Regione Sardegna, che ha da poco autorizzato l’adeguamento/ampliamento dell’impianto.

Alla luce della relazione, che non fuga i dubbi ma anzi li aumenta, domandiamo:

  • L’analisi di rischio sito specifica è stata avviata?
  • Visti i risultati del Piano di Caratterizzazione, sono state compiute ulteriori analisi nel 2019 per comprendere quali potrebbero essere le fonti primarie e secondarie delle contaminazioni rilevate?
  • Sono state fatte analisi al di fuori del sito e della Località in questione per verificare se le concentrazioni rilevate migrano in altre aree del territorio comunale limitrofe a Spiritu Santu?
  • Le indagini integrative stabilite dal CdS del 16 gennaio 2019 che esiti hanno dato? Perché i traccianti vengono ancora usati d’estate se la relazione indica nell’assenza di pioggia un possibile elemento “invalidante”?
  • Alla luce dei risultati delle analisi che indicano un potenziale inquinamento da approfondire con ulteriori specifiche analisi, perché la popolazione non è stata informata?

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