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Olbia e il prossimo sindaco: siamo certi che il nodo centrale sia il nome?

Parte il toto-sindaco in città, ma scarseggiano gli argomenti

Olbia e il prossimo sindaco: siamo certi che il nodo centrale sia il nome?
Olbia e il prossimo sindaco: siamo certi che il nodo centrale sia il nome?
Angela Galiberti

Pubblicato il 06 March 2026 alle 07:00

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Olbia. Manca circa un anno alle prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale di Olbia e della carica di sindaco: non sono dietro l'angolo, ma non si tratta neanche di un tempo infinito. In politica, bisogna preparsi per questo tipo di appuntamenti: c'è chi prende talmente sul serio questo "prepararsi" da essere costantemente in campagna elettorale anche in "tempo di pace". Fatto sta che in città si parla insistentemente di queste prossime consultazioni elettorali, com'è normale che sia, e la domanda più gettonata potrebbe sembrare solo una: chi succederà all'attuale sindaco?

Le testate locali ci stanno già deliziando con il più classico dei giochi giornalistici: il toto-nomi. Il più completo, al momento, è quello pubblicato dalla Nuova Sardegna. I nomi sono già ben noti, soprattutto per il centrodestra, ma anche il centrosinistra non scherza (anche se l'unica novità proviene da questo schieramento). Noti perché sono i nominativi che circolano da un paio d'anni come possibili papabili, noti perché di fatto sono (più o meno) le stesse persone da un lungo lasso di tempo.

Si parla tanto di nominativi perché la prossima consultazione segna la fine di un regno, quello del Re Solo: saldamente in sella dal 1997, questa è per lui l'ultima consigliatura perché dopo il secondo mandato consecutivo non ci si può ricandidare. Parliamo di poco meno di 20 anni di governo (quasi) ininterrotto. Un'epoca che finisce? Dipende da come affronteremo, come olbiesi, questa fase di ricambio. Concentrarci solo sul nome ha un po' il sapore della successione imperiale, come se la persona che si siederà sullo scranno più alto fosse o un'emanazione diretta del Re oppure il rappresentante dell'altro ramo della famiglia reale, diversa sì ma fino a un certo punto (vedasi il listone unico per la Provincia del Nord-Est che ha prodotto un Consiglio provinciale alla volemose-bene).

In tutto questo affannarci per i nomi manca una cosa fondamentale: Olbia. Manca la città, intesa come tessuto urbano e non (nel suo complesso, agro e frazioni comprese). Manca Olbia intesa come società, come olbiesi. Manca Olbia intesa come tessuto economico. Per farla breve, a un anno dalle elezioni non c'è uno straccio di dibattito politico pubblico sul futuro della città, su cosa vogliono gli olbiesi veramente, su quali sono davvero i loro problemi e i loro desideri. 

Vero è che li candidato sindaco è importante, perché è un po' come il frontman (o la frontwoman) di una band: scalda i cuori, eccita i fan e trascina la folla. Il frontman, però, da solo non basta: ce lo dovrebbero aver insegnato questi ultimi dieci anni, ce lo dovrebbe aver insegnato la narrazzione-tappeto sotto la quale sono stati nascosti i problemi, ce lo dovrebbe aver insegnato anche una certa timidezza nel fare opposizione (credetemi: di argomenti per infastidire realmente la maggioranza ce ne sono milioni di milioni).

Durante l'ultima tornata elettorale, quella dell'ottobre 2021, ha votato il 60,89% degli aventi diritto. Sembra tanto, ma non lo è: nel 2016, al primo turno, aveva votato il 66,70% degli elettori. Cinque anni prima, nel 2011, aveva votato il 78,81% degli olbiesi. Ogni cinque anni, abbiamo perso un pezzo di partecipazione: segno che, evidentemente, c'è una fetta di cittadini e cittadine che (anno dopo anno, consigliatura dopo consigliatura) non si sente né ascoltata, né rappresentata, né ammaliata dalle narrazioni, né coinvolta dalle opposizioni. Semplicemente tace, diserta le urne e scompare dai radar (e in fin dei conti, probabilmente alla politica va bene così).

La domanda da porsi non è chi sarà l'erede al trono, ma è: esiste un'idea politica di città e di futuro capace di riportare gli olbiesi alle urne? Chi scrive non conosce la risposta, ma sa bene una cosa: lo spazio per l'alternativa c'è, magari mancano le buone idee.

 

Immagine di copertina: elaborazione AI