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Da Arzachena a New York nel segno delle Blue Zone: parla il regista Pietro Mereu

Dal cuore della Gallura ai quartieri di East Harlem e South Bronx: la longevità sarda diventa un paradigma scientifico e urbanistico

Da Arzachena a New York nel segno delle Blue Zone: parla il regista Pietro Mereu
Da Arzachena a New York nel segno delle Blue Zone: parla il regista Pietro Mereu
Laura Scarpellini

Pubblicato il 03 June 2026 alle 16:00

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Arzachena. Il modello di sviluppo, lo stile di vita e i parametri scientifici che hanno eletto Arzachena a nuova "Blue Zone" mondiale si apprestano a essere presentati a New York. Il prossimo 4 giugno, il prestigioso New York Institute of Technology (NYIT) ospiterà l’evento "The Longevity Code - Sardinia Meets East Harlem and the South Bronx", un appuntamento istituzionale che unisce divulgazione cinematografica e seminari scientifici di alto profilo.

L’iniziativa segue il riconoscimento ufficiale avvenuto lo scorso settembre in piazza Risorgimento nell'ambito del Longevity Fest – ideato da Pietro Mereu e organizzato da Smeralda Holding con il Consorzio Costa Smeralda – durante il quale il professor Giovanni Pes, co-fondatore del concetto di Blue Zone, ha inserito Arzachena nel novero delle aree della longevità sarda, accanto a Barbagia e Ogliastra.

foto: sindaco di Arzachena  @RobertoRagnedda

Il Comune di Arzachena ha sostenuto attivamente la produzione del documentario Finding the Blue, che riceverà la sua prima proiezione americana proprio all'istituto di Manhattan. "Vedere la storia e l'identità di Arzachena protagoniste nel cuore di Manhattan è motivo di immenso orgoglio", ha dichiarato il sindaco Roberto Ragnedda. "Quando abbiamo deciso di finanziare il documentario di Pietro Mereu, lo abbiamo fatto con una visione chiara: dimostrare che il nostro territorio non è solo una straordinaria meta turistica balneare, ma un ecosistema unico dove la qualità della vita, le tradizioni e l'ambiente creano un modello di longevità sostenibile".

Foto: @PietroMereu e @Prof.GiovanniPes

Il primo cittadino ha inoltre sottolineato come gli asset immateriali del territorio – il ritmo della vita, i legami sociali e la genuinità delle filiere agroalimentari – vengano oggi assunti come punto di riferimento per la rigenerazione di complessi contesti urbani d'oltreoceano. I lavori al NYIT saranno aperti da Jordan Keys, Associate Dean of Research Collaboration and Innovation. Il nucleo scientifico dell’evento vedrà un confronto accademico tra: Prof. Giovanni Pes: Medico e ricercatore dell’Università di Sassari.  Prof. Randy Stout: Neuroscienziato e biologo cellulare del NYIT. Al centro del dibattito vi sarà la pellicola Finding the Blue. "Il film racconta il percorso di scoperta e la certificazione di Arzachena", spiega il regista Pietro Mereu. "Non è un film sulla longevità, ma un incontro tra la scienza e chi la racconta. In questo caso, il cinema si pone al servizio della scienza".

Foto: @PietroMereu

La validità del modello sardo troverà applicazione pratica in due progetti statunitensi finanziati dal National Endowment for the Arts: "CultivArte" e "All Humans are born equal". I team della NYIT School of Architecture and Design, coordinati dal professor Alessandro Melis, stanno mutuando gli indicatori della longevità sarda per applicarli alla riqualificazione e al miglioramento del benessere sociale nei quartieri di East Harlem e del South Bronx. All'interno di queste commissioni statunitensi, lo stesso Mereu (ILEX Productions) è stato inserito in qualità di componente della giuria di esperti, a dimostrazione del forte legame transatlantico nato sull'asse Gallura-New York.

Abbiamo incontrato Pietro Mereu tra una pausa di lavoro e i suoi molteplici impegni, che ci ha raccontato del progetto americano, e non solo.

Pietro, domani, 4 giugno, il tuo documentario Finding the Blue verrà presentato in anteprima americana al prestigioso New York Institute of Technology (NYIT). Che emozione si prova nel vedere la storia, l'identità e lo stile di vita di Arzachena, da te catturati dietro la macchina da presa, sbarcare nel cuore di Manhattan per aprirsi a una platea internazionale?

"Più che emozione, sento una responsabilità. Il mio primo incontro con Arzachena era stato l'anno prima, girando Arzachentos, quando ho conosciuto Don Francesco Cossu — una figura carismatica che mi ha aperto le radici culturali e antropologiche di questo territorio. Ho scoperto che Arzachena e la mia Ogliastra condividono qualcosa di profondo, qualcosa che precede la scienza e la statistica. Finding the Blue è nato anche da lì. Portare questa storia a New York significa chiedere a una delle città più complesse e frenetiche del mondo di fermarsi un momento e guardare cosa succede quando una comunità vive ancora in armonia con le proprie radici. È una sfida culturale prima ancora che cinematografica".

Nel presentare la pellicola hai dichiarato che Finding the Blue non è semplicemente un film sulla longevità, ma un incontro tra la scienza e chi la racconta, in particolare con il lavoro del professor Giovanni Pes. Come sei riuscito a tradurre in immagini e narrazione cinematografica dei dati puramente scientifici, mantenendo intatta la poesia e l'umanità dei centenari e del territorio gallurese?

"Ho seguito Giovanni Pes in silenzio, cercando di captare la sua passione. Non volevo spiegare la scienza — volevo sentirla. Finding the Blue è nato dalla convinzione che il cinema possa essere un supporto alla ricerca scientifica, non solo una sua divulgazione. Le immagini fanno quello che i dati non possono fare: ti mettono dentro una vita. E quando sei dentro la vita di un centenario ogliastrino, capisci cose che nessun grafico ti può dare".

A New York sarai coinvolto anche come giurato esperto nei progetti "CultivArte" e "All Humans are born equal", dove i parametri della longevità sarda verranno applicati dall'equipe del professor Alessandro Melis per rigenerare quartieri complessi come East Harlem e il South Bronx. Da autore e regista, come valuti questo passaggio in cui l'identità immateriale dell'isola diventa uno strumento concreto di benessere sociale a livello globale?

"È il passaggio che trovo più affascinante di tutta questa storia. C'è qualcosa di straordinario nel vedere i principi di vita di un pastore sardo diventare uno strumento di rigenerazione urbana nel South Bronx. Il mio ruolo come giurato esperto è esattamente questo: tenere vivo il filo tra l'identità originale e la sua traduzione nel mondo contemporaneo. Perché se perdi quel filo, perdi tutto".

Il 2026 si sta confermando un anno straordinario per il tuo percorso, segnato dal successo del Longevity Fest e da questo prestigioso palcoscenico oltreoceano. Guardando avanti, quali sono i prossimi progetti a cui stai lavorando con la tua ILEX Productions e quali storie senti ancora l'esigenza di raccontare?

"Il 2026 è un anno di semina. Quello che stiamo costruendo con NYIT va oltre questo evento — stiamo gettando le basi di un progetto internazionale più ampio, che nei prossimi mesi prenderà una forma molto concreta. Nel frattempo sto ultimando il montaggio del documentario su Francesco Demuro, il tenore sardo che considero una delle voci più straordinarie del nostro tempo. E poi c'è il Longevity Fest, che ad ottobre arriva alla sua quinta edizione — un traguardo importante, che quest'anno porterà con sé alcune novità significative. La Sardegna resta al centro di tutto. Sempre".