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Da Calangianus al team di Kimi Räikkönen: intervista al Technical Manager Antonio Tiveddu

Il gallurese è il Technical Manager di Kawasaki. Dalle piste sarde ai vertici del motocross

Da Calangianus al team di Kimi Räikkönen: intervista al Technical Manager Antonio Tiveddu
Da Calangianus al team di Kimi Räikkönen: intervista al Technical Manager Antonio Tiveddu
Laura Scarpellini

Pubblicato il 04 June 2026 alle 12:00

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Calangianus. C'è l’eccellenza dell'alto artigianato meccanico e della strategia sportiva gallurese ai vertici del motocross mondiale. Nel cuore della splendida Gallura, a Calangianus, affondano le radici di Antonio Tiveddu, oggi stimato professionista del motorsport internazionale nel prestigioso ruolo di Technical Manager del Kawasaki Racing Team (KRT) nella classe regina della MXGP.

Inserito in una solida struttura d'élite composta da venti professionisti che operano sotto la guida del proprietario (l'ex campione del mondo di Formula 1) Kimi Räikkönen e del team manager Antti Pyrhönen, Tiveddu è la figura chiave a cui è affidato il coordinamento, lo sviluppo e la preparazione meccanica delle moto ufficiali della casa giapponese. Un incarico di altissima responsabilità che proietta il nome di Calangianus e della Sardegna nei più importanti circuiti del pianeta.

La carriera di Antonio Tiveddu è la sintesi perfetta di una passione viscerale trasformata in competenza d'avanguardia. Salito in sella per la prima volta a soli sei anni sulle piste sarde seguendo le orme del padre, Tiveddu ha intrapreso inizialmente una promettente carriera da pilota, gareggiando nel Campionato Italiano e approdando nel 2005 nel rinomato Team Maddi per tentare il salto nel professionismo. Dopo un grave infortunio al ginocchio che ha interrotto la sua attività in pista, Tiveddu non ha abbandonato il circus, ma ha saputo reinventarsi con determinazione dietro le quinte, scegliendo la strada della meccanica e della gestione ingegneristica. Una scelta che lo ha portato, grazie a una scalata fatta di dedizione e precisione millimetrica, a diventare il punto di riferimento tecnico di uno dei team ufficiali più iconici e competitivi del mondiale MXGP.

Antonio, la sua passione è nata a sei anni tra i circuiti della Sardegna e oggi ti trovi a coordinare lo sviluppo tecnico di un colosso come Kawasaki in MXGP. Quanto contano le tue origini a Calangianus e la tua esperienza da pilota nel modo in cui interpreti questo prestigioso ruolo di Technical Manager?

"Ritengo che le origini siano molto importanti sotto molti aspetti, sia a livello professionale sia nella vita di tutti i giorni. Essere di Calangianus mi ha sempre reso orgoglioso e porto con me quei valori e quella tenacia che si acquisiscono crescendo in un piccolo paese, dove fin da bambini viene insegnato il valore del duro lavoro e che senza sacrifici nulla arriva dal cielo. Sono principi che mi aiutano e mi accompagnano in tutto ciò che faccio. Anche l’esperienza da pilota ha contribuito a formare il mio modo di interpretare il ruolo che ricopro oggi, permettendomi di comprendere meglio le dinamiche tecniche e ciò che un pilota cerca realmente in una moto da cross. La bellezza del motocross, alla fine, è che rimane uno sport in cui il pilota fa ancora la differenza; per questo riuscire a mettere insieme tutti i pezzi nel modo giusto è fondamentale per ottenere un grande risultato. Ma in uno sport come questo nulla si costruisce da soli: senza il mio team e senza la mia crew sarebbe impossibile raggiungere certi obiettivi. Dietro ogni risultato ci sono il lavoro, la competenza e la dedizione di tante persone che lavorano ogni giorno nella stessa direzione".

Lavorare ai vertici del motorsport mondiale significa operare in un team d’élite guidato da figure del calibro di Kimi Räikkönen e Antti Pyrhönen. Qual è la sfida tecnologica e umana più complessa nel coordinare la preparazione di moto ufficiali che competono ai massimi livelli mondiali?

"Lavorare ai massimi livelli del motorsport significa confrontarsi ogni giorno con standard altissimi, dove ogni dettaglio può fare la differenza. Le moto da cross di oggi hanno un livello tecnologico molto più avanzato rispetto a quelle di 10 o 15 anni fa: lo sviluppo è continuo e coinvolge telaio, motore, sospensioni e tutti quei piccoli particolari che possono portare miglioramenti importanti. Dall’altra parte c’è la gestione delle persone, perché dietro ai risultati ci sono professionisti con competenze diverse che devono lavorare in piena sintonia. La parte fondamentale è avere una comunicazione chiara e creare un ambiente in cui tutti condividano lo stesso obiettivo. Il pilota deve avere fiducia nel mezzo e nel team, perché solo così si può lavorare nella direzione giusta. Kimi Räikkönen, insieme al mio Team Manager Antti Pyrhönen, ha creato una struttura con una mentalità e un’organizzazione molto vicine a quelle di un team di Formula 1 già da oltre un decennio. Kimi è una persona molto meticolosa e tecnicamente estremamente precisa, così come Antti, che grazie alla sua esperienza da ex pilota di motocross ha una grande sensibilità e una profonda conoscenza di questo sport con precisione e dedizione al lavoro per essere tutto al 100%. Questa combinazione aiuta a mantenere standard molto elevati e a curare ogni dettaglio".

Il suo percorso dimostra come un infortunio possa trasformarsi nell'inizio di una straordinaria carriera internazionale nel music business... anzi, nel motorsport business. Che consiglio ti senti di dare ai giovani ragazzi della Gallura che sognano di entrare a far parte del mondo dei motori professionistico, non necessariamente come piloti ma dietro le quinte?

"Io penso che la Sardegna abbia tanto da offrire al motocross. Abbiamo molti circuiti e ogni inverno tanti team del Mondiale scelgono la nostra terra per svolgere la preparazione invernale. Questo dimostra che abbiamo un territorio con un grande potenziale e una forte cultura legata ai motori. Essere sardi non deve mai essere visto come un limite. Tutto è possibile, ma bisogna crederci, avere passione e soprattutto essere disposti a lavorare duramente e a fare sacrifici. Non esistono scorciatoie. Come dicevi nel motorsport non è fatto soltanto di piloti: ci sono meccanici, tecnici, ingegneri, preparatori, manager e tante altre figure professionali fondamentali. Il consiglio che mi sento di dare ai giovani è di non avere paura di uscire dalla propria zona di comfort, imparare il più possibile e cogliere ogni occasione. Con impegno, costanza e determinazione si possono raggiungere obiettivi che magari da piccoli sembravano soltanto un sogno."