Tuesday, 21 July 2026
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Pubblicato il 20 July 2026 alle 07:00
Loiri Porto San Paolo. È stata una giornata di forte partecipazione popolare quella vissuta ieri a Cala Finanza, dove centinaia di persone provenienti da tutta la Sardegna si sono ritrovate per prendere parte alla diciannovesima giornata di presidio contro il progetto del gruppo Jhsf e Tavolara Bay (leggi qui). Sotto un sole implacabile e con temperature percepite attorno ai 38 gradi, il promontorio affacciato su Tavolara si è trasformato in un luogo di confronto, testimonianze e simboli identitari. A segnare la giornata sono stati soprattutto due elementi: la presenza dei Mamuthones e lo striscione con la scritta "Siamo tutti Ovidio Marras", diventato, assieme alla bandiera dei quattro mori, uno dei manifesti della resistenza popolare. Proprio la partecipazione e l'esibizione delle maschere di Orotelli e dei Mamuthones avevano acceso il dibattito nelle ore precedenti, dopo la presa di distanza del sindaco di Mamoiada, Luciano Barone, che attraverso il proprio profilo Facebook aveva precisato come nessuna delle associazioni mamoiadine custodi del rito avesse aderito ufficialmente alla manifestazione. "Da decenni Mamoiada ha scelto di custodire e tramandare il mascheramento rituale dei Mamuthones e degli Issohadores attraverso un modello chiaro e condiviso: la sua rappresentazione è affidata a concittadini riuniti in associazioni che operano nel rispetto di regole precise, di statuti e di codici etici, con l'obiettivo comune di preservare l'autenticità e il significato profondo di questo patrimonio", spiegava il 18 luglio Barone.
"Oggi nel nostro paese sono presenti tre associazioni impegnate nella salvaguardia, nella valorizzazione e nella trasmissione di questa straordinaria eredità culturale. Ritengo significativo evidenziare che, allo stato attuale, non mi sia pervenuta alcuna comunicazione formale o adesione ufficiale da parte delle stesse a sostegno dell'iniziativa promossa sui social". Il primo cittadino spiegava quindi le ragioni di questa presa di distanza: "Dobbiamo sempre ricordare che i veri proprietari di questo patrimonio non siamo noi, ma coloro che verranno dopo di noi. Da loro abbiamo ricevuto in prestito non solo gli elementi fondanti della nostra cultura, ma anche la nostra terra, la nostra acqua e il nostro ambiente. Sta a noi restituire questo patrimonio senza averlo impoverito, alterato o snaturato. Per queste ragioni non possiamo condividere la scelta di singoli individui che, a titolo personale e senza un chiaro mandato delle associazioni depositarie e custodi del rituale, ritengano di utilizzare il mascheramento tradizionale per sostenere cause di natura ideologica o partecipare a iniziative estranee al contesto culturale e identitario nel quale esso trova il proprio significato".
A rispondere attraverso il nostro quotidiano è stato il mamoiadino Raffaele Mulas, uno dei protagonisti in maschera della manifestazione di ieri. "Ognuno ha le sue opinioni e io non ho nulla contro il sindaco di Mamoiada, ma ogni tanto bisogna anche stare zitti e ascoltare la gente, le persone che come noi oggi sono venute qui a protestare. Quando c'è una protesta bisogna capire perché c'è e per quale motivo viene fatta", ha dichiarato. Mulas ha quindi rivendicato il valore identitario della celebre maschera barbaricina: "Noi siamo mamoiadini. La maschera del Mamuthone non è la maschera di un'associazione, ma è la maschera di tutto il paese e oggi è diventata una maschera conosciuta in tutto il mondo, perché ci esibiamo ovunque. Oggi siamo venuti qui per dare un esempio alla Regione Sardegna, a tutti i Comuni e a chi ha il dovere di tutelare i nostri patrimoni, la nostra terra, la nostra cultura e le nostre tradizioni". Parole ancora più forti sono arrivate nel passaggio conclusivo del suo intervento: "Abbiano il coraggio di farsi avanti, come abbiamo fatto noi. Noi non siamo vigliacchi e andremo avanti anche in altre manifestazioni come questa. Spero che tutti i sindaci capiscano che bisogna stare davanti al popolo e non dietro, nascondendosi dietro un dito, perché dietro quel dito abbiamo capito che ci sono gli speculatori. Prima ci dominavano con le guerre, adesso si sono fatti furbi e ci dominano con il dio denaro. Fatevi avanti, basta". Le parole di Mulas, pronunciate davanti al mare di Cala Finanza con il tradizionale costume dei Mamuthones, hanno rappresentato uno dei momenti più intensi della manifestazione.
Accanto ai Mamuthones, anche altre testimonianze hanno raccontato il forte coinvolgimento popolare attorno alla vicenda. Da Orani sono arrivate alcune giovani manifestanti alla loro prima partecipazione a un presidio a Cala Finanza. "Crediamo profondamente in questa causa. Non possiamo essere qui ogni giorno perché lavoriamo e viviamo lontano, ma sentivamo il dovere di esserci almeno oggi. E siamo grate a chi da settimane presidia questo luogo anche per chi non può essere qui". Tra i partecipanti anche Sabrina e Silvio, arrivati appositamente dal sud Sardegna, tra Cagliari e Teulada. Per loro il lungo viaggio fino alla Gallura è stato un gesto concreto di vicinanza alla mobilitazione. "Torneremo ancora. Ovunque ci sarà da difendere la nostra terra e i nostri tesori, noi ci saremo. La Sardegna è un patrimonio da rispettare e proteggere". A esprimere alcune perplessità sul modello di sviluppo proposto è stato invece Fabrizio, che ha posto l'accento sulle possibili ricadute ambientali ed economiche. "Il problema non sono i turisti, che per noi sono sempre benvenuti. Ci chiediamo però quale beneficio possa portare un turismo esclusivamente di lusso, con strutture pensate per pochi e con un forte impatto sul territorio. La nostra preoccupazione riguarda il futuro della Sardegna e delle sue comunità".
La presenza di alcune donne che hanno sfilato con i costumi delle Janas, figure ispirate alle antiche leggende dell'Isola, ha aggiunto un ulteriore richiamo alle radici culturali e identitarie della Sardegna. Per le rappresentanti del gruppo si è trattato della prima partecipazione a una manifestazione di protesta, un'esperienza vissuta come un modo per unire simbolicamente tradizione, memoria e difesa del territorio. Nel piazzale di Cala Finanza campeggiava inoltre uno striscione con la scritta "Siamo tutti Ovidio Marras", un riferimento che non è passato inosservato. Il nome del pastore di Teulada, scomparso nel gennaio del 2024 all'età di 93 anni, è infatti divenuto negli anni simbolo della difesa del territorio sardo. Uomo di campagna e profondo conoscitore della sua terra, Marras trascorse gran parte della sua vita tra i pascoli di Capo Malfatano, opponendosi ai progetti di trasformazione edilizia previsti in una delle aree più incontaminate del sud Sardegna. La giornata si è così conclusa tra testimonianze, simboli e momenti di confronto, confermando ancora una volta il forte coinvolgimento popolare attorno alla vicenda di Cala Finanza. Al di là delle differenti posizioni sul progetto Tavolara Bay e delle polemiche sorte attorno alla partecipazione dei Mamuthones, il presidio ha mostrato una mobilitazione ampia e composta, capace di unire persone provenienti da tutta la Sardegna nel nome della tutela del territorio, della memoria e dell'identità dell'Isola.
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