Sunday, 19 July 2026

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Bianca, Cronaca

Rubrica “Pillole di benessere e crescita personale”: Il corpo non mente

I consigli della coach Rita Abeltino per imparare ad ascoltare i segnali che spesso ignoriamo

Rubrica “Pillole di benessere e crescita personale”: Il corpo non mente
Rubrica “Pillole di benessere e crescita personale”: Il corpo non mente
Ilaria Del Giudice

Pubblicato il 19 July 2026 alle 09:00

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Olbia. In questo nuovo numero della nostra rubrica “Pillole di benessere e crescita personale”, affronteremo un argomento delicato che desta sempre maggiore interesse in termini di interconnessione: il rapporto tra corpo, emozioni e consapevolezza. A guidarci sarà la coach Rita Abeltino, con consigli pratici su come imparare a prestare attenzione ai segnali del corpo che, spesso, possono trovare origine a livello psicosomatico. Precisiamo che la tematica verrà trattata esclusivamente dal punto di vista del coaching - percorso di sviluppo personale che non sostituisce in alcun modo il supporto di professionisti della salute quando necessario. – Pertanto questo articolo si inserisce in un contesto puramente divulgativo e fornisce spunti di riflessione utili per imparare a prestare maggiore cura e attenzione al proprio corpo – a partire dal non sottovalutare i sintomi persistenti, la sofferenza psicologica e i problemi di salute, condizioni che necessitano il rivolgersi a professionisti sanitari competenti, in quanto il coaching non ha la pretesa di sostituire il lavoro di medici, psicologi, psicoterapeuti o altri esperti sanitari.

Fatta questa premessa, spesso è possibile constatare che, nella vita delle persone, alcuni cambiamenti si manifestano in silenzio e a raccontarli è proprio il corpo. Da questa osservazione prende avvio la riflessione della coach Rita Abeltino, che da anni accompagna persone in percorsi di crescita personale.

«Possiamo convincerci che una situazione non ci pesi, che siamo tranquilli o che vada tutto bene – spiega - ma il corpo spesso esprime segnali diversi: il respiro si accorcia, le spalle si irrigidiscono, il sonno cambia. Non significa che il corpo "dica la verità assoluta", ma può offrirci indicazioni preziose sul nostro stato di benessere e ciò merita attenzione».

Secondo Abeltino, nelle prime fasi dei percorsi di coaching emergerebbe una dinamica ricorrente. «Molte persone arrivano dicendo: "In fondo va tutto bene". Poi, osservando la postura, il modo in cui respirano o si muovono, si percepisce una tensione che le parole non raccontano. C'è chi minimizza ciò che prova, chi sorride mentre parla di una difficoltà, chi tende a giustificarsi continuamente».  Per la coach, questa discrepanza tra ciò che si dice e ciò che si vive rappresenta un invito a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé, senza trarre conclusioni affrettate e senza interpretare ogni segnale corporeo come indice di un problema, quanto piuttosto come indicatore utile di un nuovo percorso di crescita che merita di essere indagato e approfondito magari per superare un blocco e affrontare la vita con maggior serenità.

Altro tema centrale nella riflessione della coach è poi quello delle strategie di adattamento che ciascuno sviluppa nel corso della propria storia personale. «Le nostre corazze non sono un errore - osserva Abeltino. - Per molto tempo possono aver rappresentato il modo migliore che avevamo per proteggerci. Il punto è che, con il passare degli anni, ciò che un tempo ci ha aiutati può diventare anche un limite, perché rischia di tenerci lontani non solo dalla sofferenza, ma anche dalla fiducia, dalla spontaneità e dalla possibilità di vivere relazioni autentiche».

Tuttavia, nel coaching non esistono formule magiche né cambiamenti istantanei. Si tratta infatti di intraprendere un percorso fatto di scelte consapevoli, piccoli passi e maggiore ascolto di sé. Ma spesso, comprendere non basta. E’ vero infatti che oggi si parla molto di autostima, autenticità e benessere personale. Libri, podcast e corsi mettono a disposizione numerosi strumenti di riflessione. Per Abeltino, però, la conoscenza teorica rappresenta solo l'inizio. Afferma in proposito: «Possiamo sapere che dovremmo prenderci cura di noi stessi o imparare a mettere dei limiti, ma trasformare questa consapevolezza in comportamenti concreti richiede tempo ed esperienza. Comprendere un concetto è diverso dal viverlo nella quotidianità». Questa riflessione richiama un principio condiviso anche da diversi approcci scientifici allo studio dell'apprendimento e delle abitudini: modificare comportamenti consolidati richiede spesso pratica, ripetizione e contesti favorevoli al cambiamento.

Di seguito riportiamo un semplice esercizio di auto-osservazione suggeritoci da Rita Abeltino, precisandone l’obiettivo: favorire una maggiore consapevolezza del proprio modo di vivere le esperienze quotidiane, senza alcuna finalità diagnostica.

“Per una giornata – suggerisce la coach - prestare attenzione ai momenti in cui ci si ripete frasi come: "Va tutto bene", "Non è un problema" oppure "Ci penso io". In quei momenti ci si può chiedere: Come sto respirando? Le spalle sono rilassate o tese? Sto stringendo la mandibola? Le mani sono aperte o chiuse? Il tono della mia voce cambia? A fine giornata, la domanda conclusiva è semplice: mi sono fidato di più delle mie parole o di ciò che ho percepito nel mio corpo?” Infine, la coach invita a completare spontaneamente una frase: "Se il mio corpo potesse parlare oggi, direbbe..."

«Non serve cercare la risposta giusta», conclude Abeltino. «Può essere semplicemente un'occasione per fermarsi qualche minuto e ascoltarsi con maggiore attenzione».