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Olbia sul podio della cultura mondiale: Filippo Pace si racconta

Il saggio del docente sul cinema di Sergio Leone conquista Harvard, Yale e Princeton

 Olbia sul podio della cultura mondiale: Filippo Pace si racconta
 Olbia sul podio della cultura mondiale: Filippo Pace si racconta
Laura Scarpellini

Pubblicato il 03 June 2026 alle 13:00

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Olbia. C'è una linea ideale, profonda e colta, che unisce le aule del Liceo Scientifico "G.H. Mossa" di Olbia con i più prestigiosi campus universitari degli Stati Uniti. A tracciarla è Filippo Pace, docente di Lettere, romanziere, saggista e fine osservatore culturale. Il suo ultimo saggio, “Sergio Leone: mito e poesia” (Edizioni Condaghes), sta vivendo una straordinaria parabola internazionale: dopo essere stato acquisito dalla celebre biblioteca della Harvard University, il testo è entrato ufficialmente nei cataloghi di altri templi della cultura mondiale come Yale, Princeton e la University of Chicago. Lontano dalle fredde e didascaliche cronologie biografiche, il libro di Pace scava nella "geografia profonda" del cinema leoniano, leggendolo come una meditazione esistenziale dove albergano la favola e la ferocia, l'infanzia e la morte. Una ricerca potente, nata sul territorio gallurese, che ha saputo imporsi all'attenzione della critica globale.

Nato a Sassari ma olbiese d'adozione, Filippo Pace si muove da anni nel panorama letterario come una figura difficilmente incasellabile. Accanto alla rigorosa attività di critico e studioso del Novecento, Pace firma una produzione narrativa eclettica e poliedrica, capace di spaziare dal noir alla satira sociale, dal dramma alla provocazione. Ne sono una testimonianza i suoi romanzi, da C'era una volta la rivoluzione (2012) a Raccontami ancora quell'ultima estate (2022), passando per titoli d'impatto come Sado lesbo rock. Epica del deviante. Una penna che usa la letteratura non solo come evasione, ma come specchio per decifrare le complessità, le contraddizioni e le spinte della modernità contemporanea.

Attraverso la cattedra, il dialogo quotidiano con i giovani e lo spazio digitale del suo blog “Lettere dalla luna”, Pace continua a rivendicare il valore dell'approfondimento lento e della parola scritta. Di seguito, vi proponiamo l'intervista esclusiva in cui lo scrittore analizza i suoi recenti successi internazionali, il legame con la Gallura e il suo personalissimo modo di fondere saggistica, critica e invenzione narrativa.

Filippo, il suo recente saggio dedicato a Sergio Leone ha raggiunto un traguardo straordinario, venendo acquisito dalla biblioteca dell'Università di Harvard. Che cosa significa per lei, come studioso e insegnante che opera da Olbia, vedere una ricerca nata sul territorio viaggiare così lontano, e quale aspetto inedito del cinema di Leone hai voluto portare alla luce in questo lavoro?

"L' acquisizione presso Harward, Yale, Chicago, Princeton (o il fatto che il mio saggio diventa opera da studiare in Argentina e Francia https://filippopace.blogspot.com/2026/04/in-argentina-e-in-francia-sergio-leone.html) significa tantissimo per me come uomo prima ancora che come studioso. Anzi, come eterno ragazzo, come figlio: perché questa opera è dedicata a mio padre Nunzio, colui che mi ha insegnato ad amare il cinema e la Letteratura. Papà era un grande appassionato del cinema di Sergio Leone e questo libro è come se lo avessimo scritto insieme. Si tratta dell'opera alla quale tengo di più in assoluto.   Anche la mia monografia sul romanzo esistenzialista del secondo Novecento italiano aveva avuto un importante riscontro ed è diventato opera di studio nell' università di Bucarest per gli studenti che si laureano in Letteratura italiana ed è stato acquisito dalle università più prestigiose d'Europa e degli Stati Uniti, ma questa volta è molto più emozionante e doloroso: avrei voluto condividere con mio padre questi risultati. Nel mio ultimo lavoro ho voluto portare alla luce quanto l'atto del mangiare dei personaggi leoniani sia associato alla morte e mettere in evidenza la loro fissazione regressiva della fase orale, legata ad una pulsione tanatologica. Inoltre ho analizzato la rappresentazione del corpo, ho proposto una nuova lettura psicanalitica e antropologica dell' Indio interpretato da Volonté in "Per qualche dollaro in più". Infine ho spiegato quanto la letteratura abbia influenzato il cinema di Leone, soprattutto "Il Gattopardo" di Tomasi di Lampedusa e l' opera di Verga, e ho evidenziato quanto la poesia dei suoi film nssca dall'elegia del tempo perduto e dalla pietas nei confronti delle vittime e degli innocenti. Purtroppo, la carica anticapitalista di "C'era una volta il West" o di altre sue pellicole si è rivelata quanto mai profetica. Quanto manca uno come Leone a questo smorto cinema italiano, borghese e ipocrita, incapace di inventare miti e buono solo a rassicurare e a celebrare l'immobilismo. Per non parlare della piaga delle piattaforme che propongono quasi sempre prodotti standardizzati in nome della mediocrazia e del mercato".

Nella sua attività si muove costantemente tra la saggistica (penso anche alle sue ricerche sul romanzo italiano del Novecento) e la narrativa pura, che spazia dal noir alla satira sociale. In che modo l'abito del critico e dello studioso influenza il suo modo di inventare storie e personaggi, e quando capisce che un'idea deve diventare un saggio anziché un romanzo?

"Sin da bambino scrivevo racconti e critica di cinema e fumetti. Le due anime sono inscindibili però vanno tenute a distanza. Quando cerco il senso e voglio dare ordine scrivo critica. Ma ci sono immagini,  sensazioni e idee narrative che mi inseguono anche per anni e allora quello e il segnale che mi chiama alla narrazione (e non parlo solo di romanzi, ma anche di novelle), tuttavia l'inquietudine che mi perseguita mi spinge a variare sempre genere. Diciamo che scrivo di narrativa perché del meraviglioso circo della vita non ho capito nulla. Sono fortunato, però, perché sono circondato da una coorte di accaniti pontificatori che ha tante risposte e sa tutto e non corteggia il dubbio. E da una classe politica di sopraffini intellettuali che ha un naturale talento comico e che è la degna rappresentante di questa Italietta da commedia dell' Arte."

Olbia e la Gallura non sono solo il luogo in cui vive e insegna, ma spesso diventano uno sfondo cruciale per le dinamiche sociali che racconta. Come si concilia la dimensione universale della grande letteratura del Novecento che studia e insegna con la narrazione di una Sardegna contemporanea, sospesa tra forte identità tradizionale e spinte della modernità?

"Non cerco di conciliare le due dimensioni, ma di farle confliggere perché alcuni politici hanno come unica visione politica quella del turismo. Questo è un approccio da terzo mondo culturale e lo studio della letteratura, proprio perché sviluppa il pensiero critico, creativo e divergente, diventa fondamentale per invertire la rotta, mantenendo una concezione di tradizione che non diventi folclore e una ricerca di modernità vana se non si mette mano, per esempio, alla vergognosa strada da fare West che collega Olbia con Arzachena e Santa Teresa. Non accetto la retorica auto coloniale della Gallura che si trasforma nel parco dei divertimenti estivo in nome della bellezza del mare e poi per nove mesi va in letargo. Ci sono tanti ragazzi che si lamentano per il disagio e la noia invernali. A Olbia, che sta diventando sempre più bella, aspettiamo fiduciosi un  cinema multisala e un teatro vero".

Attraverso il suo blog 'Lettere dalla luna' porta avanti da tempo uno spazio di riflessione culturale e letteraria. In un'epoca dominata da contenuti rapidissimi e frammentati, qual è oggi il ruolo della critica e della divulgazione culturale online? Secondo lei c’è ancora spazio per l'approfondimento lento?

"Io credo la critica e la divulgazione culturale online, se non è una posa da tromboni narcististi, sia necessaria. In fondo è la critica che determina quello che dobbiamo salvare dall' oblio. L' approfondimento deve essere per forza lento, se vuole essere profondo. Io non so bene che cosa voglia essere il mio Lettere dalla luna: un gioco? Satirici graffi estemporanei? Approfondimenti su cinema e letteratura? Mi tengo la definizione di giullare e saltimbanco che alcuni amici e colleghi mi assegnano quando leggono i miei post. Per me è un complimento: non sopporto quelli che si prendono sul serio e che si sentono in dovere in dovere di spiegare come va il mondo".

Come insegnante di lettere ha il polso quotidiano delle nuove generazioni e del loro rapporto con la parola scritta. Questo osservatorio privilegiato entra in qualche modo nella sua scrittura? E, guardando avanti, a cosa sta lavorando dopo i successi di questo 2026?

"Il rapporto con gli studenti è cambiato nel tempo perché è aumentato il divario generazionale. Il mio ultimo romanzo "Raccontami ancora quell'ultima estate" era proprio ambientato nel mondo della scuola e raccontava di un professore di Lettere che alla sua prima esperienza si trovava a dover guidare gli studenti di una quinta liceo all'esame di maturità e si lasciava coinvolgere dalle inquietudini dei ragazzi. Per quanto riguarda i progetti futuri devo dire che sono al lavoro su diversi fronti, tutti molto diversi, persino in ambito musicale. Intanto l'editore del mio libercolo su Sergio Leone mi ha comunicato che sta lavorando ad una traduzione in spagnolo. E questa, per me, è una notizia".