Tuesday, 21 May 2024

Informazione dal 1999

Bianca, Cronaca, Generale, Lettere

Golfo Aranci, “Cassandra aveva ragione, però…”

Intervista all’autrice Elisabetta D’Andrea

Golfo Aranci, “Cassandra aveva ragione, però…”
Golfo Aranci, “Cassandra aveva ragione, però…”
Ilaria Del Giudice

Pubblicato il 07 April 2024 alle 10:00

condividi articolo:

Golfo Aranci. Chi non conosce il noto mito classico di Cassandra, la fanciulla condannata dal dio Apollo a profetare la verità senza mai essere creduta? A partire dagli interrogativi suggeriti da questo racconto mitologico e dagli interessanti spunti di riflessione che possono scaturirne, Elisabetta D’Andrea, donna brillante e dall’intelligenza acuta, dotata di una curiosità innata che la porta da anni ad indagare gli aspetti antropologici ed ontologici dell’esistenza, ha deciso di scrivere il suo primo libro, romanzando il mito e conferendogli un contesto moderno-contemporaneo, reinterpretandolo alla luce delle più recenti correnti filosofiche e degli studi psicologici riguardanti le dinamiche relazionali e della mente umana.

Elisabetta, classe 1974, attualmente lavora a Golfo Aranci nel settore turistico. Proveniente da un percorso di studi classici al liceo, da cui ha ereditato la passione per la letteratura antica, decide poi di cambiare indirizzo all’università per laurearsi in giurisprudenza. Dalla personalità fortemente eclettica, tuttavia, continua a coltivare la sua grande passione per la storia e per la lettura al punto da sentire nascere in lei il desiderio di cimentarsi nell’arte della scrittura. Prende vita così, un po’ per gioco, un po’ per esigenza personale, comunque in maniera del tutto naturale e spontanea, il suo primo romanzo “Cassandra aveva ragione, però…”, pubblicato dalla Casa Editrice Bookabook e disponibile dal 4 aprile, oltre che sul sito Bookabook, anche sulla piattaforma Amazon e in libreria. A breve si svolgeranno le presentazioni nelle varie librerie locali, e all’interno dei circoli culturali.

Questo breve romanzo è una di quelle letture piacevoli, leggere e scorrevoli, adatte a chiunque voglia immergersi tra le pagine di un libro per staccare la mente ma, allo stesso tempo, anche per chiunque abbia a cuore la propria crescita personale e, alla continua ricerca di risposte alle domande esistenziali che da sempre l’uomo di tutti i tempi si pone, voglia al contrario impegnare la mente e iniziare un meraviglioso viaggio introspettivo dentro di sé, scavando in profondità. L’autrice ha infatti sapientemente e consapevolmente utilizzato una tecnica di scrittura “a strati”, offrendo interessanti input e aprendo finestre che si affacciano su spazi dell’esistenza spesso inesplorati dai più, ma che ben si prestano ad essere indagati da chiunque abbia abbastanza immaginazione e curiosità per iniziare a percorrere quei sentieri che possono portare alla realizzazione nella vita. Lo stesso libro nasce infatti dalla volontà dell’autrice, in una giornata no, di rompere schemi abitudinari facendo qualcosa di diverso per sublimare un’emozione qualitativamente bassa (ma pur sempre importante e necessaria da vivere, in quanto solo percependo e passando attraverso le emozioni risulta possibile il cambiamento) come la rabbia. Così Elisabetta, attraverso la scrittura, riesce a mettere in atto l’antica formula alchemica della trasformazione del piombo in oro.

La protagonista del romanzo, Cassandra, è una giovane donna insoddisfatta e senza un obiettivo preciso, che osserva gli altri e si chiede come mai tutti siano in grado di capire cosa vogliano dalla vita, mentre lei avanza nella confusione con incertezza. Le sue giornate scorrono nella routine, ma proprio in un momento di stasi della sua vita, dove è costretta a fermarsi e a fare i conti con l’inesorabile mancanza di senso che tanto malessere e disagio le crea, costringendola a trascinarsi nell’angoscia di vivere, fa degli incontri inaspettati che la aiuteranno a cambiare prospettiva. Cassandra inizierà così un affascinante viaggio alla scoperta di sé stessa e alla costruzione della sua identità, maturando pian piano la consapevolezza di essere un individuo straordinario capace di creare la realtà che desidera, e di possedere un potenziale innato che, se utilizzato in sincronicità con gli eventi e le situazioni che la vita presenta, può portarla ad evolvere e a diventare la migliore versione di sé.

Grandi valori come l’amicizia, la solidarietà e la gentilezza prendono forma incarnandosi in personaggi e figure talvolta reali, altre volte frutto della fantasia dell’autrice, intrecciandosi con una trama dalla quale emergono passioni e sogni lasciati nel cassetto. Inoltre, dalla lettura del romanzo, emergono importanti quesiti e ipotetiche soluzioni che aspettano di essere messe in pratica dal lettore, quali la guarigione delle proprie ferite emotive e la risoluzione dei propri conflitti interiori seguendo, simbolicamente, la luce del sole che guida verso una personale realizzazione. Il testo è infatti carico di riferimenti simbolici e archetipi che si perdono nella notte dei tempi del patrimonio culturale umano.

Nella copertina del libro – illustrata ad acquerello con l’ineguagliabile maestria e la grande ricercatezza nel dettaglio caratteristiche dell’artista Paola Blasi, amica dell’autrice – appare l’immagine iconografica del mito che raffigura, in basso a destra, un’accecata e inerme Cassandra (con fattezze che ricordano la fisionomia di Elisabetta) la quale, cercando di coprirsi il volto, volge lo sguardo in alto in direzione dell’imponente dio Apollo che, trainando il sole sul suo carro, le punta un dito maledicendola. Quella storica maledizione sembra essere pronunciata nel titolo al centro che ripete: “Cassandra aveva ragione, però…”. In quel però e nella sospensione che ne segue, si autoproclama e avvera quella condanna divina ed inesorabile che diventa frustrazione nella vita di ciascuno quando, inconsapevoli dei meccanismi inconsci che ci guidano nella ricerca spasmodica del consenso, alla fine, magari pur ottenendola, ci rendiamo conto dell’inutilità di tutto ciò a causa della mancanza di senso e scopriamo che l’unica ragione che, fino a quel momento ci aveva spinto a ricercare e imporre una presunta verità, altro non era che una nostra grande insicurezza esistenziale. Cassandra rappresenta quella voce inascoltata che vuole essere creduta e vista ma quando poi viene riconosciuta, si scontra con il non senso e il vuoto.

Racconta l’autrice: “La protagonista è il mio alter ego e le sue amiche sono in realtà le mie amiche. Tuttavia, questo romanzo, è un mix di realtà e fantasia dove le caratteristiche proprie dei personaggi si mescolano ai loro sogni. Ho voluto scrivere questo libro affinchè fosse testimone e strumento di un mio personale cambiamento, ma anche per offrire questa possibilità a quanti lo leggeranno. L’idea di collegarlo al mito di Cassandra è arrivata in maniera del tutto inaspettata e ispirata in un secondo momento, in seguito ad una riflessione personale sul concetto della mancanza che si nasconde dietro la pretesa di voler aver ragione a tutti i costi, che genera rabbia quando non viene soddisfatta. Da qui l’intuizione di dar vita ad un personaggio che identificasse chi, pur avendo la certezza di aver ragione, ha vissuto la frustrazione di non essere creduta. Cassandra è infatti l’emblema della persona che, pur consapevole di possedere la verità, vive un disagio esistenziale. L’aver ragione è pertanto un concetto relativo e non si traduce necessariamente in felicità. Occorre dunque lavorare sulla propria rabbia e frustrazione personale per trascenderle, distraendosi dal loop e iniziando a ricercare una verità funzionale alla propria realizzazione e in linea con i valori sentiti profondamente. Molte volte la vita accorre in nostro aiuto, offrendoci la possibilità attraverso persone e situazioni di evolvere, ma noi non ce ne accorgiamo perché siamo focalizzati sul negativo e sulla rabbia che ne consegue. Per quanto sia difficile da credere, esistono persone buone e gentili che aiutano anche solo per il piacere di aiutare in maniera genuina e, nel mio libro, ho voluto far emergere questo aspetto, presentando anche personaggi maschili in linea con questi valori, proprio con la volontà di riabilitare la figura dell’uomo ormai, a livello sociale, sempre più dipinta in termini negativi e non sempre corrispondenti alla realtà. Inoltre, in questo mio primo romanzo, ho cercato di inserire tanti piccoli input che, nel percorso di ricerca di anni nella frequentazione di corsi di psicologia, filosofia e spiritualità, mi hanno aiutata in prima persona nella crescita e sono stati fonte di ispirazione e riflessione.

Auguro ai lettori del mio libro di porsi domande, per uscire dallo schema “vivo così perché ho sempre fatto così”, anche se le risposte non arriveranno subito. Sono fermamente convinta che se tutti trovassimo il tempo di fermarci un attimo per cercare di capire, potremmo costruire anche una società migliore, senza la necessità di delegare agli altri le nostre responsabilità. Possiamo fare tanto di buono per noi stessi e per il prossimo e, a mio parere, il modo migliore per adempiere a questo compito è quello di spingere le persone a interrompere circoli viziosi mediante l’introduzione nella propria vita di piccole novità, facendo cose mai fatte”.