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Dal baule di Nadia: l’altarino alla Madonna

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Olbia, 31 maggio 2020- Quando ero bambina, aspettavo il primo giorno di Maggio, perché era un “giorno speciale”, di quelli che sono dedicati a qualcosa che si fa quel giorno e poi aspetti un anno perché si possa ripetere la magia.
 
Il primo maggio iniziava il mese dedicato alla Madonna, alla Madre per eccellenza,  alla Madre di tutte le madri. 
 
Rivedo ancora com’era allora la camera da letto dei miei genitori, il grande letto con ai piedi la specchiera bassa, tanuta da quattro piedini sfilati, alti forse 35/40 cm e sopra i due cassetti, campeggiava il ripiano in marmo nero, con le spazzole ed il pettine in argento con cui, per tutto l’anno, passavo le ore a pettinarmi e giocare con le bambole, il grande specchio ricurvo in cui facevo mille smorfie, finchè arrivava mamma a dirmi  “Nadia, smetti di far la stupida e vieni a giocare in cucina…” , eliminando con quelle poche parole tutta la magia di un gioco innocente. 
 
Ma mamma era tanto dolce, quanto concreta e, negli anni, devo riconoscere che quella concretezza ha pagato, facendo di me una ragazza che non ha mai dato spazio alla velleità di essere bella, ma ha guardato alla concretezza dello studio che è diventato nel tempo il mio pane quotidiano.
 
Ma torniamo alla specchiera ed al letto, perchè il rito voleva che al mattino del primo maggio, mamma mettesse il copriletto in piquet bianco, la piega del lenzuolo ricamata con le iniziali e le federe abbinate.
Il letto doveva essere bello, la stanza doveva essere perfetta.
Poi toglieva dal cassetto il centrino che sceglieva con cura, lo inamidava, toglieva ogni cosa dal ripiano della pettiniera e lì metteva il centrino, la Madonna di Lourdes che normalmente era sul suo comodino, un piccolo vasetto dove metteva le rose che non dovevano mai mancare e profumavano la camera, il suo Rosario d’argento, il libretto della Novena alla Madonna di Cabu Abbas e tutto era pronto per celebrare il mese dedicato a Lei, la Madre Celeste.
 
Da quel momento ogni giorno, alle cinque del pomeriggio c’era il Santo Rosario da recitare insieme, sedute sullo stesso sgabello, io che seguivo le sue preghiere, i suoi canti alla Madonna, tra una decina e l’altra e quell’aria di magia e pace che aleggiava in quella stanza.
 
Oggi, quando arriva il primo maggio, rifaccio il mio altarino alla Madonna, sulla cassettiera della mia camera, sento il profumo delle rose, ma manca quella voce dolce che accompagnava la mia preghiera e che ora sento solo dentro il cuore, ma la tradizione resta.

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