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Consorzio Bonifica Gallura e centrale idroelettrica bloccata: “vicenda assurda e paradossale”

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Olbia,17 luglio 2020 – Il Consorzio di Bonifica della Gallura torna a parlare del progetto per la centrale elettrica sulla diga del Liscia. Una storia iniziata nel 2013, che avrebbe dovuto portare un notevole risparmio per le casse pubbliche e per gli agricoltori e che invece è ancora ostaggio delle carte bollate.

Questa mattina, il presidente del Consorzio Marco Marrone, ha illustrato alla stampa locale gli ultimi aggiornamenti su questa vicenda che ha un che di paradossale.

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“Non c’è fine all’infinita e paradossale guerra giudiziaria della Regione per bloccare la Centrale idroelettrica del Liscia progettata dal Consorzio di Bonifica della Gallura. Dopo sei anni di ricorsi persi, e la sentenza della Cassazione a Sezioni unite e le reiterate sentenze del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, il 25 giugno scorso la Regione Sardegna, che agisce anche nell’interesse dell’Autorità di Bacino e del Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino, ha proposto ricorso alle Sezioni Unite della Cassazione ed alla Corte di Giustizia Europea”, spiega il Consorzio in una nota stampa ufficiale.

“Una vicenda assurda e paradossale che oggi, in piena crisi economica, aggravata dall’emergenza Covid, costringe ancora una volta il Consorzio di Bonifica della Gallura, a dover varcare le porte di altri tribunali, congelando il progetto forse per anni, per difendere da una Regione matrigna, un progetto che ha rispettato tutti i crismi, come confermato dalla sentenza della Cassazione a Sezioni unite e dalle reiterate sentenze del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche. Se realizzata (i lavori si potrebbero effettuare in sei mesi) la centrale avrebbe fruttato ogni anno la produzione di 2.678.000 kwh, con un introito di 600 mila euro, e la mancata emissione di 1.339.065 kg di CO2. E invece la centrale idroelettrica che si sarebbe potuta realizzare in località Calamaiu nel canale adduttore irriguo, già progettata dal Consorzio di Bonifica e finanziata dal Ministero delle Politiche agricole e forestali nel 2013, rimane allo stato attuale solo sulla carta, ed è divenuta oggetto di un contenzioso giudiziario che ha dell’incredibile”, continua il Consorzio.

“Le risorse stanziate dal governo nazionale, ammontavano inizialmente al 30% del totale che ora sono passate addirittura alla possibilità del 100% di finanziamento su un progetto totale di 2.300.000 di euro. Un investimento che prevedeva un tempo di rientro in 10 anni, e un risparmio per le casse regionali dal 2013 ad oggi di 2.200.000 euro, poiché la produzione di energia per l’autoconsumo, avrebbe evitato al Consorzio di Bonifica della Gallura e alla Regione la spendita di risorse per pagare l’energia elettrica utilizzata per il funzionamento degli impianti, a cui peraltro l’ente regionale provvede nella misura del 100% e con una disponibilità di risorse sempre minore. Un investimento che avrebbe consentito anche ai consorziati un risparmio considerevole calcolato in 2 milioni di euro”, prosegue l’ente consortile.

“La possibilità che un Consorzio possa produrre energia elettrica per soddisfare le proprie esigenze da fonti rinnovabili lo prevede una legge regionale (la 6/2008), per questo il Consorzio di Bonifica ha ritenuto opportuno partecipare a un bando nazionale del Ministero, e aspirare ad avere un piccolo gioiello tecnologico a impatto ambientale zero, che servisse un territorio a forte vocazione agricola. Succede però che a far data dall’ottenimento del finanziamento, la Regione Sardegna nega l’autorizzazione alla costruzione, generando una guerra giudiziaria assieme a Enas, contro il Consorzio di Bonifica della Gallura, che, ricordiamo, è un Ente di diritto pubblico istituito con legge regionale. La Regione blocca la Regione, pur avendo un finanziamento statale a fondo perduto e un progetto di risparmio”.

“Questa vicenda è paradossale – spiega Marco Marrone -. Alla fine di questa vicenda non vince Regione e non vince il Consorzio, gli unici che devono vincere sono i sardi e la Sardegna. L’opera deve essere realizzata a beneficio di agricoltura, di ambiente e cittadini. Noi ci crediamo. In un momento come questo, è assurdo che si vieti la realizzazione di una mini centrale. Penso che dovrebbero essere realizzate in tutte le dighe per fregiarci del titolo di isola green. Non bisogna pensare in piccolo, bisogna pensare in grande”.

In tutto il resto d’Italia queste opere vengono normalmente realizzate dai Consorzi di Bonifica.

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