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Alluvione a Bitti, il dramma di chi ha perso tutto: la testimonianza di Angelo Calvisi

Lo storico istruttore del Kan Judo racconta la sua esperienza

Alluvione a Bitti, il dramma di chi ha perso tutto: la testimonianza di Angelo Calvisi
Alluvione a Bitti, il dramma di chi ha perso tutto: la testimonianza di Angelo Calvisi
Camilla Pisani

Pubblicato il 15 gennaio 2021 alle 06:00

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Olbia. Il bilancio di una calamità naturale, in termini di perdite umane e danni concreti, è un dato che non si esaurisce nei numeri e in qualche diagramma, ma estende la sua parabola molto oltre: è il caso della recente alluvione che ha coinvolto, oltre a molti altri paesi, Bitti.

La bomba d’acqua dello scorso novembre, ha determinato una serie di effetti a catena, il cui riverbero non si fermerà che tra molto, moltissimo tempo. Tre le vittime che il paese piange, e innumerevoli i danni subiti da chi il paese lo abita, lo vive e lo ama; la tremenda ondata di cui tutti abbiamo visto le testimonianze video ha riempito tutti i primi piani delle palazzine del centro di un blob costituito da macerie, fango, acqua, detriti.

Gli effetti di un’alluvione possono essere devastanti: questo Olbia lo sa bene, memore della tragica esperienza del duemilatredici, e da subito non si è risparmiata nel dispensare tutti gli aiuti possibili alla vicina Bitti, con cui Olbia intrattiene da sempre un legame fortissimo, grazie alla presenza di una folta comunità bittese, che ha creato una sorta di “gemellaggio” solidale.

Ce ne parla Angelo Calvisi, storico maestro di judo e direttore della scuola Kan Judo Olbia, anche lui di origini bittesi: “la mia famiglia ha le sue origini a Bitti, dove io sono nato e vissuto per qualche anno della mia infanzia, per cui per me è stato naturale, vedendo la tragedia da cui è stato colpito il paese, andare ad aiutare. La scena che mi sono trovato davanti appena arrivato è stata terribile, sembrava quasi di essere sul luogo di un terremoto appena avvenuto, tante erano le macerie che invadevano le strade”.

Nell’apice del dramma, i bittesi si sono visti circondare da un abbraccio di solidarietà proveniente non solo dalla comunità olbiese, ma da ogni parte della Sardegna: camion di viveri, coperte e suppellettili utili alla sopravvivenza di chi aveva perso la propria casa sono arrivati in blocco e sono state tantissime le offerte di aiuto da parte dei singoli cittadini, come spiega Calvisi: “tanti olbiesi avrebbero voluto andare ad aiutare sul posto, ma, complici anche le difficoltà legate ai protocolli anti-contagio, abbiamo dovuto dare uno stop, perché nella prima fase dei soccorsi, i singoli potevano lavorare esclusivamente nella parte bassa del paese, in quanto nella parte alta c’erano le ruspe in azione e tutti i grandi mezzi impegnati a liberare le strade.

Ma devo dire che da Olbia c’è stata una risposta enorme, che non mi ha stupito, e anche una vicinanza a livello di social, che ha saputo confortare i cittadini facendoli sentire meno soli”.

Tante le difficoltà subite dagli abitanti di Bitti, soprattutto da quelli con esigenze particolari: “ho una cugina disabile, che vive in una delle palazzine più colpite dall’ondata. Per fortuna il suo appartamento si trova al terzo piano, quindi potremo recuperare il mobilio e gli effetti personali. Purtroppo, però, la palazzina è stata dichiarata inagibile e verrà demolita. Questo per lei, che adesso sta vivendo ad Olbia con noi ma nella prospettiva di tornare a casa sua, sarà ovviamente un trauma importante”.

Oltre al danno concreto subito da Bitti, che è evidente e assolutamente non trascurabile, c’è quello emotivo: tante famiglie, che nella propria casa vedevano il frutto dei sacrifici di una vita e il baricentro sentimentale delle proprie esistenze, hanno assistito alla distruzione irreversibile di tutto quanto costituiva certezza e familiarità.

“Pensiamo al patrimonio di memoria storica che costituiscono le vecchie foto di famiglia, quelle di cui non esiste un corrispettivo digitale, ma che esauriscono il loro messaggio una volta distrutte.

Quando sei alle prese con il dover ripulire una casa invasa dal fango, non hai tempo né possibilità di fermarti a pensare se salvare o meno un oggetto, per quanto importante - prosegue - ma sei ovviamente concentrato sul salvare le mura. Quindi tutto quello che sono gli oggetti, i ricordi, viene buttato insieme ai mobili marci, ai libri.

Quando poi l’emergenza passa, ci si ritrova a fare i conti con la perdita irrecuperabile delle proprie memorie, con pezzi di passato smarrito, e questo rappresenta un dolore che fatica a passare e che non tutti sono in grado di razionalizzare.

Chi, in particolare, vive già un’esistenza di bisogni particolari, come ad esempio una persona disabile, fatica a superare il trauma di dover abbandonare forzatamente la propria casa, perché questo significa abbandonare le proprie sicurezze, le proprie routine, gli spazi conosciuti e quindi familiari”.

Adesso che le strade sono state sgomberate dai detriti, e la circolazione è più agevole, Bitti sta cercando di tornare alla normalità. Le case sono state ripulite, la maggior parte delle persone sfollate sono rientrate nelle loro case e solo poche famiglie sono ancora evacuate.  "Lo scenario del post alluvione non mi è affatto nuovo, perché durante quella del duemilatredici ad Olbia, la mia palestra è stata una di quelle attività completamente rase al suolo dall’acqua, con danni economici ma anche emotivi grandissimi. È solo grazie alla solidarietà tra cittadini e ad una grande forza di volontà che siamo riusciti a rialzarci, e sono certo che sarà lo stesso per Bitti. Certo, le perdite sono tante e quelle umane sono inaccettabili, ma allargando la prospettiva ci si può almeno consolare di essere ancora qui, di avere la possibilità di rialzarsi, a differenza di chi invece ha avuto la peggio ed ha perso la vita”.

Aver salva la vita: un’istanza fondamentale eppure così scontata, la cui forza ci viene ricordata tragicamente dalla natura; che questo sia o meno di conforto, solo le vittime possono saperlo, ed è a loro che si deve la più completa e calda empatia, come la città di Olbia ha pienamente dimostrato.