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Addio a Pamela: simbolo della Olbia accogliente e multietnica

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Olbia, 3 ottobre 2019- Una figlia adottiva di Olbia, simbolo della città accogliente e multietnica se ne è andata. Pamela non c’è più.

La “zingara” serba alla quale tutti ormai ci eravamo in qualche modo affezionati, è morta prematuramente la notte scorsa nel campo nomadi di Sa Corroncedda a Olbia. Aveva solo 62 anni. A darne la notizia Mauro Orrù di Olbianova.

Morostesa 2019

Scevka Seferovic in tutti questi lunghi anni di presenza in città era diventata  il simbolo pacifico di quelle “comunità nomadi” presenti un po’ ovunque nell’isola e trasformate ormai in gruppi stanziali e ben integrati.

Quel nome semplice e di più facile pronuncia, Pamela, se l’era conquistato  per via della presunta rassomiglianza con la più famosa soubrette sarda Pamela Prati.

Qualche mese fa l’avevo incontrata al pronto soccorso del Giovanni Paolo II. Pamela era visibilmente dimagrita, sofferente, non stava bene, si vedeva.  Aspettava nella sala d’aspetto affollata, con pazienza, da ore, di essere visitata.

L’ultima volta che l’ho incontrata era seduta al suo solito posto, per terra, all’ingresso delle poste centrali, sorrideva poco, ma resisteva alle sue stesse grandi ed evidenti fatiche.

 Non era la prima volta che Pamela si lamentava con tutti di non stare bene, ma forse, a causa del suo essere “zingara” che chiede l’elemosina, questi suoi dolori hanno finito per essere scambiati come semplice atteggiamento per incutere quella certa pietà da parte chi si appresta a chiedere una piccola offerta.

Anche perché lei, nonostante le sue sofferenze, finiva in qualche modo per sorridere, e per trovare una ragione di fare quattro chiacchiere con le persone che fermava, in un italiano che ormai parlava fluentemente.

Pamela è stata una figura sempre costante nei miei lunghi anni di residenza al centro di Olbia.

Prima di convolare a nozze nel 2005, ho abitato per ben 14 anni in un appartamentino proprio di fronte alle poste centrali e lei, sempre molto coperta anche in estate, con la sua gonna lunga e fazzoletto in testa, era una presenza immancabile, seduta sempre là, davanti all’ingresso, su quel marmo oltre le scale, gelido o caldo secondo la stagione.

Non c’era giorno che questa donna minuta e con il viso precocemente segnato dalle rughe non mi salutasse affettuosamente, con un sorriso.  Mi chiedeva sempre come stavo con un “Ehi, amica Patrizia”.

Non c’era giorno che mi chiedesse qualche cosa e io, quando potevo, qualche cosa molto volentieri le regalavo.

Quando ho conosciuto per la prima volta Pamela aveva già una numerosa prole, e a volte veniva accompagnata dalle due figlie più piccole, molto vispe, ma educate. Ho finito per affezionarmi anche a loro.

Pamela a modo suo ha rappresentato quella figura di donna instancabile, resiliente, pronta a sacrificare tutta se stessa, anche la sua salute,  per il marito, i figli, la famiglia.

In via Acquedotto la colazione le era sempre in qualche modo assicurata, ma a volte, pur nella sua giovane età, non poteva masticare per via dei suoi altalenanti malesseri.

Quando ho lasciato il centro storico, mi è capitato più volte di incontrarla al Corso.  Già da lontano mi chiedeva come stavo e come stava mio marito.  Pamela è sempre stata una persona affettuosa, a volte insistente o, spesso, incompresa.

Continuava a chiedere un po’ di spiccioli, anche quando le nuove disposizioni ne avevano vietato la pratica. Forse anche perché ciò era diventato un pretesto per  vedere e incontrare tanta gente, in quello per lei era il suo mondo, la sua città: Olbia.

Ora Pamela, questa minuta donna con il viso rugoso che ricordo sempre avvolto da un fazzoletto coloratissimo,  si è ricongiunta per sempre a quella sua lontana terra che ha per tante ragioni lasciato e alla quale, come da tradizione, presto ritornerà per la sepoltura. Riposa in pace Scevka. Sentite condoglianze alla tua grande famiglia.

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