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Sardegna, il grido d'aiuto delle guide turistiche: "noi, dimenticati dalle istituzioni"

Le difficoltà e le proposte dell'associazione di categoria

Sardegna, il grido d'aiuto delle guide turistiche:
Sardegna, il grido d'aiuto delle guide turistiche:
Camilla Pisani

Pubblicato il 23 febbraio 2021 alle 06:00

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Il mestiere della guida turistica è forse uno dei più bistrattati: eppure, se ci si ferma a riflettere, rappresenta uno dei ruoli più affascinanti e significativi nell’ambito della cultura: purtroppo, l’emergenza sanitaria legata alla pandemia di Covid ha congelato l’intero settore, lasciando ferme proprio le guide turistiche.

“La situazione è decisamente tragica – dice Michela Mura, guida turistica e presidente di ARGT Sardegna, l’associazione regionale che promuove la crescita culturale e il costante aggiornamento professionale dei suoi soci – questo perché il nostro lavoro prescinde dalle varie zone gialle, arancioni o rosse, ma dipende dalla mobilità delle persone non solo in Italia, ma in Europa e nel mondo.

È vero che ci sono molte persone che fanno la guida turistica come secondo lavoro, ma ce ne sono molte altre che invece svolgono questo mestiere come fonte principale di sostentamento; questo significa che dal lavoro di guida devono tirar fuori uno stipendio, che senza il fermento turistico non è garantito. Lavorare solo con i locali non consente infatti di avere introiti sufficienti a mantenersi ed affrontare i costi di una partita iva.

Le escursioni domenicali rappresentano una piccolissima parte del mercato, e noi è un anno che non guadagniamo nulla. Chi fa questo mestiere, da un anno non percepisce niente, a parte i ristori nazionali e qualcosa presa nei mesi centrali dell’anno scorso. Ma questi ristori permettono solo di pagare in parte le spese della partita iva, non certo di pagare un affitto e le proprie spese fisse”.

A preoccupare, oltre alla precarietà economica vissuta negli ultimi mesi, è la mancanza di una prospettiva: “in un anno una persona può pensare di sopravvivere con i propri risparmi, ma quello che ci angoscia come categoria è che non si vede un orizzonte futuro. Per quanto la speranza riposta nella campagna vaccinale sia grande, per ripartire abbiamo bisogno che la gente ricominci a viaggiare, cosa improbabile nel prossimo futuro.

Un altro punto interrogativo è capire cosa rimarrà in piedi dopo questa pandemia, e soprattutto quali saranno le condizioni di mobilità in Italia e nel mondo.

Noi, più altre regioni, dipendiamo fortemente dai trasporti aerei e marittimi, settori già in crisi prima del Covid. Questo significa che la situazione delle guide turistiche sarde è più aspra che nel resto d’Italia, dove le regioni potranno contare su un turismo che, seppur limitato, si potrà muovere in auto o treno” continua Michela Mura.

A rendere ancora più drastica la condizione di crisi di questo particolare settore della cultura, sembra esserci l’assenza di una qualsiasi pianificazione turistica culturale, che possa impiegare in modo alternativo questi professionisti, integrandoli in un percorso di valorizzazione dei siti ambientali, archeologici e culturali della Sardegna.

“Anche la scorsa stagione ha visto prendere in considerazione unicamente il turismo balneare, senza alcuna opportunità per quello culturale, che anzi è stato affossato ancor di più dalle vicende che hanno coinvolto alcuni locali della Costa, rendendo la Sardegna una zona rossa da cui stare alla larga.

Uno spiraglio per uscire dalla crisi ci potrebbe essere se gli enti pubblici, tramite finanziamenti governativi, decidessero di investire in cultura avvalendosi delle nostre competenze, organizzando visite guidate gratuite per i locali, facendo convenzioni con la categoria delle guide turistiche. 

Considerando che, con ogni probabilità, le opportunità di riprendere a lavorare a pieno ritmo saranno da rimandarsi almeno al 2022, questa collaborazione tra istituzioni e guide turistiche potrebbe essere il modo per rendere la crisi un’occasione per innovare il modo di promuovere la cultura del territorio; noi desideriamo ardentemente tornare a lavorare, e siamo pronti a studiare e formarci, poiché questo fa parte del nostro mestiere. Non siamo per l’assistenzialismo fine a sé stesso, e preferiremmo certamente che le nostre competenze venissero impiegate in progetti di valore per raccontare il patrimonio culturale e ambientale sardo in tutta la sua ricchezza.

Si tratta di fare una programmazione seria, concreta, priva di sensazionalismi. In questo anno potremmo essere impiegati per la Sardegna, studiando progetti per rendere allettanti i musei, arricchendo l’offerta turistica, che andrebbe anche a destagionalizzare.

Profilo culturale e profilo ambientale vanno uniti, chi viene in Sardegna lo fa per trovare paesaggi meravigliosi che fanno da cornice a siti archeologici pazzeschi; per valorizzare questi siti, però, deve significare preservare l’ambiente e creare le condizioni perché le guide turistiche possano lavorare, non asfaltando strade né piazzando attività commerciali.

Si deve fare un salto di qualità, smettendo di procrastinare e di fare azioni concrete ed immediate, riunendosi con le associazioni di categoria per organizzare veramente un turismo culturale, che tenga conto anche della necessità di una pianificazione dei trasporti aerei e marittimi.

In ultimo, non bisogna dimenticare che il turismo culturale è quello che porta ad un guadagno meglio distribuito, e che dietro ad ogni stipendio c’è una famiglia” conclude la presidente di ARGT Sardegna.

Il turismo balneare è sicuramente uno degli aspetti che caratterizza maggiormente la Sardegna, ma è tempo che accanto ad esso si apra la riflessione sui percorsi da portare avanti perché la crisi del turismo culturale si possa risollevare: la pandemia non deve costituire il dito dietro cui nascondere le decine di professionisti le cui competenze rischiano di perdersi; urge una pianificazione organica all’interno della quale coinvolgere le guide turistiche, figure essenziali per la valorizzazione e la comprensione del patrimonio culturale sardo.