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Cronaca Sardegna

Sardegna: artigianato in grande sofferenza economica

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Olbia, 2 agosto 2020 – Sul fronte economico non cessano di giungere notizie preoccupanti che riguardano la nostra regione, e non solo. Anche le aziende più strutturate in Sardegna sono in grande sofferenza. Purtroppo la nostra regione va a collocarsi tra le regioni italiane con un calo più importante della produttività, e quasi doppio rispetto al dato medio nazionale e questo stato di cose riguarda anche l’artigianato.

Continua l’emergenza per il settore artigiano in Sardegna. Stando ai dati delle Camere di commercio isolane – analizzati dal Centro studi della Cna Sardegna – nel secondo trimestre dell’anno si delinea un quadro sempre più negativo. In sei mesi le nuove iscrizioni all’albo delle imprese artigiane sono state poco più di 1.000, contro le oltre 1.200 del primo semestre 2019. Le imprese artigiane che risultano attive alla fine del secondo trimestre 2020 sono 34.222, ovvero l’1,1% in meno rispetto al secondo trimestre 2019, un dato che rappresenta il dodicesimo calo consecutivo per il sistema dell’offerta artigiana sarda.

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“L’attuale fase di crisi economica indotta dall’emergenza sanitaria impatta su un settore già gravato da una crisi strutturale di lunga durata – evidenziano Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale della Cna Sardegna –. Ma a preoccupare di più è quanto accadrà nel trimestre in corso: se tra luglio e settembre non dovessero essere prese ulteriori misure di sostegno alle imprese, specie a quelle più piccole, la flessione, ancora di entità contenuta, potrebbe diventare ben più drammatica. E potrebbe estendersi anche alle imprese che in questa fase hanno mostrato nel complesso una importante tenuta, come indica la dinamica registrata in alcuni ambiti strategici di attività economica. Inspiegabilmente inattuate le misure di sostegno varate dalla speciale commissione del Consiglio Regionale approvate con la legge di stabilità 2018. Urgente un progetto di rilancio e di ricostruzione economica – che allo stato non vediamo – che innervato da politiche attive per il lavoro e per gli investimenti diano ossigeno ai sistemi produttivi.

Lo scenario particolarmente penalizzante per le imprese artigiane non è certo un caso isolato in Italia: nel secondo trimestre dell’anno solo in Campania, Lazio e Trentino Alto-Adige gli artigiani non hanno registrato una flessione delle relative imprese attive, ma la Sardegna si colloca tra le regioni con un calo più importante e quasi doppio rispetto al dato medio nazionale (-0,6%). Se poi si amplia l’arco temporale e il raffronto viene fatto con il numero delle imprese attive alla fine del 2009, si evidenzia con chiarezza la crisi dell’offerta regionale: in dieci anni quasi il 20% delle imprese artigiane sarde è uscito dal mercato, una situazione altrettanto drammatica si riscontra solo in Abruzzo.

Si ricorda che il sistema dell’artigianato regionale era cresciuto con continuità in termini demografici fino al 2008, quando in Sardegna erano censite ben 43 mila imprese artigiane (contro le circa 34 mila di oggi), il 28,5% del totale (una quota non distante da quella delle regioni storiche dei distretti industriali, come Marche, Toscana o Emilia-Romagna, dove oggi è circa il 30%). In quegli anni l’artigianato era stato uno dei motori dell’economia della Regione, facendo della Sardegna una delle economie italiane a più forte vocazione artigiana. Dopo la crisi, però, un tessuto imprenditoriale evidentemente troppo fragile non ha retto l’impatto di una congiuntura economica mai tornata vivace, e oggi gli artigiani rappresentano meno del 24% del totale delle imprese sarde. Si tratta di un dato che certifica un macroscopico ridimensionamento del peso dell’artigianato sull’economia dell’Isola ma che, tuttavia, lascia alla Sardegna il primato tra le regioni del Mezzogiorno.

La crisi dell’artigianato sardo si legge nelle 3.900 imprese artigiane attive nel settore delle costruzioni fuoriuscite dal mercato tra il 2009 e oggi (un dato che riflette la crisi dell’edilizia micro, privata, a fronte di una recente fase espansiva delle opere pubbliche), ma anche nel calo del 36% di quelle specializzate nell’industria del legno, e ancora nelle oltre 1.000 imprese artigiane del settore trasporti, magazzinaggio e comunicazioni, scomparse dal mercato negli ultimi dieci anni.

Ma c’è un altro dato a preoccupare: guardando infatti alla componente non artigiana, dunque alle imprese più strutturate, che nel complesso hanno tenuto positivo il saldo negli ultimi anni, quelle attive nel settore del commercio si sono ridotte di oltre 3.800 unità, di cui 2.800 nel commercio al dettaglio tra il 2009 e il secondo trimestre 2020, e anche il dato più recente è di significativa riduzione (-3% le variazione del numero di imprese attive nel settore del commercio al dettaglio tra il secondo trimestre 2020 e il corrispondente trimestre del 2019).

Infine, con riferimento al periodo più recente, preoccupa la flessione del 2,5% registrata nel secondo trimestre dell’anno dalle imprese artigiane attive nel settore della ristorazione e alberghiero, più che doppia rispetto al calo complessivo. Un dato che ci si aspetta potrà subire un netto peggioramento nel prossimo trimestre, a chiusura di una stagione turistica ben sottodimensionata rispetto agli anni passati.

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