Saturday, 15 August 2026
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Pubblicato il 15 August 2026 alle 07:00
Olbia. Il suono della prima campanella si avvicina e, con esso, il consueto fermento fatto di acquisti del materiale scolastico, riorganizzazione degli orari e preparativi dell'ultimo minuto per il tanto atteso (o temuto?!) rientro a scuola. Tuttavia, l'aspetto logistico è solo una parte del quadro. Il vero rientro parte dall'interno. Per capire come affrontare questo momento delicato senza trasformarlo in una fonte di ansia, abbiamo intervistato l'esperta Michelle Oetterli, che ci propone una riflessione profonda sul ruolo delle emozioni genitoriali e su strategie pratiche per accompagnare i più piccoli. Il punto di partenza: l'emotività dei genitori. Spesso infatti siamo portati a concentrarci esclusivamente sullo stato d'animo dei bambini, quando invece sarebbe più funzionale che il tutto partisse dagli adulti.
"Prima di accompagnare tuo figlio verso il nuovo anno scolastico, è fondamentale fermarsi un momento e chiedersi: come mi sento emotivamente all’idea della ripresa della scuola? C’è qualcosa che mi preoccupa? Ho paura che mio figlio possa avere delle difficoltà? Come reagisco quando vedo che lui è in difficoltà? Sto trasmettendo fiducia oppure, senza accorgermene, gli sto trasmettendo le mie preoccupazioni?" inizia così la riflessione della dott.ssa Oetterli, che da anni aiuta bambini e genitori a gestire le emozioni e trovare l'equilibrio all'interno delle famiglie.
Dott.ssa, perché trvare queste risposte sarebbe così cruciale?
«Perché anche i bambini sentono ciò che non diciamo. Questo non significa che il genitore debba essere sempre tranquillo o non avere paure. Significa imparare a riconoscere le proprie emozioni, così da non chiedere al bambino di farsi carico anche delle nostre. Prima di accompagnare tuo figlio a scuola, accompagna anche te stesso nelle tue emozioni. Un genitore consapevole non è un genitore senza paure: è un genitore che sa riconoscerle e attraversarle.»
Quali sono i passi pratici per aiutare i figli ad affrontare questo passaggio?
«A mio parere ci sono cinque punti fondamentali su cui lavorare:
1. non aspettare il primo giorno: iniziare qualche giorno prima a parlare della scuola, ma senza creare pressione;
2. ripristinare gradualmente le routine: sonno, risveglio, colazione, preparazione dello zaino, tornando piano piano agli orari scolastici;
3. parlare delle emozioni: chiedere al bambino "Come ti senti all’idea di tornare?; c’è qualcosa che ti preoccupa?; c’è qualcosa che invece ti aspetti con piacere?". E soprattutto non correggere l’emozione (esempio: se dice "non voglio tornare", evitiamo subito di rispondere "ma dai, vedrai che sarà bellissimo!");
4. preparare il distacco: soprattutto per i più piccoli, è utile spiegare cosa succederà con parole semplici e creare un piccolo rituale del saluto;
5. lasciare spazio all’emozione dopo il rientro: un bambino può tornare a casa stanco, nervoso, oppositivo o più "appiccicoso". Non significa necessariamente che la scuola sia andata male: potrebbe semplicemente aver bisogno di scaricare ciò che ha vissuto. Il compito del genitore non è eliminare tutte le emozioni del bambino, ma aiutarlo a sentirsi capace di attraversarle".
La dott.ssa Oetterli ha poi proposto una checklist emozionale per i genitori. Una vera e propria sintesi da spuntare prima dell'avvio delle lezioni:
* Routine: Abbiamo iniziato a ripristinare i ritmi quotidiani.
* Dialogo: Abbiamo parlato del rientro senza creare ansia.
* Ascolto: Abbiamo chiesto al bambino come si sente e l'abbiamo ascoltato senza minimizzare.
* Collaborazione: Abbiamo preparato insieme le cose per la scuola e pensato a un piccolo rituale del mattino.
* Rassicurazione: Gli abbiamo ricordato che può sempre raccontarci ciò che prova.
Il rientro può rappresentare anche un momento di svolta per l'organizzazione familiare?
«Assolutamente sì. Può essere l’occasione per fermarsi e chiedersi: "L’anno scorso, nelle nostre routine, cosa non ha funzionato?". Non per cercare colpe, ma per capire cosa possiamo modificare. Se una strategia non ha funzionato, non significa che abbiamo fallito: significa che non era adatta alla nostra famiglia. Possiamo cambiarla.»
Come si traducono questi cambiamenti nella quotidianità?
«Possiamo fare una piccola riunione di famiglia. Prima dell’inizio della scuola, ci dedichiamo un momento tutti insieme per stabilire alcune nuove regole familiari, tenendo conto dell’età e delle capacità del bambino. Insieme possono definirsi i dettagli su:
- preparazione dello zaino: chi lo prepara, quando e con quali strumenti;
- abbigliamento: cosa preparare la sera prima per favorire l'autonomia al mattino;
- compiti: tempi, luoghi e responsabilità;
- tempo libero: gestione dei giochi e del momento di spegnere TV o videogiochi;
- routine della sera: l'orario e i passaggi sequenziali per prepararsi a dormire.»
Un ultimo suggerimento pratico riguarda l'uso di supporti visivi.
«Per un bambino è molto più semplice seguire una routine quando può vederla, invece di dover ricordare ogni volta ciò che deve fare, - conclude Oetterli - Possiamo creare insieme una tabella della routine con immagini o semplici parole. Un esempio per il mattino potrebbe essere: "Mi alzo ➔ Mi vesto ➔ Faccio colazione ➔ Mi lavo ➔ Controllo lo zaino ➔ Scarpe e giacca ➔ Pronti per uscire!". Il punto non è creare una casa piena di regole, ma rendere prevedibili alcuni momenti della giornata, così il bambino saprà cosa aspettarsi e diventerà progressivamente più autonomo. Chiuderei con una domanda fondamentale da porsi sempre: "Questa regola aiuta davvero la nostra famiglia o la stiamo mantenendo solo perché abbiamo sempre fatto così?". Il nuovo anno scolastico è l’occasione perfetta per lasciare andare ciò che non funzionava e costruire insieme qualcosa di nuovo.»
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