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Berchidda: Alice De Andre commenta la scossa in platea al Time in Jazz

La polemica al concerto per l'indimenticato Fabrizio riaccende lo scontro culturale tra arte e politica

Berchidda: Alice De Andre commenta la scossa in platea al Time in Jazz
Berchidda: Alice De Andre commenta la scossa in platea al Time in Jazz
Laura Scarpellini

Pubblicato il 12 August 2026 alle 07:00

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Berchidda. Il palco di Berchidda, cuore pulsante del festival Time in Jazz guidato da Paolo Fresu, è da sempre un avamposto di libertà espressiva, sperimentazione e dialogo. Tuttavia, durante l'evento speciale che vedeva protagonista Diodato in un omaggio al repertorio di Fabrizio De André, la dimensione puramente musicale ha ceduto il passo a un frammento di viva tensione sociale e politica.

Tra il pubblico accorso per ascoltare la reinterpretazione dei versi dell'indimenticato cantautore genovese, la presenza in prima fila di Matteo Salvini non è passata inosservata. L'episodio chiave si è consumato quando una spettatrice, palesemente in disaccordo con le posizioni del leader leghista, ha deciso di abbandonare polemicamente l'evento, scandendo a gran voce la propria indignazione: "Io con questo individuo qui non ci sto". Il gesto, improvviso e perentorio, ha immediatamente catalizzato l'attenzione dei presenti, dividendo la platea tra mormorii di assenso e sguardi attoniti, prima che la musica riprendesse il suo corso naturale.

L'episodio apre una riflessione più profonda sul senso profondo delle manifestazioni artistiche e sul loro spazio pubblico. L'opera di De André, intrisa di rispetto per gli ultimi, critica anarchica verso ogni forma di potere costituito e profonda umanità, rappresenta da decenni un patrimonio culturale collettivo e spigoloso. Quando la politica istituzionale si siede in platea a celebrare icone del genere, il corto circuito simbolico diventa quasi inevitabile. La reazione della spettatrice non è un semplice episodio di cronaca o di colore locale, ma il sintomo manifesto di un cortocircuito identitario tra chi vive la musica d'autore come un baluardo ideologico e chi la considera un terreno di condivisione trasversale.

Time in Jazz dimostra ancora una volta di non essere una semplice rassegna di concerti estivi, bensì un organismo vivo in cui il contesto sociale penetra inevitabilmente nella fruizione artistica. La contestazione di Berchidda riporta al centro del dibattito il ruolo del pubblico contemporaneo: non più spettatore passivo di un'esibizione, ma attore consapevole e critico, pronto a trasformare una serata di mezza estate in un'arena di confronto civile.

 

L'eco della contestazione avvenuta a L'Agnata durante Time in Jazz, quando una ragazza ha lasciato il concerto di Diodato in segno di protesta per la presenza in prima fila di Matteo Salvini, si arricchisce di una voce particolarmente autorevole e diretta. Attraverso un duro e appassionato intervento diffuso sui social, Alice De André, nipote del celebre cantautore genovese, ha rotto il silenzio per esprimere la propria posizione sull'accaduto. Il suo sfogo, intriso di orgoglio familiare e identità culturale, analizza il cortocircuito tra la poetica anarchica del nonno e la presenza della politica istituzionale, rivendicando la coerenza del gesto di protesta. Evidenziando come anche le nuove generazioni  hanno grandi profondità e un grande cuore. Ecco il testo integrale delle sue dichiarazioni:

"Vi racconto una cosa che trovo quasi comica. Ieri ad Agnata in Sardegna, a casa di mio nonno, come ogni anno si è tenuto il concerto in suo onore del Jazz Festival. Con la piccola differenza che quest'anno in prima fila c'era Matteo Salvini. Questa frase potrebbe già tranquillamente finire qui, perché io non so esattamente che cosa sia riuscito Salvini a capire dai testi di mio nonno. Forse la musica? Forse la-la-la? Perché sui testi evidentemente abbiamo avuto qualche problema di comprensione. Dire che i loro pensieri, i loro valori e la loro idea di società siano diametralmente opposti è un eufemismo. Ma il capolavoro è arrivato dopo: una ragazza si alza e contesta la presenza di Salvini al concerto. E scoppia la polemica. Per la ragazza! Non per Salvini in prima fila a un concerto di De André, per la ragazza che lo contestava. A questo punto mi viene il dubbio che De André sia diventato una specie di santino nazionale, quello che ascoltiamo tutti, celebriamo tutti, citiamo tutti, purché nessuno si azzardi a ricordare che cosa diceva realmente. E che sì che quello poi diventa maleducato, divisivo, fuori luogo. Una ragazza che contesta un politico ad un concerto di De André non è fuori luogo: è forse una delle cose più coerenti che sia successa durante tutta la serata. Mio nonno fermava i concerti per le contestazioni. Fermava la musica, parlava, discuteva. Quindi, se proprio vogliamo parlare di rispetto, ieri Salvini poteva alzarsi e rispondere, non indignarsi per essere stato contestato, non farsi proteggere dal silenzio educato di un pubblico venuto a celebrare uno che di silenzio educato se ne faceva molto poco. Volete Fabrizio De André? Allora prendetevi tutto! Non soltanto le canzoni che fanno bella figura alle commemorazioni, prendetevi anche quello che pensava, quello che contestava. E soprattutto prendetevi il fatto che mio nonno, davanti a quella scena, avrebbe fermato il concerto e probabilmente avrebbe chiesto a Salvini che cazzo ci faceva lì."Il ministro dei temporali in un tripudio di tromboni auspicava democrazia con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni."