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Pittulongu, invasione di topi (e di opinioni): quando il problema reale diventa una “caccia al gatto”

Sui social rimbalza l’allarme roditori, ma tra teorie improvvisate e accuse ai felini si perde di vista il vero problema

Pittulongu, invasione di topi (e di opinioni): quando il problema reale diventa una “caccia al gatto”
Pittulongu, invasione di topi (e di opinioni): quando il problema reale diventa una “caccia al gatto”
Patrizia Anziani

Pubblicato il 22 April 2026 alle 10:30

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Olbia.  A Pittulongu, il quartiere sul mare di Olbia i topi non si vedono solo tra i cespugli, ma anche tra i commenti. È bastato un post nel gruppo Facebook “Quartiere di Pittulongu” per innescare una discussione tanto accesa quanto emblematica di un problema reale e serio. A far scattare il dibattito è stato un intervento diretto, che ha subito raccolto decine di reazioni e commenti. In particolare, un passaggio ha catalizzato l’attenzione: “Pittulongu è invasa dai topi! Non vedo più nessun gatto in giro tranne rare comparse. Chiediamoci se stiamo alterando l’equilibrio gatti-topi che dovrebbe servire alla salubrità dell’ambiente.”  Nel gruppo social di quartiere, il tono oscilla tra il preoccupato e il tragicomico. C’è chi racconta di non vedere più felini in giro e collega direttamente la loro assenza all’“invasione” di topi, e chi invece difende i gatti liberi, ricordando che non sono spazzini né dipendenti comunali con contratto a caccia di roditori.

Non sono mancati toni accesi, ironie e qualche stoccata, ma anche riflessioni più strutturate: diversi interventi sottolineano come i gatti, pur essendo cacciatori, non rappresentino una soluzione automatica al problema dei topi, specie in contesti dove questi ultimi trovano condizioni favorevoli per proliferare.  E poi ci sono le posizioni più creative: secondo alcuni, basterebbe lasciare che i gatti si riproducano liberamente per ristabilire l’equilibrio naturale. Una sorta di “piano anti-topo” basato sulla deregulation felina. Peccato che la realtà sia leggermente più complessa. Tra i commenti emerge anche un punto interessante: il gatto caccia, sì, ma non è detto che lo faccia per risolvere un problema umano. Anzi, come sottolinea qualcuno, il topo di campagna è tutt’altro che sprovveduto e spesso riesce a evitare i predatori domestici. Nel frattempo, il dibattito si allarga: sterilizzazioni sì, sterilizzazioni no, volontari sì, volontari no. C’è chi racconta esperienze personali, chi difende il lavoro delle associazioni e chi, invece, teme interventi invasivi sui propri animali domestici che per loro natura sono liberi e liberi devono restare. 

Ma mentre i commenti si moltiplicano, una domanda resta sullo sfondo: davvero pensiamo che un problema di igiene urbana si risolva con una o più colonie feline più o meno numerose? La presenza dei topi, in contesti urbani e periurbani, è quasi sempre legata a fattori ben noti: rifiuti lasciati incustoditi, residui alimentari, scarsa manutenzione di alcune aree. Insomma, condizioni ideali per chi, come i roditori, sa adattarsi meglio di chiunque altro. I gatti possono essere parte dell’ecosistema, ma non sono una soluzione strutturale. E soprattutto, non possono diventare il capro espiatorio (o l’eroe di turno) di problemi che richiedono interventi ben diversi: pulizia, controlli, gestione corretta dei rifiuti e responsabilità condivisa. Nel frattempo, a Pittulongu la discussione continua. Tra chi invoca più gatti, chi li difende e chi li accusa, una certezza c’è: i topi, che in primavera raggiungono i picchi di riproduzione (una femmina può raggiungere fino a 10 riproduzioni all'anno con un singolo parto che può arrivare fino a 12 topolini), per ora non sembrano affatto preoccupati.

Foto realizzata con AI.