Wednesday, 25 February 2026
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Pubblicato il 25 February 2026 alle 07:00
Palau. Ci sono uomini che sembrano usciti direttamente dalle pagine di un libro. Gigi Angeli poeta nato a Pola nel 1941 da genitori sardi e residente a Palau, è uno di loro. Con quella cura nei dettagli, quella galanteria d'altri tempi e una presenza capace di trasformare un semplice incontro in una conversazione da custodire, il poeta gallurese porta con sé qualcosa di raro: l'aura silenziosa di chi ha fatto della parola una forma di vita, non di carriera.
Nei giorni scorsi, a Palau, ha presentato due volumi che raccolgono anni di scrittura, di ascolto e di memoria: Aiti e vadi e Aidos e bados, editi da Taphros Edizioni, una raccolta bilingue in sardo gallurese e sardo logudorese, con testo italiano a fronte. Un'opera doppia nel formato, unica nell'anima. Al suo fianco, in dialogo, Giovanni Fiori ,autore anche della prefazione ,e Piero Bardanzellu, a costruire attorno ai versi lo spazio di riflessione che meritano.
Angeli scrive da sempre, in italiano e in sardo, muovendosi con naturalezza tra le due varianti linguistiche come chi conosce ogni sentiero di una terra amata. Il suo esordio risale al 1998, quando al concorso Filippo Addis di Luras ottenne il primo premio: da allora i riconoscimenti si sono moltiplicati, ma la sostanza della sua voce è rimasta fedele a sé stessa. Fedele alla terra, al paesaggio, alla memoria agropastorale che sente il dovere morale di non lasciare svanire.
In Varchi e guadi, titolo che racchiude l'essenza dell'intera raccolta, il poeta abita luoghi e soglie, indaga il passaggio dalla Sardegna antica a quella contemporanea, e lo fa senza nostalgia sterile ma con la lucidità di chi sa che dimenticare non è neutro. Come scrive nella presentazione, abbandonare quel patrimonio di consuetudini, tradizioni e valori etici sedimentati nei secoli significa accettare la cancellazione della propria memoria. Un atto che Angeli non è disposto a compiere, né a perdonare in silenzio.
La sua poesia non è però ripiegamento sul passato. È, al contrario, uno sguardo che parte dalle radici per abbracciare il presente e ammonire il futuro. La natura, nei suoi versi, contiene tutto e tutto trascende: la politica, i confini, le ideologie, le visioni contrapposte del mondo. È lei a imporci, con la sua stessa esistenza, di amarla e rispettarla. In un'epoca che tende ad erigere barriere, Angeli invita ad attraversare guadi, ad aprire varchi, a unire i popoli anziché dividerli.
Vale la pena ricordare che Gigi Angeli è il padre di Paolo e Nanni Angeli, fondatori e organizzatori del Festival Internazionale Isole che Parlano, che quest'anno raggiunge la sua trentesima edizione. Un dettaglio biografico che dice molto su una famiglia in cui la cultura non è ornamento, ma vocazione tramandata.
Incontrarlo significa lasciarsi incuriosire e affascinare, come solo le lingue antiche, quelle che portano dentro di sé secoli di vite vissute, sanno ancora fare.
Spesso guardiamo alle lingue locali come a un retaggio del passato, ma lei le tratta come fondamenta della società odierna. In che modo la poesia in lingua sarda può aiutare le nuove generazioni a comprendere la complessità della Sardegna contemporanea, evitando che la cultura isolana diventi un semplice pezzo da museo?
"Diceva Croce che la Poesia per esser giudicata tale, si evidenzia su due elementi costanti e necessari: un complesso di immagini ed un sentimento che lo anima. L’Insieme non è che l’Intuizione pura che e la “verità”; questa prescinde dal linguaggio in cui viene espressa in quanto in qualsiasi lingua la si scriva o la si esprima resta “verità”; e gli attuali linguaggi, Sardo/Logudorese e Sardo/Gallurese, per quanto contaminati, mantengono una chiara esposizione della poesia che resta anche oggi la “verità” delle cose. Dico questo perché le parole della lingua sarda prima che parole sono “cose” e pertanto rimangono sempre costanti ed attuali".
Luras rappresenta il luogo della sua infanzia e giovinezza. Attraverso i suoi versi, quali valori di quella società tradizionale — spesso considerata arcaica — ritiene siano ancora indispensabili per curare le "ferite" sociali e culturali della Sardegna di oggi?
"Luras è un’enclave Logudorese nel cuore della Gallura. Si distingue dal Gallurese non solo per lingua ma per cultura vera e propria che si accosta al mondo Barbaricino. Le mia poesia, quella espressa in sardo Logudorese, ricalca nei fatti e nelle azioni comportamentali la cultura d’origine Lurese che è quella Agro/Pastorale e di Viticultori; ed anche oggi in qualche modo permane nel suo impianto d’origine con tutto il supporto artigianale conseguente che si adegua ai mutamenti di vita contaminandosi appunto ma non ferendosi".
Scrivere in Logudorese e Gallurese nel 2026 richiede coraggio e visione. Oltre alla bellezza letteraria, quale responsabilità sente di avere nei confronti della memoria collettiva? Ritiene che la perdita di queste varianti linguistiche possa comportare lo sgretolamento definitivo delle tradizioni che tengono unite le nostre comunità?
"Vi è di buono, nonostante l’evoluzione Globale che stiamo vivendo, un certo mantenere e coltivare il nostro Sardo nelle sue varie espressioni locali e alloglotte ( lingue alloglotte qui in Sardegna sono: Il Gallurese, il Catalano di Alghero e il Tabarchino di Sant’Antioco e Calasetta ). Sono vivi e prolificano sempre più in Sardegna, i vari concorsi di Poesia in “ LIMBA “ come usiamo noi definire la nostra forma espressiva; e fa piacere che tra i concorrenti vi siano sempre più giovani leve che tengono vivi e partecipati detti concorsi. E’ anche questa la riprova che per quanto contaminate le nostre espressioni linguistiche sono ancora vive".
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