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San Teodoro: Gianluca Brighi e l’etica della custodia ambientale

L'incontro sul legame tra tutela del territorio e responsabilità civile

San Teodoro: Gianluca Brighi e l’etica della custodia ambientale
San Teodoro: Gianluca Brighi e l’etica della custodia ambientale
Laura Scarpellini

Pubblicato il 16 April 2026 alle 11:30

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San Teodoro. L'imminente avvio della stagione estiva 2026 porta con sé le consuete incognite legate ai flussi turistici e alle variabili meteorologiche, ma per Gianluca Brighi la priorità resta la prontezza operativa. In un momento in cui le incertezze del comparto balneare occupano il dibattito pubblico, la strategia di San Teodoro passa per la solidità della cura del luogo. Arrivare alle prime ondate di calore con un litorale già monitorato e bonificato dai detriti invernali è l'unica risposta concreta possibile: una forma di resilienza che trasforma l'incertezza del domani nella certezza della manutenzione odierna.

Lo sa bene Gianluca Brighi, che nel 1995, durante un primo incontro con la Sardegna, maturò la decisione di un radicale cambio di prospettiva. Quella che per molti è una meta di passaggio, per Brighi è divenuta una missione professionale e civile, concretizzatasi nel 2019 con il trasferimento definitivo a San Teodoro.

Alle spalle una vita lavorativa in Emilia-Romagna e un'eredità culturale siciliana, Brighi da tempo coordina il punto di accoglienza presso la spiaggia de La Cinta. Il suo ruolo, tuttavia, eccede le mansioni puramente ricettive per sconfinare in una forma di presidio ambientale costante. Al centro della sua attività vi è la tutela delle aree dunali e la manutenzione sistematica degli arenili, un compito che Brighi affronta con un rigore che non ammette pause stagionali.

L'approccio di Brighi si fonda su un principio di continuità: il decoro e la salute di una spiaggia non possono essere subordinati esclusivamente ai flussi turistici o alle logiche di fatturato. Se l'estate rappresenta il momento della massima pressione antropica, con migliaia di presenze che mettono alla prova la resilienza della sabbia finissima della Cinta, è l’inverno a richiedere lo sforzo maggiore di osservazione e recupero.

In questa stagione, quando il mare restituisce i detriti e le plastiche abbandonate, l'azione di monitoraggio diventa essenziale per permettere alla natura di rigenerarsi. Per Brighi, "la tutela dell'ambiente non va in vacanza" non è uno slogan, ma una prassi operativa che trasforma l'operatore turistico in una sentinella del territorio.

Vederlo impegnato tra le dune della Cinta significa assistere a un dialogo silenzioso tra l'uomo e il paesaggio. La sua storia non è solo il racconto di un ritorno alle origini marine, ma la testimonianza di come l'amore per un luogo possa evolversi in una responsabilità quotidiana, volta a garantire che il fascino della Gallura sopravviva intatto al tempo e all'incuria.

foto Facebook @GianlucaBrighi

"Il coraggio dell'ovvio. Tutti quanti noi amiamo gli ambienti naturali, ma l'amore si dimostra con i fatti, non solo a parole. Quando passeggiamo lungo una spiaggia, attraversiamo un bosco, percorriamo un sentiero di montagna c'è un gesto che possiamo fare tutti, indistintamente, per dimostrare l'amore, l'affetto e il rispetto per quel luogo: raccogliere in un sacchetto e portare via tutto quello che crea una interferenza che impedisce la riconessione con la natura. Un atto semplice, che costa nulla, e genera risultati straordinari".

Gestire un punto di accoglienza in una delle spiagge più iconiche del mondo, La Cinta, non è solo una sfida logistica ma una vera responsabilità ambientale. Come si concilia l'accoglienza di migliaia di turisti con la fragilità di un ecosistema che lei difende quotidianamente, e quali sono i 'segnali' che la spiaggia le dà quando ha bisogno di essere protetta?

"Premesso che sono solo un volontario e non gestisco l'accoglienza dei turisti, il suggerimento che posso dare in base alla mia esperienza è quello di far trovare la spiaggia in uno stato di estrema pulizia, questo genera nei visitatori un senso di responsabilità, pochissimi trovano il coraggio di sporcare un ambiente bello e pulito.
Personalmente con La Cinta ho stabilito una connessione costante, sento il suo dolore così come percepisco la sua gioia. In estate quando osservo ripetute mancanze di rispetto nei suoi confronti sono pugnalate al cuore che ricevo insieme a lei, ma in entrambi c'è la consapevolezza che alla fine dell'estate se ne andranno quasi tutti, e avremo un inverno intero per curarci vicendevolmente le ferite. Questo processo allieva il dolore, e si aspetta passi la tempesta".

Lei sostiene fermamente d tempo che gli scarti di qualcuno possono comunque essere utili a qualcun altro. In un’epoca di consumismo sfrenato, come riesce a trasmettere questo concetto di economia circolare ai visitatori e quanto è difficile far capire che la pulizia dell'ambiente non è un evento straordinario, ma deve diventare un 'gesto spontaneo e quotidiano'?

"Il riuso è una pratica nobile ed elementare, ciò che non mi serve più può essere utile a qualcun'altro, perché buttarlo via? Non ha alcun senso logico.La pulizia di un ambiente è un gesto ovvio, ma in una società confusa come quella contemporanea diventa un gesto straordinario. Faccio capire quanto sia scontato e utile dando l'esempio pratico oggi giorno. Posso uscire senza cellulare ma non esco mai senza un sacchetto".

La nuova stagione turistica è ormai alle porte e sui social lei è molto attivo nel promuovere la tutela del territorio. Qual è l’appello che si sente di lanciare alle istituzioni e agli altri imprenditori locali affinché la collaborazione tra pubblico e privato diventi il vero motore per un turismo sostenibile e rispettoso della Sardegna?

"L'appello che mi sento di fare è quello di comportarsi come farebbe una comunità che condivide i medesimi obbiettivi: benessere dei cittadini e dell'ecosistema sono due facce della stessa medaglia, vanno perseguite insieme, con identica determinazione".

foto @GianlucaBrighi