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GALLURAchefu

Gli stazzi di Gallura in un elenco del 1901

Ph Elio Campesi
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Olbia, 5 marzo 2017 – Olbiachefu oggi vi propone un estratto dal mensile Le cento città d’Italiasupplemento illustrato del quotidiano Il Secolo, fondato a Milano il 5 maggio del 1866 dall’editore musicale Eduardo Sonzogno. Il Secolo divenne ben presto il più importante giornale di tutto l’Ottocento italiano. Al successo della testata giornalistica contribuì in una certa misura la pubblicazione di supplementi editoriali dedicati che venivano spediti gratuitamente a tutti gli abbonati. Il supplemento mensile illustrato Le cento città di Italia venne dato alle stampe tra il 1887 e il 1902. Nell’articolo che pubblichiamo vengono elencati alcuni dei più famosi ed antichi stazzi della Gallura.

“Chiamansi così gli agglomeramenti di case di pastori, lontani dalle città e dai villaggi, ove si conduce vita patriarcale, cioè secondo le leggi naturali, come si praticava nei primi tempi dell’umana società.

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La Gallura che è il sito più montagnoso dell’isola, e la regione meno ricca di paesi, posti a grande distanza fra loro, possiede molti di questi borghi, germi di futuri villaggi. In queste capanne pastoreccie, sorte su pei dossi de’ monti e nelle convalli selvose, vivono dieci o dodici e perfino trenta famiglie agiate, unite fra loro da parentadi di tre o quattro generazioni sotto un sol capo antico d’armi e riverito per autorità. Pure la Nurra ha simili piccoli
centri abitati, ma non così numerosi, né così primitivi nei loro usi semplici, come nella Gallura, ove la sola Tempio ne ha intorno a grande distanza cinquanta, che rispondono ai nomi di Aglientu, Arzachena, Almidina, Aratena, Azani, Azanido, Balascia, Biasci, Budò, Casteddu, Cuòni, Chivoni, Calcinagju, Curruaru, Enas, Itzana, La Traessa, La Pulcariccia, Lettu di Idda, Luogosanto, Lu Malcietu, Liscia, Loni, Lu Ligamu, Montiagliu, Montirussu, Monticanu, Muntagna, Multaminuta, Montimola, Montilittu, Monti Pitrosu, Padulu, Porto San Paolo, Portopozzo, Oviddè, Raica, Serra di Mezzu, Surrau, Santubacchis, Santa Giusta, Lu Saltu, Telti, Tiriddò, Uturu Pisanu, Vignola, Vidiera, Vilgetu, Valdi padulu, Zucchitta.

Ivi la patria podestà è riconosciuta altamente, poiché il capo di famiglia vi tiene grado di re, e, non avendo quei borghi né  chiese né preti, pochi eccettuati, anche di sacerdote, reggendo egli il casato, e all’occorrenza somministrando il battesimo ai nipoti, presiedendo agli sponsali, e radunando alle feste la famiglia innanzi alla Madonna per le preci o confortando i moribondi. Per tal modo giovani di venticinque anni giungono a questa età senza aver mai visto una chiesa o parlato ad un sacerdote, non consentendo le loro abitudini di allontanarsi dallo stazzo per qualche tempo.

Tuttavia essi sono d’una fede vivissima e d’un amore caldo e forte alla religione, che le madri infondono nei loro cuori dall’infanzia e alimentano nella puerizia.
Vivono nel rimanente la, vita naturale e casta dei pastori nomadi, senza passioni disoneste, né vizi di sorta, tal che il giuoco, gli amori illeciti, i pravi desideri sono ad essi del tutto ignoti. Quando per avventura qualche dissenso nasce fra loro, il capo dello stazzo convoca sotto una quercia antica i contendenti e gli anziani, ed ivi compone le divergenze, riconcilia gli animi o pronunzia sentenze, mirabili per saggezza e assennatezza.”

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Secolo_(quotidiano).

Si ringrazia Elio Campesi per la gentile concessione della foto

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