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Olbia, viaggio nel tempo tra caschetas e pane pasquale: ecco la Cucina delle Matriarche

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Olbia, 22 aprile 2019 – Ci sono molti modi per divertirsi o passare un pomeriggio diverso, ma c’è chi predilige fare un viaggio nel tempo per imparare qualcosa che arriva da lontano.

E così, ci si ritrova in un locale molto noto circondati da strumenti artigianali, farine di semola di alta qualità, strutto, miele, noci e macchine per fare la pasta.

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Se non fosse per la location, gli abiti  moderni, le scarpe col tacco e gli accenti che tradiscono origini continentali, potremmo pensare di essere in un qualsiasi stazzo della Gallura, al cospetto delle più brave donne del paese che insegnano ai loro amici come preparare questo o quel piatto tipico.

E invece, niente stazzo: siamo al Divan e questa è la Cucina delle Matriarche, ovvero Maria Antonietta Mazzone e Simonetta Bazzu con tutte le loro sorelle matriarche, le donne che mettono a disposizione il loro sapere. Insieme a loro anche Sas Janas, con il loro laboratorio di colombe e uova pasquali per le bambine e i bambini.

Qua non si impara semplicemente a fare un dolce: si sospende per una giornata il normale scorrere del tempo e, con calma e serenità, si accoglie nella propria esistenza un pezzetto di Storia sarda.

Non sarà la storia dei condottieri o quella dei  briganti, ma è la storia delle persone e delle tradizioni: quelle che si tramandano di madre in figlio e figlia, generazione dopo generazione, fino ad arrivare a chi quelle tradizioni non le conosce, ma desidera impararle.

In questi anni, la Cucina delle Matriarche ha fatto molto più che fare corsi: ha divulgato la cultura sarda attraverso le ricette tradizionali, sapientemente recuperate.

Un vero e proprio recupero storico della tradizione, nella sua concezione più intima, che culmina nel momento in cui questo sapere viene tramandato.

Con la modernità e le vite sempre più veloci, infatti, c’è il rischio di perdere tanto dell’identità sarda: ecco perché il lavoro delle matriarche assume un ruolo e un valore fondamentali.

Non è un caso, infatti, se proprio Maria Antonietta Mazzone e Simonetta Bassu sono riuscite a coinvolgere Raffaella Marongiu, figlia di Gavina Selis – una delle custodi del Filindeu, per tramandare a una selezionata cerchia di persone i segreti di questa antichissima pasta nuorese.

Talmente antica da spingere un cuoco australiano a venire in Sardegna appositamente per svelarne tutti i misteri: si chiama Leo Gelsomino, vive a Melbourne ed è il capo chef del Lello Pasta Bar, uno dei ristoranti più famosi della città australiana.

Questo e altro può il potere e il fascino atavico della tradizione, che non è solo Filindeu.

È il pane pasquale, tipico delle nostre parti. Quel pane fatto di sola semola rimacinata di grano duro e acqua, non lievitato, al cui c’entro c’è un uovo come simbolo di abbondanza e rinascita.

Un pane povero, ma finemente lavorato a seconda delle tradizioni di famiglia.

E poi, le caschetas: il dolce delle spose. Un dolce di un’eleganza sopraffina, dalla pasta sottile e traslucida, con un cuore dolce e aromatico e che non ha bisogno di cottura.

A questi veri e propri seminari di cucina e cultura sarda partecipano persone di tutti i tipi: giovani di belle speranze, maestre originarie di altre Regioni italiani, uomini desiderosi di imparare e anche stranieri innamorati della Sardegna.

Desiderate farvi un regalo? La Cucina delle Matriarche vi aspetta: non rimarrete delusi.

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