Friday, 11 September 2026
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Pubblicato il 11 September 2026 alle 07:00
Olbia. A guardarla mentre si muove tranquilla accanto al suo proprietario, cerca una carezza e si comporta come una grande cucciolona, sarebbe difficile immaginare che Quarcy sia stata preparata per cercare ciò che qualcuno potrebbe aver tentato di nascondere per sempre: un corpo sepolto, resti umani occultati, una traccia di sangue. Quarcy ha sette anni, è un pastore tedesco e la sua specializzazione appartiene a un ambito molto particolare: la ricerca forense di resti umani. Un'attività che può essere svolta su richiesta dell'autorità giudiziaria. A raccontare la sua storia è l'olbiese Emilio Cau, classe 1969, educatore e riabilitatore comportamentale, che con Quarcy ha raggiunto un traguardo raro. "Lei è l'unica in Sardegna che ha fatto questo tipo di attività – racconta Cau –. È una specializzazione un po' d'élite, nel senso che non è che la possono ottenere tutti".
Cau da anni studia il comportamento dei cani e soprattutto la relazione che si crea tra animale e proprietario. Un percorso fatto di corsi, qualifiche ed esperienze che oggi porta avanti insieme alle sue socie Laura Runchina e Sonia Seddaiu con le quali condivide il lavoro ogni giorno. "Quarcy non è un cane da Protezione civile - spiega Cau- perché per i non addetti ai lavori, quando si parla di cani da ricerca il pensiero corre facilmente alle unità cinofile che cercano droga oppure ai cani della Protezione civile impegnati tra le macerie o nelle ricerche di persone scomparse". Per Quarcy è diverso. "È esclusivamente un’attività forense, la sua specializzazione è la ricerca di resti umani", precisa Cau.
Significa che Quarcy può essere impiegata, su richiesta dell’autorità giudiziaria, quando si devono cercare corpi occultati, parti di essi o tracce lasciate da una persona deceduta. "Quando si va alla ricerca di una persona dispersa non si sa quale sarà l’esito, si può trovarla viva. Qui invece – spiega Cau – stiamo cercando corpi umani, cadaveri sotterrati, pezzi di cadaveri". Il suo olfatto può essere utile anche quando non esiste un corpo da trovare. Cau fa l’esempio di un’automobile sulla quale gli investigatori vogliano verificare la possibile presenza di tracce riconducibili a una persona deceduta: "Il cane fiuta e segnala che c’è del sangue sulla macchina e allora si fanno delle indagini".
Emilio Cau e Quarcy
Quarcy proviene da un importante allevamento di Bassano del Grappa. In origine il progetto di Emilio Cau era proprio quello di prepararla alla ricerca delle persone disperse. "È stata presa perché l’idea principale era quella di farla diventare un cane da ricerca dispersi. Poi, per varie vicissitudini, abbiamo dovuto abbandonare per un periodo quel tipo di attività". Fermare un cane come Quarcy con tanta voglia di lavorare, però, non era nelle intenzioni di Cau che nel mentre ha continuato la propria formazione, conseguendo anche la qualifica di istruttore per la Pet therapy, fino alla decisione di affrontare assieme al suo pastore tedesco la specializzazione decisamente più impegnativa. "Mi sono detto: ci vuole il cane adatto, ci vuole la persona adatta, ci vuole un impegno finanziario non indifferente e anche il tempo. Proviamoci". Il risultato ha superato le aspettative. "L'esame è stato straordinario perché ha trovato tutto quello che c'era da trovare, anche di più".
Alcuni dei numerosi attestati di qualifica e certificazione di Emilio e Sonia.
L'abilitazione che Cau stesso definisce difficile, anche emotivamente, è stata conseguita a San Marino tramite l'associazione ENDAS (Ente Nazionale Democratico di Azione Sociale) che, attraverso il suo Settore Cinofilia e il Dipartimento Sicurezza, organizza corsi di alta formazione e abilitazione per unità cinofile (uomo-cane), tra cui quelle di Specialità Avanzate (HRD e Tracce Ematiche), con prove di abilitazione per la ricerca di resti umani (Human Remains Detection) e tracciamento olfattivo. "Quando si cercano persone disperse non si sa quale sarà l'esito: si può trovare una persona viva. Qui invece stiamo cercando corpi, cadaveri sotterrati o frammenti". Cau sottolinea la caratteristica della formazione che non è stata eseguita in percorsi nei quali vengono utilizzati prodotti sintetici che riproducono determinati odori, ma precisa che il cane, tuttavia, è soltanto una parte dell'equazione: "Secondo me il cane è l'80%, però poi c'è quel 20% che fa il conduttore. E non può mancare".
Durante il nostro incontro nella sede di Olbia, in via Urano, accanto a Cau c'è Sonia Seddaiu. E accanto a lei c'è un'altra storia che racconta forse ancora meglio che cosa significhi riabilitare un cane: è quella di Rocky, cinque anni, proveniente dalla LIDA di Olbia. Il cane che incontriamo oggi è allegro, ci viene incontro carico di energia, cerca giocosamente il contatto. Ma Cau racconta che non è sempre stato così.
Sonia Seddaiu e il suo cane Rocky.
"Era pauroso, diffidente, ringhiava, rimaneva con la coda bassa e le orecchie giù non era semplice portarlo al guinzaglio per strada. Sonia lo aveva adottato quando aveva appena quattro mesi. Nella conversazione spiega "Rocky aveva numerose difficoltà, anche alimentari e allergiche, ma soprattutto era incapace di gestire lo stress e di costruire serenamente il rapporto con me". A quel punto anche per Rocky è stata scelto il percorso di attività di ricerca, e proprio questo è diventato allo stesso tempo uno strumento di riabilitazione. "Lo dovevate vedere all'inizio", racconta Emilio Cau, osservando oggi quel cane festoso. E aggiunge: "È veramente un grande orgoglio poter presentare un cane del genere". Rocky è stato infatti avvicinato al lavoro di ricerca e proprio quell'attività ha contribuito a trasformare il suo comportamento. Cau lo dice chiaramente: "Il lavoro legato alla ricerca di resti umani, pur non essendo Rocky ancora abilitato come Quarcy, è stato utilizzato anche nel suo percorso di recupero".
E da qui il discorso si allarga, perché il lavoro di Cau e Seddaiu non riguarda soltanto cani destinati ad attività particolari. Una parte importante è dedicata ai normali cani di famiglia e alla loro riabilitazione comportamentale. Per l'educatore olbiese molti problemi riguardanti il comportamento dei cani potrebbero essere evitati intervenendo molto prima. Si pensi ai cani che improvvisamente si scoprono essere aggressivi, o a quelli difficilmente gestibili. "È fondamentale intervenire già dalla scelta del cucciolo. Non basta desiderare una determinata razza: bisogna capire se quel cane sia compatibile con l'età, il carattere, gli orari e lo stile di vita della persona che dovrà occuparsene. Una famiglia che trascorre l'intera giornata fuori casa - fa notare Cau con un esempio pratico, - difficilmente rappresenta la situazione ideale per un pastore tedesco: perché ha bisogno di stare con i proprietari". E poi c'è un'altra frase che riassume buona parte del suo pensiero: "Da educare non sono solo i cani". Per questo Cau invita a non sottovalutare i primi segnali di difficoltà. "Bisogna rivolgersi a un educatore, subito ai primi segnali: ringhiare, abbaiare, mordere. Non bisogna aspettare dicendo: lo ha fatto una volta”.
Ma Emilio Cau insiste anche su una distinzione che considera fondamentale: "L'addestramento presuppone dei comandi, degli ordini e che il cane li esegua. L'educazione presuppone che il cane si comporti in maniera adeguata in presenza di persone e di altri cani senza bisogno di comandi". Quarcy, il suo pastore tedesco, ne è l'esempio. Durante l'incontro si muove libera, cerca il contatto con noi, le persone, gioca. Eppure mantiene costantemente l'attenzione sul suo conduttore. "Obbedisce senza bisogno di urlarle addosso. È stata educata dall'inizio ad avere un'obbedienza libera. Non è costretta a fare le cose; è allegra, tranquilla". Non è quindi un cane trasformato in uno “strumento” esclusivamente finalizzato al lavoro. Finito il lavoro, Quarcy resta un cane di famiglia.
“Lavoro in Libertà”, la filosofia diventa un libro. Questa concezione della cinofilia Emilio Cau l'ha messa anche nero su bianco in “Lavoro in Libertà. Come creare una vera relazione”, il libro nel quale racconta il proprio modo di intendere il rapporto con il cane. Una filosofia maturata attraverso anni di studio, corsi ed esperienze differenti, ma che ruota intorno a un concetto molto semplice: costruire una relazione prima di pretendere un comportamento. "Non voglio che il cane sia legato a chissà che cosa – spiega parlando del proprio metodo –. Se io faccio un gesto, il cane deve essere pronto a fare quello che deve fare in allegria". Anche i premi, nella sua impostazione, non devono diventare il fine del lavoro. L'obiettivo è arrivare a una collaborazione che nasca dal rapporto costruito con il proprietario. Il ricavato del libro, inoltre, ha una finalità solidale: viene destinato a sostenere percorsi di riabilitazione comportamentale per chi non può permetterseli. E forse sono proprio i due cani che incontriamo nel campo a spiegare meglio di qualsiasi definizione il senso di questo importante lavoro. Da una parte Quarcy, sette anni, pastore tedesco e unico cane oggi in Sardegna abilitato alla ricerca forense di resti umani. Dall'altra Rocky, arrivato dalla LIDA con paure e difficoltà e oggi trasformato dal lavoro portato avanti con Sonia ed Emilio. Due storie profondamente diverse, unite dalla stessa idea: prima di chiedere a un cane che cosa sappia fare, bisogna costruire con lui una relazione.
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