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Antonio Spadaro, Ciriaco Offeddu, Marco Lodoli e Romana Petri chiudono il "Festival Golfo Aranci Letteratura & Solidarietà"

Grande successo ed entusiasmo per la prima edizione del festival della letteratura e della solidarietà

Antonio Spadaro, Ciriaco Offeddu, Marco Lodoli e Romana Petri chiudono il
Antonio Spadaro, Ciriaco Offeddu, Marco Lodoli e Romana Petri chiudono il
Patrizia Anziani

Pubblicato il 09 September 2026 alle 17:30

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Golfo Aranci. Quattro autori e quattro differenti modi di interrogare l'uomo e la realtà attraverso i libri. La giornata conclusiva del "Festival Golfo Aranci Letteratura & Solidarietà" ha portato sul palco Antonio Spadaro, Ciriaco Offeddu, Marco Lodoli e Romana Petri, in una successione di incontri nei quali la presentazione delle opere ha spesso lasciato spazio a riflessioni più ampie sulla fede, sulla memoria, sullo sradicamento e sul significato stesso della letteratura. A condurre la serata il giornalista Davide Mosca che ha chiamato sul palco la presidente del Consiglio Alessandra Feola per i saluti istituzionali. Poi è sta la volta di Antonio Spadaro, in dialogo con l'ideatore del festival Sebastiano Nata. Gesuita, scrittore e giornalista, Spadaro ha ripercorso alcuni degli incontri che hanno segnato la sua vita intellettuale, soffermandosi anche sul rapporto con Jorge Mario Bergoglio, definito "un uomo di genio, prima ancora che Papa".

Ricordando la prefazione scritta da Bergoglio per un suo precedente volume, Una trama divina, Spadaro ha richiamato una definizione particolarmente forte. Francesco, ha raccontato, apriva quel testo scrivendo che "per i suoi contemporanei Gesù sarebbe potuto rientrare nel paradigma dell'inadattato", della persona "che non si adatta", "che non si conforma all'ovvio". Spadaro stesso ne ha sottolineato la portata davanti al pubblico: "Il Santo Padre sta dicendo che Gesù era un disadattato". Il dialogo è quindi entrato nel vivo dell'ultimo volume A passo d'uomo (Marsilio Biblioteca). Una storia di Gesù coi piedi per terra, costruito intorno alla concretezza di un Cristo che cammina, attraversa strade, sabbia e rocce. Tra gli evangelisti Spadaro ha dichiarato di prediligere Marco, definendolo "il Raymond Carver dei Vangeli" per la sua essenzialità. La sua lettura rifiuta inoltre l'immagine di Cristo ridotto a semplice maestro di buoni comportamenti, perché la questione posta dal Vangelo, per Spadaro, è radicale: "O quest'uomo è Dio o è un mitomane".

Dalla arguta riflessione evangelica si è passati alla Sardegna e alle sue ferite con Ciriaco Offeddu, in dialogo con Luana Scanu sul romanzo Angelina (Bompiani), nato da una vicenda realmente accaduta nella Sardegna del dopoguerra e successivamente trasformata in materia narrativa. Al centro sono Assunta e Angelina, madre e figlia separate da una terribile storia di violenza familiare. Ma Offeddu ha chiarito di non aver voluto scrivere un libro di cronaca, perché ciò che lo interessava era soprattutto il sentimento dell'assenza. "Noi viviamo di assenze": l'assenza delle persone perdute e della propria terra, ma anche "di quello che avremmo voluto essere e non siamo diventati". È qui che Offeddu ha richiamato una parola sarda, su distérru, ovvero quel luogo di esilio forzato, spiegandola attraverso l'immagine di una pianta strappata dal terreno con tutte le radici. Dopo quasi cinquant'anni trascorsi fuori dalla Sardegna, lo scrittore ha descritto lo sradicamento dell'emigrato come uno strappo dell'anima che non si supera mai completamente. Ma accanto all'assenza esistono gli incontri, e nelle vite delle protagoniste compaiono persone che Offeddu chiama "angeli", capaci di aprire una porta o prendere qualcuno per mano quando la direzione dell'esistenza sembra già segnata.

Con Marco Lodoli, in dialogo con Elisabetta D'Andrea sul suo ultimo romanzo Solo un giorno(Einaudi), la serata si è spostata verso il significato della letteratura e dello sguardo. Una barca finita sull'asfalto dopo una sciroccata, una strada apparentemente insignificante, due palazzoni osservati andando a scuola: tutto può diventare letteratura se qualcuno sa fermarsi a guardare. Lodoli ha ricordato una scena del Casanova di Fellini nella quale un personaggio pronuncia una frase: "Tutto è metafora". Da qui anche il significato attribuito al "grande raccordo": non soltanto l'anello stradale che circonda Roma, ma l'immagine della misteriosa connessione fra "le parole, i sospiri, pensieri, sentimenti, gli sguardi, la materia". Il compito di un libro, secondo Lodoli, non è limitarsi al resoconto della realtà, ma condurre il lettore a uno "scatto conoscitivo". Quarant'anni di insegnamento nelle borgate romane sono inevitabilmente entrati nel dialogo, perché anche nelle situazioni familiari e sociali più difficili la scuola poteva diventare ogni giorno un luogo nel quale far passare "un po' di senso e di bellezza". Solo un giorno concentra la propria vicenda nell'arco di una giornata: un ragazzo dovrebbe andare a laurearsi, ma il suo percorso prende un'altra direzione, in una Roma sospesa tra realtà e sogno. Parlando di poesia, Lodoli ha proposto anche una personale correzione a Pascoli, il quale aveva indicato nel fanciullino, la voce ingenua e stupita che sopravvive in ogni poeta, l'archetipo della creazione letteraria: per Lodoli quell'archetipo non sarebbe il fanciullino, ma l'adolescente, ancora vicino all'assoluto dell'infanzia e già raggiunto dal dolore della vita.

A chiudere gli incontri è stata la scrittice perugina Romana Petri, in dialogo con Silvia Orrù sulla sua ultima opera Distanza di sicurezza (Neri Pozza). Roma e Lisbona fanno da sfondo alla storia di Vasco e Luciana Albertini, già separati all'inizio del romanzo. Lui sogna il successo come gallerista; lei, pittrice eccentrica e sostanzialmente indifferente alla fama, finisce invece per raggiungerlo, e l'ammirazione dell'uomo si trasforma così progressivamente in invidia. Petri ha condensato il nodo del rapporto in una frase: "Non si può amare una persona che invidi". L'invidia, ha aggiunto, è "più bruciante per chi la prova che per chi la subisce": Luciana quasi non si accorge di essere invidiata, immersa nel proprio universo fatto di pittura, immaginazione e del rapporto con Barabba, il cane realmente appartenuto all'amica alla quale il personaggio è ispirato. La "distanza di sicurezza" diventa così anche quella che separa due persone che si sono amate, e permette forse, quando l'amore è finito, di guardare una relazione per ciò che realmente è stata. Petri ha infine rivendicato il proprio gusto per la contaminazione dei registri: "Mi piace moltissimo mescolare il grottesco, il tragico, il comico, il ridicolo". Ma nello scrivere, ha precisato, non cerca lo stesso coinvolgimento emotivo che chiede ai lettori: "Io non piango, non rido quando scrivo, cioè scrivo e basta", perché preferisce emozionarsi con la scrittura degli altri.

E ieri, 8 settembre, mentre sul palco si parlava di fede, memoria, radici, dolore, bellezza, amore e fragilità, sullo sfondo tre affascinanti stele silenziose dello scultore Pinuccio Sciola - sono in pochi che riescono a farle suonare-  sembravano custodire quel viaggio fatto soprattutto di parole e ascolto. Quattro incontri molto diversi hanno così chiuso l’ultima serata: temi apparentemente lontani che, ancora una volta, hanno finito per incontrarsi lungo quel filo conduttore che ha attraversato tutte le quattro serate del Festival Golfo Aranci Letteratura & Solidarietà. È forse proprio questa la cifra che Sebastiano Nata, ideatore e regista della manifestazione, insieme a Elisabetta D’Andrea, ha saputo imprimere alla prima edizione: non una semplice successione di autori e libri, ma un unico filo narrativo sul quale accompagnare il pubblico dentro l’animo umano, facendo dialogare una serata con la successiva, una storia con l’altra, una parola con quella pronunciata la sera precedente.

Promosso dal Comune di Golfo Aranci nell’ambito del cartellone Golfo Aranci Mon Amour, il Festival chiude con grande successo di pubblico ed entusiasmo, la sua prima edizione con l’ambizione di diventare uno degli appuntamenti culturali di punta del territorio, destinato a crescere, come auspicato dal sindaco Giuseppe Fasolino. Una prospettiva che passa anche dal coinvolgimento dei più giovani e dal lavoro dell’assessorato alla Pubblica istruzione guidato da Stefania Frau, perché un festival dedicato alla letteratura può lasciare davvero un segno quando riesce a portare i libri fuori dalle pagine e a consegnarli alle nuove generazioni.

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