Wednesday, 09 September 2026
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Pubblicato il 09 September 2026 alle 17:06
Cagliari. Una scomparsa improvvisa, a soli 45 anni, e un'ondata di cordoglio che in poche ore ha attraversato il giornalismo, la politica, l'associazionismo e il mondo del volontariato sardo. La Sardegna piange Roberto Loddo, direttore responsabile del Manifesto Sardo, giornalista e attivista che aveva fatto della difesa dei diritti, soprattutto quelli delle persone più fragili, uno dei punti fermi della propria vita. Dal 2016 alla guida della testata, Loddo aveva legato il giornalismo all'impegno civile, portando avanti battaglie che spesso riguardavano chi aveva meno voce. Era attivo nell'Asarp, l'Associazione sarda per l'attuazione della riforma psichiatrica, presidente della cooperativa sociale Il Giardino di Clara e aveva coordinato Radio Onde Corte, esperienza nata per dare voce alle persone con sofferenza psichica. Aveva inoltre partecipato alle battaglie per il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari ed era impegnato nella Conferenza regionale volontariato e giustizia della Sardegna.
Ma sono soprattutto le parole di chi lo ha conosciuto a restituire, in queste ore, la dimensione umana di Roberto Loddo. Il giornalista e scrittore Francesco Casula lo ricorda come una persona "mite ma estremamente combattiva, generosa e impegnata", capace di essere "sempre rispettosa delle diversità, dialogante, aperta e mai faziosa". E soprattutto, sottolinea, "sempre dalla parte degli ultimi, degli indifesi e dei fragili". Profondo il dolore dell'ex parlamentare Michele Piras: "Oggi la nostra comunità politica perde un caro compagno, un amico caro, un pezzo della nostra storia comune". Un legame che Piras saluta con poche parole cariche di affetto: "Non ti dimenticherò. Non ti dimenticheremo".
Anche Irene Testa, garante regionale delle persone private della libertà personale, ricorda "il pensiero libero" di Loddo, la sua voce e la capacità di mantenere "sempre uno sguardo attento agli ultimi", pensando anche alle tante persone che negli anni aveva "ascoltato, aiutato e accompagnato". Commosso il ricordo del collega di redazione Stefano Deliperi, che lo descrive come un uomo impegnato "in mille battaglie per una migliore qualità della vita", portate avanti "con grande generosità e competenza, sempre dalla parte dei più deboli".
Tra le testimonianze più intime quella della giornalista Claudia Sarritzu Ghironi, che racconta non soltanto il collega e il militante, ma l'amico. "Roberto era la politica fatta per le persone, fuori dagli incarichi, compensi e ruoli". E poi la gentilezza, l'attenzione autentica verso gli altri, la capacità di ascoltare senza giudicare. Fino all'immagine che forse più di altre racchiude il sentimento di queste ore: "Mi mancherà quel sorriso in cui c'era tutta la speranza del mondo".
Anche da Dolianova, paese al quale Loddo era legato, arriva il cordoglio del Circolo Dolia, che parla della "traccia" lasciata attraverso "le parole, i gesti, le relazioni, le idee e i piccoli o grandi progetti" destinati a continuare oltre la vita di chi li ha costruiti. È proprio questa traccia a emergere dalle decine di messaggi comparsi dopo la notizia della sua morte. Provenienze ed esperienze diverse, ma quasi le stesse parole: gentilezza, libertà, generosità, impegno. Il ritratto collettivo di un giornalista che non aveva separato il mestiere dalle proprie battaglie civili e che aveva scelto, nella professione come nella vita, di guardare soprattutto verso chi rischiava di rimanere ai margini. Roberto Loddo aveva compiuto 45 anni appena pochi giorni fa, il primo settembre. Il suo ultimo messaggio sui social era stato un semplice ringraziamento per gli auguri ricevuti. Oggi quelle stesse bacheche sono diventate un lungo saluto collettivo.
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