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Olbia, scuola ai raggi x: Cittadinanza Attiva e Cgil unite per una nuova consapevolezza

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Olbia, 29 Marzo 2014 – Che fine farà l’autonomia scolastica? Perchè le scuole non sono a norma? Come mai il tempo pieno è diventato un privilegio? Ma soprattutto come vengono spesi i soldi delle nostre scuole?

A queste domande, per ora, non c’è risposta. Ma sul territorio, in particolare nella Città di Olbia, qualcosa si sta muovendo nella giusta direzione. Una direzione che non è contro qualcuno, ma per qualcosa: la scuola pubblica.

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Ieri pomeriggio, nell’auditorium dell’Istituto Comprensivo di Via Vicenza, Antonella Meloni di Cittadinanza Attiva e Franco Dore della Cgil Scuola, con la moderazione del giornalista Nardo Marino, hanno tenuto la prima riunione de “I taglia alla scuola pubblica si sentono”. Sotto questo slogan si nasconde un vero e proprio movimento nazionale che punta a creare nei cittadini una nuova consapevolezza: quella di lottare per il rispetto delle leggi, della Costituzione, dei diritti. All’incontro hanno partecipato una rappresentanza di studenti delle superiori, alcuni genitori rappresentanti d’istituto e i comitati di quartiere di Olbia. Presente anche l’assessore comunale dimissionario all’Istruzione, Natale Tedde. Assenti i dirigenti scolastici.

Durante la riunione, si sono toccati tre temi fondamentali: i contributi volontari, la sicurezza nelle scuole, la quantità delle classi abbinata alla dotazione organica. Il tema più scottante è quello relativo ai cosiddetti contributi volontari: l‘obolo che le famiglie versano agli istituti – spesso con l’inganno. Questi fondi dovrebbero essere destinati ad attività diverse rispetto a quelle ordinarie, ma così non accade. Molto spesso, a causa della poca trasparenza nei bilanci degli istituti, non si capisce dove finiscono questi fondi; altre volte, invece, si capisce eccome e si scopre – ad esempio – che vengono utilizzati per pagare il personale. Una cosa, quest’ultima, totalmente fuori legge. Ma perché accade questo? Perché il Ministero non scuce i fondi che dovrebbe scucire e nessuno lotta per averli. Gli unici che l’hanno fatto sono stati gli studenti, che però sono stati tacciati di poca voglia di studiare e sono stati lasciati così soli dai dirigenti, dagli insegnanti e dai loro stessi genitori. “Nessuno di noi ce l’ha con i dirigenti. – ha sottolineato Antonella Meloni, di Cittadinanza Attiva Olbia-Tempio – Questa è una battaglia che dobbiamo fare insieme, tutti insieme. Dirigenti, genitori, studenti, associazioni e sindacati“.

Ridare dignità alla scuola pubblica non sarà facile. A causa dell’enorme debito pubblico e della immensa spesa pubblica italiana, la scuola è stata sempre il settore privilegiato in cui tagliare di qua e di là. Tagli lineari, si intende, che poco hanno a che vedere con la lotta agli sprechi. Anche perché la scuola è un investimento sul futuro, non una spesa parissitaria. Specialmente in un’isola come la Sardegna, dove l’abbandono scolastico raggiunge cifre record: invece di smobilitare, bisognerebbe incrementare nei territori dove si cresce – ma questo, guarda caso, non accade. “Noi dobbiamo sapere quanti studenti sono iscritti nelle nostre scuole. – ha sottolineato Franco Dore della Cgil Scuola – In base agli iscritti ci danno le classi e quindi il personale. 100 bambini iscritti, ogni 25 bambini c’è una classe, per ogni classi ci vogliono due mastre. Ogni 100 bambini ci devono essere 8 maestre, 8 posti di lavoro. Per me non è una questione che si riduce a questo, cioè al posto di lavoro, in ballo c’è la fornitura di un servizio e c’è anche la parità per le donne. Se non ci sono abbastanza classi in un territorio come Olbia che cresce costantemente, dove li dobbiamo mettere i bambini? Sapete cosa succede? Che le donne rinunciano a lavorare e noi ci perdiamo in servizi e posti di lavoro“.

Il gruppo di lavoro costituito ieri si incontrerà nelle prossime settimane. L’obiettivo è lottare tutti insieme, dirigenti compresi, per la dignità della scuola pubblica. E non solo.

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