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Olbia saluta le vittime. Sanguinetti: c’è dietro la mano dell’uomo

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Olbia – Un Geopalace stracolmo di persone ha salutato le sei vittime olbiesi uccise dall’onda di piena che ha spazzato via mezza città. E’ una folla composta quella che assiste al tributo più terribile che Olbia abbia mai pagato in tutta la sua storia di piogge torrenziali. E’ un prezzo alto, troppo alto per una città che ha fatto della solidarietà una delle sue bandiere più importanti.

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A sferzare gli animi con parole delicate, ma allo stesso tempo forti, ci ha pensato il vescovo della diocesi di Tempio Ampurias. Monsignor Sebastiano Sanguinetti, nella sua omelia, ha paragonato il pomeriggio di lunedì 18 Novembre, col suo buio e la sua disperazione, al giorno in cui Cristo è morto sulla croce. Ad accumunare queste due giornate il buio, la perdita di una persona persona cara, la tragedia, il lutto. Per Sanguinetti, al di là del dolore, vi deve essere anche la speranza e la riflessione. Ed è sulla riflessione che il vescovo ha sferzato le i cuori dei presenti, specialmente delle istituzioni presenti. “La proporzione di questa tragedia è negli occhi di tutti noi – ha detto Sanguinetti – Non dimenticheremo mai ciò che è successo lunedì. La forza dell’acqua ha portato via tutto. Anche i palazzi più grandi davano segni di fragilità. L’esito del ciclone è sotto i nostri occhi. Enrico e Morgana sono il frutto amaro di quello che è successo. Questo è il momento di un rispettoso silenzio e della riflessione. Qui c’è il monito della catastrofe a cui non è estranea la mano dell’uomo. Ci sarebbero meno devastazioni se avessimo imparato a rispettare il creato, le sue leggi e i suoi tempi. Dobbiamo imparare la lezione perchè quando l’uomo si sostituisce al creatore fa solo danni”. Dopo questo j’accuse, assolutamente pertinente, Sanguinetti ha lanciato parole di speranza. “Il nostro territorio è in ginocchio – ha concluso il vescovo – ma insieme che la possiamo fare. Rimbocchiamoci le maniche e riprendiamoci il futuro“.

COn queste parole Olbia ha salutato 6 delle 9 vittime perite all’interno del suo territorio comunale: Francesco Mazzoccu e suo Fuglio Enrico, Anna Ragnedda, Maria Massa, Patrizia Corona e sua figlia Morgana. Vittime innocenti della mano dell’uomo che, non rispettando il Creato, non rispetta nemmeno sè stesso.

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