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Olbia, dall'auto alla persona: come rivoluzionare la mobilità urbana

La sfida di Roberta Calcina

Olbia, dall'auto alla persona: come rivoluzionare la mobilità urbana
Olbia, dall'auto alla persona: come rivoluzionare la mobilità urbana
Camilla Pisani

Pubblicato il 19 gennaio 2021 alle 06:00

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Olbia. Argomento di interesse centrale ormai da anni, la mobilità sostenibile è, anche per Olbia, tema scottante e complessissimo su cui interrogarsi. Archiviata l’idea, ormai obsoleta, del concetto di “trasporto sostenibile”, è diventato necessario approdare ad una visione decisamente più ampia ed articolata della questione: appunto, la mobilità sostenibile.

Questo approccio contemporaneo giunge quindi ben oltre la tematica del mezzo di trasporto come unica entità in gioco, riconsiderando l’intera progettazione dello spazio urbano e della sua popolazione, delle relazioni tra città e cittadino e delle esigenze di ogni categoria; si tratta di un argomento vastissimo, che spinge lo sguardo ad allargare lo scenario, scoprendo e riscoprendo la strada come luogo di vita pubblica, di incontro, in cui il cittadino possa muoversi in maniera autonoma e soddisfacente. L’aspetto delle connessioni urbane ha, com’è ovvio, molto a che fare con la struttura stessa della città, e in questo senso Olbia deve fare i conti con una modalità di sviluppo che ha visto una fortissima, velocissima e a tratti poco pensata espansione, che ha determinato una serie di lacune dal punto di vista dell’efficienza e della funzionalità; lacune che potrebbero essere proficuamente colmate, con l’ausilio di una pianificazione “illuminata”, che tenga conto delle reali esigenze del cittadino e punti ad una totale inclusività.

“Perché una città funzioni bene - spiega Roberta Calcina di Hub.Mat - è necessario che tutte le persone abbiano la possibilità di raggiungere i luoghi essenziali, come scuole, uffici comunali, ospedali, luoghi di lavoro, in modo semplice”.

Ad oggi, proprio in virtù della struttura della città, questo non sembra essere garantito: prima ancora di una nuova progettazione nell’ambito di trasporti e connessioni, sarebbe necessario un lavoro di mappatura e studio delle direzioni di trasporto delle persone e dei corridoi principali.

“Strade ne abbiamo, e sono anche piuttosto ben collegate dal punto di vista del trasporto automobilistico. Olbia presenta raramente problemi legati alla congestione del traffico, presenta una rete stradale molto estesa che consente di uscire da strade troppo trafficate e spostarsi su scorrimenti più veloci - spiega ancora Calcina - e questo è una grande opportunità, che consente di cominciare a fare una costruzione della città individuando quali sono le strade principali, destinando quelle secondarie ad altri scopi. Malgrado il repentino e sregolato sviluppo, Olbia, grazie alla sua conformazione geo-morfologica, ha mantenuto la possibilità di scegliere alternative alle strade più congestionate”.

Primo step da percorrere è, quindi, conoscere a fondo la rete stradale già esistente, catalogarla e individuare le sue possibili funzioni. Una volta fatto questo, è possibile creare delle zone a basso impatto di traffico, come le zone residenziali in cui lasciar entrare con priorità i residenti e fissare dei limiti di velocità. Occorre rivedere la progettazione modificando la premesse iniziali: se prima si parlava di “piano del traffico”, adesso si parla di “piano della mobilità”, spostando il focus dal come spostare il traffico a come far muovere le persone; è l’oggetto stesso della discussione a cambiare, da mezzo a persona.

Questo apre un ulteriore argomento, che è quello dell’inclusività: la mobilità urbana (ed extraurbana) deve avere infatti come obiettivo quello di garantire a tutte le persone, di qualsiasi categoria e con qualsiasi esigenza, lo stesso diritto a spostarsi con la stessa facilità. Una città che fatica a garantire questo aspetto è evidentemente luogo di fortissima diseguaglianza sociale, ed è altrettanto chiaro che ad oggi, l’utilizzo dell’auto come unico vettore di trasporto, non è più pensabile.

L’automobile, per decenni mezzo migliore per antonomasia, comincia ad essere obsoleto in termini di velocità, efficienza e vantaggio economico: “adesso, nella pianificazione della mobilità, va tenuto in conto che l’auto non è più il mezzo più sostenibile, e quindi creare alternative - commenta la coordinatrice di Hub.Mat -: l’auto occupa troppo spazio, le strade non possono più reggere la pressione di un volume sempre crescente. Olbia è capace di smaltire la congestione, ma quelle stesse auto che circolano sono anche quelle che parcheggiano, rendendo le strade infiniti corridoi di sosta, snaturandone di fatto la loro destinazione di luogo pubblico e di incontro". Lo spazio è finito, e non è possibile allargarlo a dismisura, ma piuttosto cercare alternative per ridimensionarsi.

“Il trasporto pubblico ad Olbia copre abbastanza bene l’area urbana, ma è piuttosto limitato dal punto di vista degli orari. Gli autobus sono molto puntuali, molto puliti ed efficienti, raramente affollati; purtroppo sono poco utilizzati, la popolazione conosce ancora poco linee ed orari” puntualizza Calcina.

Grande protagonista di un nuovo tipo di mobilità è la bicicletta, con ogni probabilità il mezzo di trasporto più ecologico ed efficiente: zero emissioni quindi zero inquinamento, velocità quindi perfetta aderenza ai ritmi cittadini, plus l’incentivo all’attività motoria e conseguente impatto positivo su salute individuale e pubblica.

Olbia conta sempre più appassionati delle due ruote, ma mancano le strutture dedicate che faciliterebbero e soprattutto garantirebbero la messa in sicurezza dei ciclisti: “lo sforzo prodotto per creare l’anello ciclabile di via Mameli non è sufficiente, ma qualsiasi cosa serve, anche per sensibilizzare o per far sì che anche solo qualcuno si senta un po’ più protetto, seppur in una porzione minima di strada” commenta Calcina.

In generale, per promuovere una mobilità sostenibile, sarebbe importante emanciparsi dall’idea di far convergere tutto il traffico verso il centro cittadino, risolvendo in primis la dimensione dei quartieri, rendendoli autonomi e inclusivi per quanto riguarda la mobilità interna: “a questo proposito, stiamo lavorando ad alcuni progetti con Sensibilmente onlus, relativamente all’opportunità di muoversi delle persone con disabilità motorie, cognitive e sensoriali nei quartieri più periferici”.

Queste istanze di inclusività riguardano anche la popolazione anziana di Olbia, che trarrebbe, da una riprogettazione dello spazio urbano, benefici in termini di autonomia e salute: “con una popolazione che sta invecchiando, non possiamo permettere che le connessioni non siano alla portata di tutti. Da non sottovalutare anche il discorso ecologico, legato all’inquinamento ambientale” conclude la coordinatrice.

Un mezzo per arrivare ad una città equa, efficiente, funzionale, contemporanea: questo l’obiettivo dell’idea di mobilità sostenibile, l’asso nella manica che potrebbe trasformare gli spazi urbani di Olbia rendendoli piacevoli, fruibili e realmente dedicati alla sua popolazione.