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Olbia, l’omofobia si combatte con educazione, simboli e parole

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Olbia – Come si combatte la paura del diverso? Come si combatte l’omofobia? Come si può cancellare la violenza nei confronti degli omosessuali? Solo educando le persone a non aver paura. Sembra la cosa più semplice del mondo, eppure non è così. Neanche nella civilissima Europa dell’Unione. Nelle scuole europee violenza e bullismo sono all’ordine del giorno. Il 26% degli omosessuali europei ha subito violenza o è stato minacciato nei 5 anni precedenti al 2012. E l’Italia è tra i 5 paesi più discriminanti (fonte: FRA – European Union Agency For Fundamental Rights). Uno scenario preoccupante di cui si è discusso domenica pomeriggio durante il convegno “Omofobia, who cares?” organizzato dal gruppo 279 di Amnesty International con il patrocinio del Comune di Olbia (Assessorato alla Cultura) e la collaborazione della Commissione comunale Pari Opportunità. A relazionare sul tema, due personaggi che stanno facendo la storia del movimento omosessuale italiano: Imma Battaglia e Franco Grillini, la prima organizzatrice del primo Gay Pride ufficiale italiano (anno 2000) e consigliere comunale a Roma, il secondo presidente onorario dell’ArciGay e consigliere regionale dell’Emilia-Romagna.

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“Il Gay Pride del 2000, quello a cui parteciparono circa 750mila persone – ha raccontato Imma Battaglia – ha cambiato la storia”. Perchè una sfilata colorata e allegramente eccessiva può cambiare la storia di un paese e di un movimento? Perchè chi ha sempre vissuto nell’ombra, chi deve nascondersi dietro una maschera, chi deve fingere di essere ciò che non è ha bisogno della visibilità per gridare al mondo “io ci sono, esisto e sono così”. La tanto criticata “eccessività” del Gay Pride è solo questo: gridare l’esistenza di persone normali che hanno come differenza solo l’orientamento sessuale. Una cosa intima e privata, che non fa male a nessuno, ma che ancora oggi – purtroppo – diventa un marchio di infamia. “La visibilità è importante, ma è importante anche usare le parole giuste – ha sottolineato Battaglia – noi siamo omosessuali, siamo lesbiche, siamo transessuali”. L’uso taumaturgico della parola: la parola che porta conoscenza, che porta cultura, che abbatte le barriere e che cancella la paura.

“Il movimento omosessuale ha cambiato l’Italia in meglio” aggiunge Franco Grillini. Per arrivare al primo Gay Pride è dovuta passare, sotto ai ponti, tantissima acqua. I primi movimenti si fecero sentire negli anni 70, quando venne contestato un congresso di sessuologia pieno zeppo di omofobia. Poi venne la cancellazione dell’omosessualità dalla lista delle malattie psichiatriche: prima in America (anno 74), poi OMS (nel 1990, sotto pressione degli italiani). Alla fine è stato superato abbondantemente l’anno 2000, ma ancora gli omosessuali vengono discriminati. “Siamo sempre stati dipinti come una minoranza antipatica, in un sondaggio tanti anni fa abbiamo battuto persino i Rom – ha detto Grillini – ma col Gay Pride del 2000 abbiamo dimostrato che la gran parte del Paese era con noi”. Ma per avere una vita normale, senza aver paura delle discriminazioni, bisogna fare ancora molto. “Vogliamo l’estensione della Legge Mancini, vogliamo che l’odio contro gli omosessuali venga inserito in questa legge e che sia un’aggravante nei reati a sfondo razzistico – ha detto Grillini – Ci dicono che vogliamo limitare la libertà di opinione. Ma loro rivendicano la libertà di insulto”. La questione della legge Mancino va avanti da tanto tempo. I movimenti omosessuali chiedono l’estensione della Legge Mancino ai reati basati sulla discriminazione in base all’orientamento sessuale. “La legge non risolve né elimina l’omofobia – ha aggiunto Imma Battaglia – ma la sua simbologia è forte. Questa battaglia è fatta per le persone, che non devono avere più paura”. Gli omosessuali chiedono, in sostanza, uno strumento di difesa. Strumento che le religioni, le etnie, le razze e le nazioni hanno grazie alla legge Mancino.

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