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Olbia. Isola di Molara e la voce dei poeti: "Bellezza Pura"

Olbia. Isola di Molara e la voce dei poeti:
Olbia. Isola di Molara e la voce dei poeti:
Olbia.it

Pubblicato il 05 ottobre 2017 alle 19:46

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Mario Bua, dell'Associazione Amistade, riguardante l'evento organizzato insieme all'Associazione Molara che ha riportato al centro del palcoscenico l'isola famosa per le sue piscine e per la sua storia centenaria.

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Dopo aver contribuito a liberare l’Isola della Lepre dai fantasmi della memoria, con l’aiuto di un grande profugo, ancora ricordato, Ulisse, Amistade ha dato seguito alla sua navigazione, vincendo la paura del mare. L’approdo a l’Isola di Molara non è stato facile e solo grazie a Diego e all’associazione Molara, è stato possibile un attracco sicuro. Ma la missione era solo agli inizi e il suo percorso subito segnato dall’utopia.

Amistade, armata della parola dei suoi poeti, ha incontrato un luogo che parlava un linguaggio divino, espressione di un mondo mitico, che sembrava dimenticato. La poesia interpreta sempre un preesistente, che suggerisce suono e sentimento. Molara però parla un linguaggio chiaro, che limpido e leggiadro si eleva su altezze infinite. E’ bellezza pura. Amistade, allora, ha dovuto ricorrere al viaggio nella memoria, ancora una volta nella ricerca della salvezza e in questo tentativo estremo ha incontrato un grande uomo e una grande donna.

L’uomo ha soggiornato da quelle parti molti secoli fa, e che assieme a tanti fedales, ha donato il suo sangue, per combattere il deserto umano. Quell’uomo si chiama, ancora oggi a distanza di tanto tempo, Papa Ponziano. In suo onore, Don Cristian Garau, parroco di Loiri Porto San Paolo, ha celebrato una messa, mediando tra sacro e profano, per la prima volta nei tempi moderni e forse nell’intera storia. La donna si chiama Tradizione e con l’aiuto della voce dei poeti e l’appassionato contributo, dell’esperto studioso Giovanni Canu, ha ricordato i Gosos. I presenti hanno così scoperto che i Gosos cantano ancora e se San Ponziano ha donato la sua vita alla parola, e quel canto ha legittimato il sacrificio, la dove la scrittura non poteva arrivare, donando alla demologia sarda una preghiera che giunge sino a noi, ponendo a tutti una domanda scomoda, spinosa, pungente come un “sacco di chiodi”: quando potrà la parola sacra germogliare compiuta, in tutta la sua pienezza, nella lingua dei nostri padri e delle nostre madri, così come fa in tutte le lingue del mondo?

Amistade, non intende lasciar cadere la questione, nel vuoto.

Saludu e Trigu, Mario Bua

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