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Olbia, il lockdown del Re di Tavolara nel docufilm di Salvatores

Coinvolti nel prestigioso progetto Voes Factory e Voltura

Olbia, il lockdown del Re di Tavolara nel docufilm di Salvatores
Olbia, il lockdown del Re di Tavolara nel docufilm di Salvatores
Camilla Pisani

Pubblicato il 28 gennaio 2021 alle 06:00

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Olbia. Un lavoro corale, con una firma da Oscar: si tratta di “Fuori era primavera”, docufilm prodotto da Indiana Production e Rai Cinema, presentato al Festival del Cinema di Roma, diretto dal premio Oscar Gabriele Salvatores. Tema centrale del lavoro, raccontare il lockdown degli italiani, i mesi in isolamento vissuti tra paura e ricerca di sé: protagonista di uno dei segmenti di racconto, il leggendario “re” di Tavolara, Tonino Bertoleoni, che, ancora prima che in Italia scattasse il primo DPCM pandemico, decide di ritirarsi nel suo regno per vivere il suo isolamento in modo del tutto originale.

A Francesca Broglia, fondatrice della casa di produzione Voltura, va il merito di aver creato il link con Indiana Production: l’insolita storia del re di Tavolara colpisce l’immaginazione del regista, e da lì parte il processo; vengono ingaggiati i filmmaker di Voes Factory, che documentano il lockdown di Bertoleoni e della sua famiglia, catturando la straordinaria bellezza del paesaggio, fiore all’occhiello dell’AMP (Area marina protetta di Tavolara Punta Coda Cavallo).

Un’esperienza di grande valore per i professionisti locali implicati nella realizzazione del docufilm, che apre un’importante riflessione sul cinema come settore economico. Cosa manca alla Sardegna per diventare una meta di culto per la cinematografia nazionale e internazionale?

“Avendo lavorato per anni all’estero nella produzione creativa, parte della mia missione con Voltura (la casa di produzione che ha visto la luce proprio durante la pandemia) sta proprio nel tentativo di portare un respiro internazionale qui ad Olbia, e in generale in Sardegna. Questo territorio subisce un grande limite – spiega Francesca Broglia – cioè quello di non essere conosciuto se non per il mare e le spiagge. Il mondo della moda e della comunicazione tende a portare qui campagne incentrate prettamente su questo aspetto, per esempio i classici shooting con la modella in bikini su scenari simil-tropicali. Ma la Sardegna potrebbe offrire molto di più, e diventare un luogo cult per le grandi produzioni; purtroppo però, a parte le piccole realtà come la mia, mancano realtà dotate di strumentazioni e strutture adatte a sostenere grossi progetti. Questo significa che, anche volendo portare un progetto nazionale o internazionale, si costringe il cliente a portarsi dietro tutto quanto occorre per la realizzazione, comportando un ovvio sforzo economico che spesso e volentieri non rientra nei budget”.

Intento di Voltura è, in sostanza, cercare di far conoscere la realtà locale a livello internazionale, utilizzando risorse umane il più possibile local.

“In Sardegna non mancano le micro aziende di produzione, ma il problema è la mancanza di clienti esterni che arrivino a fare shooting qui. La Sardegna vista come territorio di set e location particolari non è conosciuta, quindi non avendo quest’utenza risulta complesso acquistare materiale per fare service, la strumentazione. La lista dei materiali al momento è molto limitata, quindi l’obiettivo è arrivare a sviluppare sul territorio un’offerta migliore anche dal punto di vista del service, portando a far capire ai clienti che vengono da fuori che qui possono trovare una realtà evoluta anche da questo punto di vista. Grande supporto ci proviene anche dalla Sardinia Film Commission, che dà una mano a quelle aziende che cercano di trasmettere quello stile glocal che permette di far conoscere l’isola al di là della Costa Smeralda. Con Andrea Folino di Reef Studios, i ragazzi di Voes Factory e altre realtà locali si è creata una bella sinergia, perché ognuno di noi fa un lavoro complementare all’altro, condividendo l’obiettivo”, conclude la fondatrice di Voltura.

“Oltre alla questione dei materiali e delle attrezzature, che è fondamentale, in Sardegna manca ancora un discorso di formazione sulla produzione cinematografica. Chi desidera formarsi deve necessariamente recarsi fuori, e questo crea una carenza di manovalanza. Tutti gli studenti che vogliono studiare fotografia e cinema escono dalla Sardegna per forza, e anche questo diventa un discorso di sforzo economico importante e a volte insormontabile. Non trovando qui strutture adatte, il potenziale cliente deve portarsi dietro sia attrezzature che la stessa troupe. In questo senso noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di fare qualcosa, per cui ad oggi siamo in grado di girare uno spot, ma per arrivare a girare un intero film la strada è ancora lunga” spiega Giancarlo Caboni di Voes Factory.

L’originale e prestigiosa avventura professionale che ha coinvolto queste due aziende olbiesi apre quindi il dibattito su quello che potrebbe essere, insieme a quello turistico, uno dei settori economici più rilevanti: perché questo avvenga, però, risulta essenziale il supporto delle istituzioni pubbliche e delle realtà regionali, che diano un incentivo alla rete di micro aziende in ambito cinematografico; la materia prima c’è, e sta nella variegata bellezza degli scenari sardi, a cui la collaborazione reciproca porterebbe notorietà a livello mondiale, nel segno di un fascino che va oltre il timbro Costa Smeralda.